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Un po' di tutto,
scritto bene.

Credere, sperare, illudersi

 

 

Se c’è una cosa che mi dà fastidio, è quando qualcuno dice “se c’è una cosa che mi dà fastidio”. Perché di cose fastidiose io ne potrei elencare centinaia, dalla puntura di una zanzara alla fame nel mondo, e anche perché spesso chi si dice infastidito da una sola cosa (per volta) ha lo stesso equilibrio e la stessa moderazione di un hooligan inglese degli anni ’80 gonfio di birra e di rabbia per le riforme della Thatcher.

 

Sinceramente non saprei dire chi mi infastidisce di più, per fare un esempio, tra chi crede a qualunque cazzata e chi non crede mai a niente. Ma dovessi dire a naso, direi che i secondi mi puzzano molto di più di presuntuosa e superba ignoranza: se non altro perché credere presuppone un atto di fiducia e speranza (sentimenti attivi), non credere significa fuggire da quella che si ritiene un’illusione (sentimento passivo).

 

Provo a fare un esempio. Qualche anno fa girava la storia della famosa auto ad aria compressa, che avrebbe potuto mandare per sempre a fanculo l’uso di petrolio e combustibili fossili. Capendone di macchine tanto quanto l’elettore medio di Berlusconi ne capisce di politica, passai mezza giornata bello contento, convinto che si trattasse di aspettare qualche settimana prima di vedere le serrande abbassate in tutti i distributori di benzina. Poi quella sera un amico ingegnere riuscì a spiegarmi che si trattava di una bufala: me lo fece capire con i pupazzetti, come gli psicologi si fanno spiegare le cose brutte dai bambini traumatizzati, ma adesso ricordo solo un bla bla bla che in pratica significava che i motori hanno bisogno di qualcosa di più “forte” dell’aria o dell’acqua.

 

Credo sia stato quella sera che ho iniziato ad avere nei confronti delle notizie sensazionali lo stesso scetticismo che nutro per tutte le religioni. Perché se tu credi che l’aids si trasmetta con elastici fatti di preservativi usati, o che un tizio abbia aperto le acque del mar Rosso (o per fare una sintesi che papa Francesco regali merendine alle guardie svizzere), per me cambia poco: sono tutte cazzate, inventate da qualcuno desideroso di illudere gli altri per qualche fine più o meno nobile (state attenti all’aids, dio è potente, Bergoglio è un santo).

 

Ma anche considerata la mia passione per le bufale, non riesco a provare simpatia per chi non crede mai a niente. A chi, per intenderci, pensa “ma se fosse possibile secondo te non l’avrebbero già fatto?”. Sono quelli che pensano che il petrolio sia inevitabile, che la guerra sia inevitabile, e che nulla possa cambiare. Sono quelli che, al massimo della loro apertura mentale, citano il Gattopardo e il motto “tutto deve cambiare perché niente cambi”.

 

Sono quelli sicuri che l’Italia faccia schifo, che il mondo faccia schifo, che l’uomo faccia schifo. Quelli certi che il potere delle lobby e delle grandi aziende sia eterno e immutabile nei secoli dei secoli. Sono quelli che, se tu speri che si possa fare qualcosa ti dicono che sei un illuso, in pratica.

 

Secondo me quelli si sono arresi. Devono aver scoperto che Babbo Natale non esiste quand’erano troppo piccoli, o che l’amore dei film non esiste quand’erano troppo grandi. Delusi, hanno perso ogni speranza credendo di entrare nell’inferno. E all’inferno, si sa, la speranza non ha neanche il ventilatore dell’illusione a tenerla un po’ fresca.

 

Ecco, è a queste persone che mi rivolgo, sperando di non farle arrabbiare: c’avete rotto le palle, non rompeteci anche la speranza. Se non credete a niente, è probabile che non abbiate capito molto.

 

Pizzi


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Commenti   

 
0 #1 BestTamela 2018-10-24 07:44
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