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Un po' di tutto,
scritto bene.

E se avessero ragione (molti di) loro?

 

Ci siamo divertiti, ieri, noi gente di sinistra. Abbiamo preso in giro i manifestanti, li abbiamo derisi e scherniti. Abbiamo tirato fuori tutto il nostro repertorio di battute argute e intelligenti come un programma di Fabio Fazio, e tra le migliori c’è la mia parafrasi di quel mitico film con Lino Banfi: “E benvenuti a ’sti forconi, belli grossi e fascistoni”.

Perché appunto, è su questo tasto che abbiamo battuto ripetutamente, non solo con le battute ma anche con i nostri moti d’indignazione, con i nostri acuti strali contro il popolino vitello (ché popolo bue è troppo) e con il nostro distaccato – in tutti i sensi – sguardo sulle manifestazioni, sui saluti romani, sui blocchi, sulle violenze contro persone e cose. Tra ahahah e “stupidi fasci di merda”, abbiamo squalificato in toto una protesta che, se non sbaglio, ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi vent’anni in Italia.

Abbiamo pubblicato status sarcastici e sdegnati, abbiamo condiviso foto di flickr con braccia tese dicendo di essere “dall’altra parte”, abbiamo reso virali post di blog scritti da chi in una piazza piena di gente che protesta forse non c’è mai stato, ma comunque si sente in diritto di fare la morale a tutti dall’alto della propria casetta in collina o di un superattico nelle zone bene, tra un pianoforte a coda e l’ultimo numero di Internazionale.

 

Ma esattamente, perché ci sentiamo dall’altra parte? Perché abbiamo deciso che hanno tutti torto?

 

Per le braccia tese? Be’, io non sono un esperto di scioperi e proteste, ma ricordo che, quando andavo al liceo e scendevo in piazza o in un’aula magna autogestita per manifestare contro ministri dell’Istruzione (di centrosinistra) che toglievano fondi alle scuole pubbliche per darli agli istituti privati cattolici frequentati (anche) da chi oggi fa il maître à penser, non mancavano mai i fascistelli d’ordinanza, i ragazzetti con la croce celtica sul giubbotto che si univano alla protesta (e oggi siedono in consiglio comunale, magari) pur avendo opinioni molto diverse dalle mie e da quelle della stragrande maggioranza degli studenti. Mi stavano profondamente sul culo, ci mancherebbe, ma non mi sono mai sognato di non partecipare a una manifestazione perché in mezzo c’erano anche loro, o perché per fare numero (massa critica, si direbbe oggi) imbarcavamo gente che saltava la scuola solo per sfuggire a un’interrogazione di biologia: le motivazioni della protesta erano (per me) sacrosante, e tanto mi bastava per essere presente, con o senza di loro.

 

Non ho mai obbligato nessuno a partecipare. Anzi, a dirla tutta nella mia classe eravamo sempre i soliti 6 o 7 a scioperare e autogestire, mentre gli altri restavano in classe per paura di rappresaglie dei professori, che infatti ogni tanto si divertivano con malcelato sadismo. Però ricordo gli attestati di stima in privato, gli “avrei voluto esserci anch’io ma ho 4 di greco e non me lo posso permettere”, così come – immodestamente – ricordo quando sono stato eletto rappresentante di classe a mia insaputa, senza essermi neanche candidato, “perché tu hai il coraggio di dire le cose ai professori”. E il bello è che i professori, alla fine, capivano quello che gli dicevo, e anche se mi ci scontravo in modo spudorato e arrogante non si sono mai vendicati davvero, a parte qualche votaccio quando mi rifiutavo di farmi interrogare a sorpresa fuori dall’orario di lezione. Ma alla fine dell’anno contava solo una cosa: chi aveva studiato e capito passava, chi non aveva studiato o non aveva capito non passava.

 

Però, chiaramente, quella era una roba semplice: i professori di un liceo, per quanto stronzi possano essere, sono un po’ diversi dalla classe dirigente di un Paese. Perché i professori guardano tutti i giorni in faccia i loro studenti e il resto del mondo che li circonda, mentre la “Ka$ta” pensa più che altro a farsi guardare e spernacchiare.

