Vai alla homepage
Un po' di tutto,
scritto bene.

Silvia Mascolo

Cominciai a scrivere quando una mia compagna di classe, un pomeriggio, mi disse: “Fai come me! Scrivi!”. Mi aprì un account su Tiscali, dove mi firmai per anni con un soprannome che mi aveva dato lei.

 

Avevamo 14 anni: allora capitava spesso che tra amiche ci si scambiassero le magliette e le collane, oltre ai consigli. Così indossai questi suoi abiti; certo, facendo l’orlo ai pantaloni e con una fascetta in vita che facesse risaltare le forme, le mie. Andavamo insieme ai concerti che costavano poco, mi insegnò a pogare sulle canzoni di Toffolo e ad apprezzare gli Afterhours e i Marlene Kuntz. Mi voleva dedicare un romanzo.

Quattro anni dopo lei si portò a letto il mio ragazzo. E lo scrisse sul suo blog. Gli dedicò un romanzo.  A casa mia aveva dimenticato un paio di libri di Isabella Santacroce che non le restituii. Quando li lessi scoprii che la mia amica non aveva scritto niente di così originale. E che la Santacroce, in fondo, mi faceva cagare. Questa storia non ha una morale. Negli ultimi 5 anni ho imparato a usare con disinvoltura parole di cui vado molto fiera come disinvoltura, iridescente,  vacuo,  venia,  eminentemente, eludere, impattare e ceruleo.

 

Scrivo ancora, ma le collane non le presto più.

 

I miei post su "Pizzi chi?"