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Un po' di tutto,
scritto bene.

Articoli taggati 'elvira ferrara'

Dormire insieme

sleep of the belovedGuardo il tuo volto mentre dormi. Mi domando come abbiamo potuto impiegare così tanto tempo per dormire insieme. Ancora mi è oscuro il motivo.

La pelle del tuo viso è completamente distesa e le tue palpebre dolcemente chiuse, per nulla serrate.

Credo tu stia sognando qualcosa di bello. Sorridi. Vorrei che tu stessi sognando me.

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Monologo di un’amante

“Guardami. Non ripeterò una seconda volta queste parole e non voglio che tu perda questo momento.

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Il tuo odore si confonde con il mio

Io chiudo gli occhi e tutto il mondo muore;

Schiudo le palpebre e tutto rinasce.

(Sono convinta di averti inventato.)

 

Non riesco a togliermi dalla testa questi versi. Non li conoscevo fino a qualche settimana fa. In realtà, non conoscevo neppure te.

Credo di averti inventato un pomeriggio d’inverno. Era uno dei primi giorni di freddo, nonostante il cielo limpido e il sole, ho indossato i miei stivali e il giaccone e sono uscita.

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Nuvole senza Messico

“Uno dei migliori panorami di cui si possa godere in volo è dato dalla composizione delle nuvole e dai loro ghirigori”

 

Scrivo sorseggiando un pessimo caffè americano offertomi da “Meridiana”. Dal finestrino si può godere di una vista magnifica: alba di un cielo sereno. E nuvole. Vorrei poter dire “Messico e nuvole”, ma sono solo “Nuvole senza Messico”.

Il cielo sembra quello che ha ispirato i più grandi impressionisti, un azzurro tenue, rosa e poche striature di arancio. Il resto sono nuvole. Soffici nuvole a dividerci da tutto il resto.

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Fernweh, Heimweh e l'immensità dell'uomo

Il viaggiatore che ama la bellezza dei luoghi e cerca la purezza delle "origini" ha sempre una meta, ma colui che viaggia per cercare sé stesso non conosce mai la destinazione...


Ho già scritto della parola Fernweh (Magellanica: terra fantasma e dolore per i luoghi lontani), ci sono arrivata attraverso i soliti valzer di parole. Rimbalzare da un sito ad un altro, scoprire che nell'immensità della rete si è meno soli di quel che si possa credere. Luoghi virtuali in cui i tuoi pensieri sono espressi da qualcun altro che, a chilometri e chilometri da te, vive una vita diversa dalla tua, ma per uno strano gioco del destino sente quello che senti tu. Vive la non-vita che vivi anche tu. Distanti. Vicini. Più vicini di quello che si possa immaginare.

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Morte di un pesce

Un racconto sulla morte di un pesce rosso come metafora di una vita senza sosta


di Elvira Ferrara

Sofì non avrebbe permesso che quell’evento le rovinasse la giornata, eppure era lì a fissare quel corpicino senza vita che galleggiava nella boccia piena d’acqua. Era morto. Allo scadere dei tre mesi, il pesce rosso che aveva comprato era venuto a mancare.

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L'amore di un istante

Il racconto di un incontro e di una rincorsa di pensieri. Ipotesi tra le righe del tempo.

 

di Elvira Ferrara

Rincorre il sogno di una vita, ormai da troppo tempo. E da troppo tempo guarda se stessa fare a pezzi i suoi umori.

Lo aveva incontrato per caso, facendo le scale di casa, uno scendeva l’altra saliva. Lo aveva amato da subito.

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Un piccolo gesto per la perfezione

nodo alla cravattaLa cravatta, il peggior nemico di molti uomini. Un nemico contro cui il migliore alleato può essere una donna amata.

(Nota: le maiuscole non sono sparite a caso. Piccoli gesti...)

 

di Elvira Ferrara

avete mai aggiustato il nodo della cravatta del vostro lui,

o di vostro padre o di vostro fratello?

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In Giappone ho visto un sogno avverarsi

verso TokyoElvira, che per lavoro è spesso in giro per il mondo, prova a raccontare le emozioni e i ricordi di un suo recente viaggio in terra nipponica. Tra caos e silenzio

 

di Elvira Ferrara

Avevo bisogno di tempo per poter scrivere di questo viaggio.

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Il destino di un pesce e di una bici

Un racconto a puntate, una serie di immagini e suggestioni, dal particolare al generale e viceversa, che diventano man mano una visione d'insieme. Una storia, in pratica, di Elvira Ferrara.

(continua da QUI)

Apre. In automatico, come se il suo corpo avesse smesso di prendere ordini dal cervello e decidesse in completa autonomia.

È lui.

Cosa vorrà dirle? Non gli è bastato l’ultima volta non presentarsi? Nessuna spiegazione.

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