 

Quando protesti contro un “padrone” che non ha mai incrociato il tuo sguardo, padrone professionale o istituzionale che sia, è infinitamente più difficile far valere le proprie ragioni (non a caso neanche i ministri dell’Istruzione di centrosinistra fecero granché, all’epoca), o anche solo farsi ascoltare. Non basta uno striscione, non basta un corteo, non basta più nemmeno un servizio di sfuggita al tg, figuriamoci un hashtag apposito o una pagina facebook. Ci siamo assuefatti tutti ai morti ammazzati in tv, e non ci smuove più nemmeno la disperazione: ce n’è talmente tanta che o ti metti una corazza e tiri avanti mentre ti arrivano botte allo stomaco, o soccombi e stramazzi a terra.

 

Però, tornando alle manifestazioni di ieri, siamo sicuri di avere noi tutte le ragioni e loro tutti i torti? Dove per loro non intendo Forza Nuova, Casapound o gli ultras a braccio teso, e non intendo neanche quelli che hanno rovesciato cassonetti, lanciato botti e fumogeni per un Capodanno anticipato, né quelli che hanno minacciato e spintonato negozianti, automobilisti e passanti. Intendo tutti gli altri, la stragrande maggioranza. Il marocchino che ieri ho sentito parlare dal furgone in piazza Castello a Torino, le due donne islamiche che tenevano insieme ad altre donne italiane lo striscione con su scritta la propria rabbia, le migliaia di persone che pur non avendo niente a che fare con i ragazzetti mussoliniani hanno voluto manifestare in Tutta Italia. I non violenti, i non fascisti, i non intellettuali di sinistra. I non soddisfatti.

 

Sono incazzati neri e tutto questo non lo sopporteranno più, dicono più o meno, e noi ghigniamo pensando al fatto che manco colgono la citazione di Quinto Potere, noi che Sidney Lumet lo apprezziamo da anni. Ma siamo sicuri che a essere rincoglioniti dalla tv siano loro e non noi? Siamo certi che sia sbagliato protestare? Siamo assolutamente convinti che non sia il caso di unirsi alle proteste, emarginando i violenti e facendo valere una valanga di motivazioni vere e verificabili?

 

Perché io, per dire, ho 32 anni e una laurea indispensabile al mio lavoro, ma guadagno più o meno quello che guadagnava un operaio quando io andavo al liceo negli anni ’90. E sapete perché? Perché mentre gli operai come i miei genitori manifestavano per i propri diritti, i “creativi” continuavano a lavorare forti di un sistema che pensavano li avrebbe sostenuti per sempre. Mentre oggi ci ritroviamo con il paradosso di laureati che fanno mestieri da laureati con meno soldi e molte meno tutele di chi invece fa quei lavori che una volta avremmo definito “umili”.

 

Ora, forse sono solo io a vedere questo paradosso, e lo vedo perché sono un “intellettuale” di prima generazione, e quindi senza “calci in culo”. Però non mi sembra che gli altri stiano messi benissimo, quanto a stabilità sicurezza serenità e possibilità di costruirsi una vita e una famiglia. E quindi mi spiegate perché non protestiamo, perché non scendiamo in piazza tutti i santi giorni fino a che a un argomento come “se non lo fai tu trovo qualcun altro per la stessa cifra” potremo rispondere “’stocazzo, o la smetti di approfittare della crisi o nessuno vorrà più lavorare con te”? Perché continuiamo, giorno dopo giorno, ad affannarci a testa bassa senza neanche una concreta speranza di miglioramento? Perché abbiamo smesso di scioperare, di protestare, di farci valere?

 

Quand’è l’ultima volta che avete scioperato per i vostri diritti? Quand’è l’ultima volta che avete protestato in massa per rivendicare giustizia sociale? No, non vale uno status velenoso e incazzato.

Io lo ammetto, l’ultima volta è stata al liceo, poi ho smesso. Poi mi sono rassegnato, quasi senza accorgermene, all’idea che “tanto protestare non serve a nulla”, e se proprio volevo sentirmi in mezzo alla gente andavo al corteo del Primo maggio.

