Vai alla homepage
Un po' di tutto,
scritto bene.

Diritto di scelta, diritto di vita, diritto divino

 

Un grafico sul numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Italia dal 1988 al 2007



di A. P.

Mi è stato chiesto molte volte cosa penso delle proteste contro la legge 194 e il diritto all’aborto. L'ultima volta me lo ha chiesto l'amministratore di questo blog, convincendomi a scrivere le righe che seguono.

Non entro subito nel merito della questione ma parto dall’oggetto della contesa, il diritto all’aborto appunto. Ritengo si tratti di un diritto fondamentale per un ordinamento democratico, di rango appena inferiore alle libertà di pensiero, di religione, di espressione, di critica, di stampa e al diritto all’orientamento sessuale. Al tempo stesso il diritto all’aborto ne chiama in causa un altro, che è quello alla vita: uno dei cardini della nostra Costituzione e di molte altre costituzioni democratiche. 
È sul contemperamento tra questi due diritti che si gioca tutta la partita.

Insieme al divorzio l’aborto è il frutto ultimo di un progresso morale che ha visto le donne, e gli italiani in generale, battersi per affermare diritti sacrosanti.
Quello che molti non capiscono è che appunto di diritto si tratta. E non di obbligo. 
Senza la pretesa di voler scrivere un trattato di giurisprudenza, un diritto è semplicemente una possibilità, sancita da una legge dello Stato, di vedersi riconosciuto qualcosa e di vedere tutelato quel qualcosa nel caso di violazione. Nessuno infatti dice che “devi” abortire, semmai che “puoi” abortire, se lo vuoi. E la legge, la famosa 194 del 1978, prevede tutta una serie di paletti oltre i quali non si può andare.

Eppure in Italia c’è chi non vorrebbe questa legge, o la vorrebbe radicalmente diversa.
Ricordo tempo fa una discussione su facebook con un’ex compagna di classe ciellina, che oggi fa l’ostetrica, e che continuava a ripetermi che io non ho idea di cosa sia un aborto, di quante persone vadano ad abortire ogni giorno,  quanto sia penoso e doloroso per una donna e che la  194 è una legge da cancellare.
A nulla valevano le mie rimostranze sul fatto che impedire l’aborto significherebbe consegnare  alla clandestinità questa possibilità, con l’ovvia conseguenza che un aborto avverrebbe senza la garanzia di minimi presidi medico-chirurgici. Senza contare che molte ragazze straniere si consegnerebbero a personaggi che non hanno il minimo rudimento medico-scientifico. Venivo quindi tacciato di essere un disinformato perché le cosiddette “mammane” e i medici che praticano aborti clandestini non esistono ormai da secoli, e a nulla servivano le decine di articoli postati a supporto della mia tesi.

Sbaglia chi pensa che questa persona rappresenti un caso isolato. Sono moltissimi gli italiani che vorrebbero vedere cancellata la 194 in nome della tutela di quelli che, a loro dire, sono ormai esseri viventi. Non voglio qui discutere se sia o meno considerabile essere umano un agglomerato di cellule.

Tornando all’aborto non credo sia pensabile una società che lo vieti. Non nasciamo tutti con lo stesso raziocinio e la cultura o anche solo l’informazione non sono date a tutti in egual misura. È un problema soprattutto culturale. 
Le ragazze che restano incinte per sbaglio non sono solo scriteriate amanti del brivido, ma anche ragazze e ragazzi privi degli strumenti per capire la portata di quello che stanno facendo. La scuola e la società in genere sono intrise di un’ipocrisia che porta ancora a percepire il sesso e la sessualità come un tabù. Non si parla abbastanza dell’importanza della contraccezione, i genitori sono spesso preoccupati dall’eventualità che un figlio o una figlia possano porre domande perfettamente naturali che richiederebbero risposte efficaci e altrettanto naturali, poiché spesso sono privi essi stessi degli strumenti per dare risposte ai figli. La scuola non prevede corsi di educazione sessuale e in molti casi ha smarrito la sua funzione educativa.

La Chiesa poi spara a zero sia sull’aborto, sia sulla contraccezione, preferendo professare una castità prima del matrimonio che risulta palesemente anacronistica nella società moderna.

Non tutti vedono un figlio come un dono del cielo, soprattutto se quel figlio arriva da una relazione sbagliata, all’improvviso, e magari rischia di sconvolgere i piani della tua vita.
Senza la possibilità di abortire le donne sarebbero costrette a sentirsi madri per cause di forza maggiore e perché lo impone una sciocca presa di posizione. Nascerebbero e crescerebbero eserciti di infelici, soprattutto se si pensa che non tutti hanno i mezzi per mantenere un figlio, e l’Italia, a differenza di Paesi come la Francia, non prevede assegni di maternità o adeguati sussidi per le ragazze madri. 
E da figlio di ragazza madre so benissimo quello che sto dicendo.

Il bello di un ordinamento democratico è la possibilità di scegliere, ognuno per sé, in ossequio al principio-diritto di autodeterminazione.

Certo, l’aborto negli ultimi anni è diventato quasi un metodo di contraccezione, in contesti sociali svantaggiati. La 194 che si vorrebbe cancellare, però, prevede che dopo un certo numero di aborti le porte degli ospedali si chiudano per i furbetti, se non altro perché vi sono anche controindicazioni medico-sanitarie.

Personalmente, non ho nulla contro chi professa un’idea diversa dalla mia, e nemmeno contro chi protesta contro l’aborto: proteste e manifestazione del pensiero sono pur sempre diritti. Ma trovo assurdo che una parte, forse addirittura una minoranza di persone, pretenda di imporre la propria visione al resto della collettività. È un pensiero che sta alla base delle oligarchie o peggio delle dittature e non porta mai buone cose. 
Molto più semplice e sopportabile prevedere una libertà di cui Tizio può decidere di servirsi e Caio no.


  "Pizzi chi?" è anche su  Facebook  e  Twitter


Forse potrebbero interessarti:


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna