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Un po' di tutto,
scritto bene.

Cari fedeli, qual è il problema?

 


Cari fedeli,

ancora una volta l'Italia è spaccata in due. Tante volte è già successo: Coppi-Bartali, Mazzola-Rivera, Baudo-Bongiorno, volendo Grandefratello-Isoladeifamosi. Ma se mi rivolgo a voi, è evidente, non è per questioni sportive o televisive, bensì per un argomento che tocca la vostra e la mia morale.

L'ultima volta che ho preso parte (scusate l'ignoranza e la mancanza di linguaggio tecnico ) a una vostra funzione religiosa era il primo maggio del 1990, il giorno della mia prima (e ultima) comunione. Quindi forse è il caso che io mi presenti brevemente a voi.

Ho quasi 31 anni, vivo a Torino, sono eterosessuale e al momento single. Per quanto riguarda il mio credo religioso, oscillo tra l'agnosticismo e l'ateismo. Tuttavia, per me ognuno è libero di credere a ciò che vuole, dal cattolicesimo a scientology passando per Sai Baba.

Fatte le presentazioni, mi permetto di andare dritto al punto. Anzi allo spunto. Mi riferisco, chiaramente, alla sentenza della Cassazione, depositata ieri, sui diritti delle coppie omosessuali.
(In questa mia lettera aperta non parlerò molto delle coppie di fatto eterosessuali, per questioni di sintesi: sostanzialmente, la differenza tra coppie di fatto etero e omo è che quelle omo non hanno possibilità di scelta, almeno in Italia e almeno per ora)

Riassumendo, a voi dà fastidio questa sentenza perché, per usare una frase a voi cara, "vìola la sacralità della famiglia". Ma in che senso?

Qual è il problema, in realtà? Spiegatemelo, per favore, perché io ci perdo il sonno. Ogni volta che la Chiesa cattolica si muove al fine di imporre per legge la propria visione, mi ritrovo sempre allo stesso punto, alla stessa domanda.

Perché?

Aborto, fecondazione assistita, uso di cellule staminali, eutanasia, coppie di fatto e, appunto, coppie omosessuali: su ognuno di questi argomenti, ogni volta pretendete che l'intera società si adegui a quello che dite voi.
E ogni volta mi verrebbe voglia di dirvi che nessuno vi obbliga ad abortire, o a scegliere l'eutanasia o a ricorrere alla fecondazione assistita eterologa. Se preferite, potete portare a termine tutte le gravidanze a rischio che volete, restare attaccati a una macchina (e alla speranza) per cento anni o decidere di adottare un bambino: tutte cose rispettabilissime, ci mancherebbe.
Ma visto che, almeno in teoria, non siamo ancora uno Stato teocratico, perché dovete imporre a chi la pensa diversamente di agire secondo le indicazioni della vostra Chiesa?

Per fare un esempio, come vi sentireste se viveste in una società dove le leggi le decidono (per tutti) i testimoni di Geova? Rinuncereste volentieri alle trasfusioni di sangue e ai trapianti di organi, anche se necessari? Spero proprio di no.

Ma lasciamo perdere le questioni prettamente mediche: per certi problemi, fortunatamente, abbiamo la possibilità di valicare i nostri confini e di andare in un Paese a caso, ché ormai quasi ovunque in Europa è consentito ciò che da noi è vietato: c'è la coppia che va in Francia per provare ad avere un figlio con la fecondazione eterologa e l'anziano che ricorre al suicidio assistito in Svizzera, per dirne un paio.

La sentenza della Cassazione, invece, affronta un tema che proprio dall'estero è partito, visto che risponde alle richieste di una coppia omosessuale di Latina, che dopo essersi sposata nel 2001 in Olanda si è battuta per il riconoscimento dell'unione nel nostro e loro Paese. La Suprema Corte ha risposto che no, il matrimonio non può essere trascritto qui, in mancanza di una legge apposita, ma ha aggiunto che comunque tutte le coppie, a prescindere dall'orientamento sessuale, hanno gli stessi diritti.

Ed è qui che torno a rivolgermi a voi, cari fedeli: qual è il problema? Cos'è che non volete, cos'è che vi dà fastidio, cos'è che non accettate? Qualcuno mi risponda, vi prego!



Affrontiamo un tema per volta, iniziando dalla fine, cioè dalla morte. Quando un marito o una moglie muoiono, a 120 anni come a 20, il coniuge che rimane in vita ha diritto a una parte di eredità: per continuare a vivere, per non dover lasciare tutto quello che una coppia ha costruito nel tempo. Qual è il problema se estendiamo questo diritto alle coppie gay?

Prima che una persona si spenga, in genere passa qualche tempo in ospedale. Spesso in rianimazione, o comunque in uno di quei reparti dove le visite ai malati sono riservate ai parenti. Per le coppie omosessuali (e per quelle etero non sposate) questo significa dover chiedere un favore personale a un medico o a un'infermiera comprensiva, altrimenti nisba. Qual è il problema se un compagno o una compagna gay vanno a bagnare di lacrime la mano della persona con cui hanno condiviso la gioia dell'amore e, appunto, il dolore dell'addio?

Il matrimonio è una scelta, non un obbligo né un divieto. Se una coppia etero vuole convivere senza sposarsi, deve essere libera di farlo. Ma se una coppia gay vuole sposarsi, perché impedirglielo? Capisco che la Chiesa rifiuti di unire due uomini o due donne (alla fine è un'azienda privata, facciano come vogliono), ma qual è il problema se lo Stato unisce con una funzione civile anche le coppie omosessuali?

Mi rendo conto che, a guardare la televisione, potete pensare che tutti i gay siano attrici come Jodie Foster o stilisti come Dolce e Gabbana; ma vi assicuro che esistono anche omosessuali non milionari. Gente che, anche nutrendosi d'amore, fa fatica ad arrivare a fine mese. Qual è il problema se una coppia gay ha accesso alle case popolari, proprio come succede per le coppie etero? Paura che tinteggino le pareti di rosa?

E poi, l'argomento più spinoso, quello davanti al quale anche i più moderati di voi diventano intransigenti, al motto di "per me facciano quello che vogliono, però...": i figli. Milioni di volte ho sentito la frase "un bambino deve crescere con un padre e una madre", ma mai ne ho afferrato il senso profondo.

Perché penso al mio compagno di classe delle elementari che perse il padre da piccolo, ma nessuno ha mai obbligato sua madre a risposarsi perché "un bambino deve crescere con un padre e una madre".
Perché penso a quei padri violenti e mi chiedo quale assistente sociale costringerebbe un figlio/a a conviverci per forza, perché "un bambino deve crescere con un padre e una madre".
Perché anche senza essere un ginecologo, ho la vaga idea che per una coppia lesbica non sia troppo difficile riuscire ad avere una gravidanza, e non ho mai sentito di un figlio/a strappato a due madri perché "un bambino deve crescere con un padre e una madre".
Perché al mondo ci sono tantissimi bambini che trascorrono l'infanzia e l'adolescenza in orfanotrofi e istituti vari, spesso in condizioni disagiate, e vorrei capire qual è il problema se due padri o due madri educano un figlio/a con affetto e dedizione assoluti.

Paura che anche i figli adottivi diventino gay? Vi rassicuro, l'omosessualità non è contagiosa.
A differenza della stupidità.

In attesa di una vostra risposta, vi saluto, cari fedeli. "Pax" vobiscum

Claudio Pizzigallo (Pizzi)

Ps: se la madre dei cretini è sempre incinta, non può né abortire né farne adottare qualcuno dai gay, vero?


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