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Un po' di tutto,
scritto bene.

Elvira Ferrara

Mi chiamo Elvira Ferrara, proprio come mia zia, perché dalle mie parti questa è una tradizione. Sono nata, nel mio caso sarebbe più giusto dire “venuta rocambolescamente al mondo” in un piccolo paesino del Meridione, dove all'età di 5 anni ho dichiarato che me ne sarei andata. E così è stato. Appena potuto sono andata via.

È che ferma non ci so proprio stare e non mi è mai riuscito bene, mi capitava a scuola e mi capita adesso in ufficio: ho bisogno di muovermi, uscire, parlare con le persone. Dicevano che ero troppo vivace, irrequieta, curiosa. Continuano a dirlo.

Ufficialmente "gioco" con i camion, con una certa frequenza viaggio e cerco di convincere gli uomini che mi circondano che una ragazza può parlare di allestimenti, assi, mezzi pesanti e quant'altro. Tutto questo lo faccio tra l'Africa e il Medio Oriente.

Ufficiosamente sogno a occhi aperti con la convinzione di poter precipitare da un momento all'altro nella tana di un Bianconiglio. Una fervida immaginazione e una propensione alla realizzazione di castelli immaginari combattono con la razionalità e la noia di certi giorni.

Da quando ho scoperto l'esistenza dei film, dei libri, della scrittura, della musica e del cioccolato, non ne ho potuto più fare a meno e con ciò vi ho riempito la mia non-vita fatta di tempi morti nelle stazioni, sui treni, negli aeroporti. 

Scrivo o almeno cerco di farlo perché oltre alla cucina è l'unico modo che ho trovato per esprimermi.

 

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