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Un po' di tutto,
scritto bene.

Almeno una volta si aspettava l'Epifania

 

A me del Natale, dello spirito natalizio, del “siamo tutti più buoni”, è sempre fregato poco. Poco di più mi interessa il tipico discorso di risposta a questo atteggiamento religioso-commerciale-cinematografico-televisivo, riassumibile nella frase “bisognerebbe sforzarsi di essere più buoni tutto l'anno, non solo a Natale”. Perché sì, ovviamente è vero, ma c'è davvero bisogno di dirlo, e di ripeterlo anno dopo anno come una sorta di contro-augurio di rito?

Ciononostante, il 2014 in questi primi giorni ha già visto un netto due a zero in favore dei “controauguranti”. In pratica, neanche il tempo per l'Epifania di portarsi via tutte le feste che già abbiamo visto auguri di morte a una ragazza che soffre di quattro malattie genetiche e a un politico colpito da emorragia cerebrale. E a me non sembra quasi vero.

Non mi sembra vero che si possa sperare nella sofferenza e nella morte di una o più persone malate, la cui colpa è di seguire cure riconosciute come valide dal 99% della comunità scientifica (non dai politici o dalla finanza, eh, da studiosi, ricercatori e scienziati di tutto il mondo), ma osteggiate fino all'estremo da moltissime persone incazzate, che magari ancora non hanno capito la differenza tra vivisezione e sperimentazione animale, e che probabilmente al posto di Caterina si comporterebbero nella stessa identica maniera. Giustamente, tra l'altro.

Non mi sembra vero che si possa esultare per il malore di Bersani, e augurarsi la sua morte come meritato contrappasso per i suoi presunti errori, o come “uno in meno” di cui liberarsi. Non può essere che in tutti i giornali gli spazi per i commenti su questa notizia trabocchino di gente che ha stappato l'ultima bottiglia avanzata dalle feste per brindare al malore di un uomo la cui colpa è di aver dedicato tutta la sua vita alla politica.

C'è tuttavia una sottile, ma sostanziale, differenza negli insulti a Caterina e Bersani. Perché mentre è evidente che per il politico l'odio sia una questione “personale” – cioè ce l'hanno proprio con lui – per la sfortunata ragazza si tratta evidentemente di un falso obiettivo. È stata Caterina, infatti, ad attirare l'attenzione sul suo caso. Credeva, sperava, che almeno guardare in faccia una ragazza malata potesse aprire gli occhi e la mente di chi non capisce che la sperimentazione sugli animali non è un'inutile e sadica tortura come una pelliccia di cincillà, ma una purtroppo ancora inevitabile pratica per permettere alle persone (e agli animali!) malate di curarsi, di star bene, di vivere.
Caterina ci ha messo la faccia, e si è presa gli sputi di chi non vuole sentire opinioni diverse dalla propria. Ma gli sputi, più che a lei, erano diretti ai medici, ai ricercatori, agli scienziati, considerati tutti indistintamente come segreti ma fieri servitori delle case farmaceutiche. Che sono poi l'altra faccia della medaglia delle banche, considerate i veri padroni e punti di riferimento di tutti o quasi i politici mondiali di ieri, oggi e domani.

Si può quindi dire che gli auguri di morte a Caterina e a Bersani sono, più o meno direttamente, insulti a intere categorie sociali e professionali (politici e medici) che sempre più spesso vengono accusate in toto di fare gli interessi di pochi a danno di molti. Di voler fregare la gente, in pratica. Ovvero il perfetto contrario di ciò per cui, secondo logica, si sceglie di dedicare la propria esistenza alla scienza o alla politica.

Per questo, lo ribadisco, a me del “siamo tutti più buoni” frega poco, che sia un giorno o tutto l'anno. Ma se c'è qualcosa che mi auguro per quest'anno è che passi di moda, almeno un po', questo sentimento di odio e sospetto (mi verrebbe da dire di razzismo) nei confronti di intere categorie di persone che hanno scelto un lavoro che è anche una missione, che sia il politico, il medico, il poliziotto o l'insegnante. Ce la possiamo fare? Per come la vedo io, è un po' come per gli oroscopi di fine anno: non ci credo, ma ci spero.

 

Pizzi

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