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Un po' di tutto,
scritto bene.

Generazione di sfigati

 

 

Abbiamo studiato fino a 25 anni o giù di lì. Dopo la laurea ed eventuali master abbiamo oscillato tra disoccupazione e precarietà, mentre ci dicevano che eravamo troppo giovani e che con la crisi era giusto aiutare soprattutto chi era più grande di noi.

Abbiamo capito, abbiamo accettato di fare lavori per cui non servivano i nostri titoli di studio, e lavori per cui le nostre competenze erano fondamentali, persino più di uno stipendio dignitoso.

Adesso abbiamo 30 anni o su di lì, le aziende iniziano a vedere la luce oltre il tunnel e riprendono timidamente le assunzioni. Ma le offerte sono per chi è più piccolo di noi, e anche lo Stato pensa che sia giusto tutelare i più giovani, quelli che stanno finendo di studiare adesso.

Capiamo anche questo, ci mancherebbe. Non auguriamo a nessuno di passare quello che abbiamo passato noi, non siamo così egoisti.

Però un dubbio, anzi no, una certezza si insinua nelle nostre menti. La certezza di essere la generazione più sfigata dai tempi della seconda guerra mondiale.

Una mia amica, la migliore che ho, qualche tempo fa ha scritto: “Siamo una generazione confusa. Sentiamo di avere il diritto di vivere e il nostro ingegno è l'unica sicurezza che abbiamo per farlo. Siamo sospesi nella totale desolazione partorita dalle generazioni passate pronte a giudicarci senza mai voltarsi a guardare il proprio cammino. Saremo l'oggetto di studi per le generazioni future che cercheranno di non ripetere gli errori che stiamo pagando noi”

L’unica speranza che ci rimane è che le persone per cui saremo oggetto di studi, almeno, ci regalino una pensione. Anche minima, anche part time. 

 

Pizzi

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