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Articoli taggati 'italia'

La storia del “difendiamo il bambino che è debole” è una cavolata

pizzi-vs-stefano-lepri-stepchildIeri sera, dopo Sarri che dava del finocchio a Mancini, ho seguito un po’ di Porta a Porta sul ddl Cirinnà, unioni civili e step child adoption (la frase su Sarri l’ho messa per il SEO, metti che qualcuno che cerca informazioni sugli insulti omofobi finisce qui: può fargli solo bene).

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Le opinioni dei giornalisti hanno rotto le palle. Vabbè, quasi tutte

fatti opinioniÈ vero, la mia è solo l’opinione di uno che di mestiere fa il giornalista, e quindi il pezzo dovrebbe chiudersi qua per non creare paradossi spaziotemporali, specialmente a ridosso del 21 ottobre 2015 di Ritorno al Futuro 2. Però penso seriamente che le opinioni dei giornalisti siano una delle cause maggiori per cui il giornalismo italiano è non solo ancora attaccato ai vecchi vizi originari (editori impuri che usano i giornali per veicolare punti di vista sui propri affari e giornalisti che si prestano più o meno consciamente), ma anche afflitto da un male ben più grave: ovvero l’incapacità di dare informazioni corrette sui fatti del mondo. Che poi è la definizione stessa del giornalismo.

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I giornalisti che sbagliano (e che in qualche modo devono sparire)

AZI Tellus Interdum 2011Credo che il confine più pericoloso in cui operano i giornalisti sia quello tra ciò che la gente deve sapere e ciò che la gente vuole sapere. E credo che molto spesso in Italia i giornalisti che dimenticano di lavorare su questo confine che al confronto Saigon era Disneyland (cit.) finiscono col credere di stare dalla parte del dovere mentre in realtà sono comodamente adagiati sul lato del volere. E infine credo che ciò avvenga perché i giornalisti italiani non hanno capito che loro devono per forza di cosa essere diversi dalla gente.

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Perché siete ignoranti a lamentarvi del riscatto (spiegato bene)

greta vanessaIo di politica estera ci capisco poco, e di quello che succede in Siria ancora meno, però un ragionamento spero semplice sulla liberazione di Greta e Vanessa avvenuta (pare) grazie al pagamento di un riscatto con i soldi pubblici vorrei farlo. Perché vabbè, le battute che sto leggendo per prendere in giro chi si lamenta mi fanno anche ridere, ma credo servano poco se vogliamo capire come stanno le cose.

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Sbirri buoni e sbirri cattivi

Ho sempre odiato chi generalizza, chi fa di ogni erba un fascio, forse per la mia avversione nei confronti dei fasci. E tra le generalizzazioni più fastidiose un posto di rilievo è occupato da quella riassunta nella stupidissima sigla A.C.A.B.: forse anche perché mio padre, con cui condivido l’avversione per i fasci, ha indossato per più di vent’anni una pistola e una divisa. Da vigile urbano, che non è come dire un vero e proprio sbirro, ma insomma più o meno.

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La Juve non ruba, fatevene una ragione

Ladri, calciopoli, mafia, moggi, ruberie, furti, vergogna… Se su facebook funzionassero gli hashtag e non fossero quasi solo un modo per scrivere frasi ironiche tutte attaccate, sarebbero probabilmente questi i termini più usati in Italia da ormai due giorni. Insieme a Rocchi e rubentus.

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E se avessero ragione (molti di) loro?


Ci siamo divertiti, ieri, noi gente di sinistra. Abbiamo preso in giro i manifestanti, li abbiamo derisi e scherniti. Abbiamo tirato fuori tutto il nostro repertorio di battute argute e intelligenti come un programma di Fabio Fazio, e tra le migliori c’è la mia parafrasi di quel mitico film con Lino Banfi: “E benvenuti a ’sti forconi, belli grossi e fascistoni”.

Perché appunto, è su questo tasto che abbiamo battuto ripetutamente, non solo con le battute ma anche con i nostri moti d’indignazione, con i nostri acuti strali contro il popolino vitello (ché popolo bue è troppo) e con il nostro distaccato – in tutti i sensi – sguardo sulle manifestazioni, sui saluti romani, sui blocchi, sulle violenze contro persone e cose. Tra ahahah e “stupidi fasci di merda”, abbiamo squalificato in toto una protesta che, se non sbaglio, ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi vent’anni in Italia.

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Tutta colpa del posto fisso

Oggi è stato indubbiamente uno dei giorni più felici della mia breve carriera lavorativa. Dopo anni di sofferenza, disperazione, pessimismo e tragedie umane, per una volta ho visto un gruppo di ragazzi lottare per una causa positiva, con speranza, entusiasmo e ottimismo. E ho visto questi ragazzi farcela, ricevere una notizia positiva.

Ho visto una grande azienda, leader nel suo settore a livello internazionale, assumere ventiquattro risorse contemporaneamente, e so che altrettante ne assumerà nei prossimi giorni. Questo dopo aver dovuto affrontare per oltre quattro anni aziende che chiudono, che riducono il personale, che tagliano con l'accetta senza pietà, ex imprenditori che scivolano nel baratro dei disoccupati senza speranza di rivincita.

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Ma io chi cazzo posso votare?

Scusate l'ingenuità. Ho sempre pensato che l'espressione “bisogna sporcarsi un po' le mani” avesse un significato elevato, direi quasi nobile, o semplicemente bello. Nel mio immaginario proletario, credevo significasse che anche chi sta sopra, “padroni” e “lorsignori” in generale, ogni tanto deve abbassarsi e, appunto, sporcarsi le mani nella terra, per tirarne fuori un frutto, un seme, un tavolo o tutta la canzone di Sergio Endrigo.

Ma finalmente ho capito: lo sporco, il marrone virtuale che resta sotto le unghie dei politici che si sono sporcati le mani non è quasi mai terra, ma letame. O merda, per essere più chiari.

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Il gol della Juve l'ha segnato Moggi?

Il gol di Pogba era regolare, vi spiego perché...

 

Ok, ora che ho attirato l’attenzione di juventini increduli e soprattutto di anti-juventini furibondi, vorrei affrontare l’eterna questione “la Juve ruba”, ritornata in auge dopo gli errori arbitrali contro il Chievo e a maggior ragione nel derby contro il Toro. Ma prima di farlo, con un po’ di paraculismo, mi presento.

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