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Un po' di tutto,
scritto bene.

Articoli taggati 'parole'

Fernweh, Heimweh e l'immensità dell'uomo

Il viaggiatore che ama la bellezza dei luoghi e cerca la purezza delle "origini" ha sempre una meta, ma colui che viaggia per cercare sé stesso non conosce mai la destinazione...


Ho già scritto della parola Fernweh (Magellanica: terra fantasma e dolore per i luoghi lontani), ci sono arrivata attraverso i soliti valzer di parole. Rimbalzare da un sito ad un altro, scoprire che nell'immensità della rete si è meno soli di quel che si possa credere. Luoghi virtuali in cui i tuoi pensieri sono espressi da qualcun altro che, a chilometri e chilometri da te, vive una vita diversa dalla tua, ma per uno strano gioco del destino sente quello che senti tu. Vive la non-vita che vivi anche tu. Distanti. Vicini. Più vicini di quello che si possa immaginare.

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Io sono razzista, però...

Io sono razzista. Immagino ce ne siano di peggiori, ma io sono razzista. In compenso, come il sergente istruttore Hartman di Full Metal Jacket, non faccio distinzioni e accetto "gentaglia come negri, ebrei e italiani". Sono razzista perché non ho il coraggio di negarlo e di essere poi smentito dai fatti ogni volta che nego la moneta al lavavetri o al parcheggiatore abusivo, che mi tengo alla larga da un eroinomane in carenza o che faccio finta di niente mentre controllo di avere ancora il portafogli dopo uno scontro con uno zingaro.

Sono razzista, in pratica, per non dover mai trovarmi a pronunciare la classica e squallida frase “non sono razzista, però...”.

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Tutto l'amore che c'è a Licata

Arricamparsi, cugliuniare, ciolla, ddocu, frisoni, siddiarsi... Le parole non mi mancano, è la capacità di dar loro un senso che non ho. Anzi, la forza più che la capacità.

 

Una dozzina di giorni a Licata, in Sicilia (la provincia non importa, come mi hanno insegnato), può essere riassunta in un'unica parola: amore. Un amore così intenso, profondo e sincero che è difficile analizzarne ogni singolo elemento: un po' come la bellezza di quelle terre, in fondo.

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Il mio record al gioco del silenzio

Non ero mai stato zitto così a lungo: 41 ore, minuto più minuto meno. Zitto, davvero: neanche una parola. Neanche un prete per chiacchierar, direbbe Celentano, ma io con i preti non ci ho mai chiacchierato molto. A segnare i “confini” temporali del mio silenzio, comunque, due momenti molto italiani: una telefonata ai miei genitori e una coda all'ufficio postale, un “ciao mamma” e un “buongiorno dovrei ritirare una raccomandata”.

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Lo chiamavano bimbominchia: "Onore e disonore"

Prima ho scoperto che la parola "bimbominchia" aveva un inventore ben preciso. Poi l'ho intervistato, con un dialogo interessante per le ricostruzioni e i contenuti. Ora, per completare la "trilogia dei bimbiminchia", devo giustamente dare voce anche a lui, Braindamage, il primo a essere chiamato in quel modo. Stavo per scrivere "il primo bimbominchia", ma lui non sarebbe affatto d'accordo... Ah, non chiedetemi di rivelarvi il suo vero nome: comprensibilmente, preferisce non diffonderlo.

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"Niente kappa, per favore" Intervista all'inventore dei bimbiminchia

Dopo aver scoperto chi è l'inventore della parola bimbominchia, sono riuscito a contattarlo. Ecco come il suo "creatore" giudica questo fenomeno sociale. Non bene, ovviamente, a partire dalla storpiatura nella grafia.

Ci abbiamo messo un po', ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Dopo uno scambio di mail d'altri tempi, ecco la mia intervista a colui che ha coniato la parola bimbominchia.

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Chi ha inventato la parola "bimbominkia"? Una scoperta sensazionale

Quasi tutti sanno chi sono i bimbominkia, ma pochissimi sanno da dove deriva questa parola

Ecco come ho fatto a scoprirlo.

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Parole forti 2: Tiro dalla distanza

Tiro dalla distanza: 

(vedi anche: numero!, prova lui, non va)

Questa espressione è presa in prestito dal mondo del calcio (in particolare dal lessico utilizzato dal telecronista Sandro Piccinini) per descrivere un tentativo di difficile riuscita.

Viene utilizzata per sottolineare la difficoltà dell’azione che si intende intraprendere (p. es.

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Parole forti 1: Tarantella

Tarantella/e:

Termine adoperato per definire un problema (o più problemi insieme) di difficile soluzione.

Questa parola viene solitamente utilizzata quando non si vuole dare informazioni specifiche sulla situazione in corso. 

Viene altresì impiegata per spiegare uno stato d’animo o una condizione nella quale il soggetto si trova (es. "Come stai?" "Mah, ho un sacco di tarantelle...").

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Scrittura urgente

Ho sempre pensato che la scrittura nascesse dall’urgenza. L’urgenza di dire qualcosa che ci si porta dentro e che, prima o poi, non si può più tacere. L’urgenza di dare corpo a quelle parole che si affollano e si impongono. L’urgenza della condivisione e del dono.

Anche se poi, quando si scrive, non ci si può solo accontentare di “gettare” a casaccio le parole sulla carta. Perché la scrittura è anche tanto esigente. E per questo non tollera gli strafalcioni, la fretta, la mancanza di cura...

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