E anche ieri mi sono comportato così, usando il mio profilo Facebook per prendere per il culo chi si lamentava: fascisti e imbecilli, imbecilli e fascisti.

 

Pensavo di essere simpatico, ma soprattutto intelligente. Poi però mi sono guardato allo specchio, e ho visto uno che assomigliava a D’Alema, o forse a Renzi, o a Vendola magari. Ho riconosciuto l’immagine che di noi gente acculturata e di sinistra vede la gente, quella che di solito per disprezzo chiamiamo ggente. E mi sono chiesto: ma se siamo sempre di meno, alle primarie come alle urne, non sarà vero che siamo dei radical chic che stanno dalla parte dei più deboli solo se i più deboli stanno zitti, ché appena parlano ci fanno un po’ ribrezzo per quanto sono buzzurri?

 

Non sarà che siamo davvero un po’ troppo fighetti? Non sarà, in definitiva, che non ce ne frega un cazzo di aiutare chi ha meno mezzi (economici e culturali) di noi a capire, a progredire?

 

Non lo so, forse mi faccio troppe domande. Forse dovrei semplicemente continuare, come fate voi, a trovare la battuta più divertente per prendere per il culo i forconi e gli altri manifestanti, approfittando della presenza di quelle teste di cazzo presenti da sempre e per sempre in ogni protesta. Solo che così, a occhio, mi vien da dire che a lungo andare è difficile che uno che prendi in giro ti dia retta: quindi o la smettiamo di farci i pompini a vicenda, o iniziamo ad armarci di santa pazienza e a discutere con chi non sa cos’è la semiotica ma sa cos’è un mutuo. Oppure li lasciamo in mano a Forza Nuova, di sicuro loro faranno un bel lavoro.

 

Pizzi

 

PS: Siccome diverse persone mi hanno chiesto se mi riferivo a loro, specifico che no, non ce l'ho con nessuno. O con tutti, fate voi.

LEGGI ANCHE: Onestamente

Commenti   

 
0 #41 Paola Betetto 2013-12-14 10:08
Sono una partecipante al Movimento 9 Dicembre, per quanto in questo momento ferma poiché non soddisfatta della smentita arrivata dal coordinamento nazionale sulle parole di Zunino.

Vi invito a leggere un 'appello' che ho scritto sul mio profilo FB un paio di giorni fa (il 12/12). Volevo postarlo qui ma è troppo lungo.
Se volete, leggete pure anche gli altri post, che registrano tutte le mie considerazioni con una visione da dentro il movimento (sebbene in un piccolo presidio, in zona PD). Li ho lasciati pubblici apposta. Ciao e grazie.

https://www.facebook.com/paola.betettolaresegortigo
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-1 #42 Paola Betetto 2013-12-14 11:02
Sono una partecipante al movimento 9 dicembre, in questo momento per la verità ferma perché per niente soddisfatta della smentita del coordinamento nazionale sul caso zunino.

Ti/vi invito a leggere il mio 'appello' agli amici di sinistra, che ho pubblicato sul mio profilo FB in data 12/12, assieme a varie altre considerazioni su questo movimento, fin da quando è iniziato, con una visione dall'interno.
Grazie e ciao!

https://www.facebook.com/paola.betettolaresegortigo
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-1 #43 Paola Betetto 2013-12-14 11:05
ah, sorry, non vedevo il primo commento e pensavo non fosse arrivato. butta pure via questo e il secondo.
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+1 #44 Gio 2013-12-14 11:13
I laureati erano anche molti ma molti meno. Richiestissimi e pagati il giusto. Ora scarseggiano gli operai. Triste realtà. I nostri genitori si sono ammazzati per farci studiare ma siamo in troppi. "Anche l'operaio vuole il figlio dottore", diceva "Contessa". Peccato che con mille dottori e un ospedale si lavori in dieci e novanta nei call center.
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+1 #45 Marco 2013-12-14 15:09
Ottima riflessione, eppure non posso fare a meno di chiedermi se un lontano 15 Giugno fossero tutti al mare.
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0 #46 BestTrina 2018-10-28 18:20
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