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Un po' di tutto,
scritto bene.

Articoli taggati 'silvia mascolo'

Chi invidio io

Siccome invidiava il mio elenco, anche la mia amica Silvia ha voluto scriverne uno suo.

Perché l'invidia è un circolo vizioso, si sa...

 

Invidio i fotografi, perché sanno mettere a fuoco le cose,

invidio i giornalisti che riescono a parlare di qualsiasi cosa senza apparire coinvolti,

invidio chi si è trasferito in Germania quando ancora non andava di moda trasferirsi in Germania,

invidio la Germania,

invidio chi è stato a Londra per un po',

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Solstizio

contrabbassistaGli ingredienti per un racconto ci sono tutti. Le immagini ci sono tutte, a partire da quella di un suonatore di contrabbasso in un pomeriggio di giugno. Eppure...

 

di Silvia Mascolo

Erano giorni che non riusciva a scrivere. Erano mesi che non riusciva a scrivere. Erano storie che non riusciva a scrivere.

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La sconosciuta

La fine del mondo, un ascensore bloccato e due donne molto diverse.

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.

(Derek Walcott) 

In principio era un sussurro, discreto come l’impronta di un paio di labbra su una tazzina. Prese a rotolare lungo una discesa di domande e, rotolando, prese velocità e consistenza, divenne voce.

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L’arteria e la finestra

La casa era percorsa da una grossa arteria scricchiolante, uno spazio allungato: troppo largo e luminoso per essere un corridoio, troppo stretto per infilarci un letto. Al mattino lo percorrevo lentamente per arrivare in cucina, mi piaceva come il sole estivo leccava sfacciato le grandi liste di legno, mi piaceva il bianco che si rifletteva ovunque, sulle pareti desolate, sulle lampade di carta.

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Bianca

Mi svegliai che il cielo era stato rapito. Rapito da Inverno e dalla sua cricca di fiocchi, con il colore della panna e la consistenza della polvere. In sostanza. Mi svegliai che l’enorme sfera del mondo era stata agitata, forse nella notte, forse all’alba. Le tracce dell'autore erano andate perse, sotto una verniciata di bianco.

Mi svegliai che la neve ribolliva nell’aria tra scintille di sale invisibile, come in una pentola di luce.

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Roberta

Roberta scriveva le canzoni, sdraiata sul divano con la coperta rossa sulle gambe.

Accendeva tutte le lampadine del salotto; credo volesse fare luce sulle idee, prima che sulla stanza.

Lo sguardo trapassava la carta del quaderno come un raggio caldo, volteggiava vibrando tra piccole stringhe, lontano da noi,  tra le basi di Bruce e un acuto di Janis.

Proveniva da un’altra epoca, lei. Come la sua chitarra, come i suoi discorsi, come la sua imperturbabile ingenuità e le sue intuizioni.

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Handle with care

Tempo fa ho lanciato una sfida a Silvia. Le ho mandato una serie di foto: tutte fatte con il mio smartphone, quasi tutte "elaborate" con gli effetti di Instagram. Due cose - gli smartphone e, conseguentemente, Instagram - che a Silvia non piacciono per niente. "Fanno parte di quel genere di cose che sento di dover combattere! La tecnologia per me si ferma al nokia 3310" mi confessò una volta.

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Piazza Vittorio 4718 (quarta parte)

(continua da QUI)

01:19:30

Torino. 

Torino impollinazione distratta di un fiore carnivoro.

Torino mamma.

Torino bestia. Torino seta.

Torino sega.

Torino, mi tagli le gambe quando ti confido che ho in mente di iscrivermi di nuovo all'università.

Torino bagno sul retro. Periferia concimata.

Torino sai come grattarmi via il sonno dalle palpebre.

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Piazza Vittorio Veneto 4718 (terza parte)

(continua da QUI)

20:35:05

Uno. Il motivo per cui l'Imbuto è qui.

Due. Le piccole promesse del jet set che trascina sottobraccio, tra i portici della città.

Tre. Le informazioni che le piccole promesse del jet set hanno rispetto all'Imbuto.

Porta una cravatta blu decisamente stretta.

Ha più di quarant'anni.

Usa un dopobarba buonissimo.

Quattro. Le ottime ragioni  per le quali valga la pena firmare. Stringere. Pagare. Firmare. Firmare. Tapparsi la bocca. Annuire. Firmare.

Cinque.

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Piazza Vittorio Veneto 4718 (seconda parte)

(continua da QUI)

14:30:59

Una Sambuca, per cortesia.

Pausa.

Sono scesi. Sono scesi in piazza, ha visto? Con le bandierine, e le magliette tutte uguali.

Pausa.

Hanno fatto un gran casino, hanno bloccato i pullman e il 15.

Pausa.

Non hanno voglia di studiare, di pagare, di lavorare, di ascoltare, di ripulire, di accontentare. Avranno appena sedici anni, guarda che guance infreddolite dal freddo. E guarda che capelli ha quello lì. E poi puzzano, di latte, di schiaffi. Di schiaffi non dati.

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