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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - Caramelle dagli sconosciuti

 

Sebastian, Angela e Antonella. Da dove inizio? Due di questi nomi mi toccano da vicino, l’altro mi ha evocato le due storie passate, vissute e messe nel dimenticatoio, tra le cose che non vanno necessariamente ricordate. Sebastian mi ha fatto sentire un po’ razzista, mi ha ricordato che, nonostante tutto e al di là dei tempi che si spera possano cambiare, dovrò ancora dire al mio bambino, se mai ne avrò uno, di non “ accettare caramelle dagli sconosciuti ”, di mangiare “ solo previo consenso della mamma ” (o del padrone, funziona come con gli animali. No?!).

Sebastian non lo conoscerò mai, aveva cinque anni ed è morto due giorni fa. Avvelenato dai dolcetti che fuori dalla sua porta qualcuno aveva amorevolmente lasciato assieme a del vino e delle arance. A mangiarli in tre, lui e i suoi due fratelli, Alexandro di 7 anni e Inonut di 10. Hanno usato dei pesticidi, comunissimi antiparassiti iniettati nei dolcetti, dei bonbon al caffè, con una siringa. Erano tre bambini rumeni: qui, nelle loro origini, il motivo per cui mi sento un po’ più razzista oggi. Sarà per via di quei due scippi mai dimenticati, ma io con quel popolo spero sempre di non averci mai a che fare. Però da oggi mi sento in debito con loro.

Siamo a Naro, nel cuore di una Sicilia incredula di fronte a tanta barbarie. Quel bambino abitava in una piazza che solo il nome sarebbe dovuto bastare a dar protezione: piazza Cesare Battisti, non il terrorista ma il patriota, l’eroe nazionale. Era l’8 marzo, la festa della donna. E la madre Marika, che ora piange il più piccolo dei suoi figli, non si perdonerà mai quell’influenza che la bloccò a letto, la stessa che permise a una mano meschina di avvelenare i suoi tre figli sull’uscio di casa.

Sebastian ha evocato Antonella. La mia sorellina, oggi mamma, moglie, donna che vorrei un giorno essere . All’epoca, parliamo di circa dieci anni fa, viveva ancora in collina con i suoi genitori, un paio di pavoni e un cagnone che per lei era come un figlio, quelli che poi avrebbe avuto. Gli è spirato in mano tra le lacrime, per via di quel cibo avvelenato diretto proprio a lui, che non usciva mai fuori dal suo giardino senza un guinzaglio ma che non amava le invasioni feline nel suo territorio. Un amore interrotto che ho provato a far rinascere , andando in un canile a caccia di quel cucciolo che avrebbe potuto avere il migliore degli amori che poteva sperare, lui che era stato abbandonato.
Arrivai a casa di Antonella un sabato pomeriggio, una cesta in vimini, un plaid a quadri rossi e gialli e due cuccioli, non me la sono sentita di scegliere. Mi ha guardato, odiato, e credo ammirato per alcune manciate di secondi. Poi ha preso in braccio Poldo e non se n’è mai più separata. Qui c’è il lieto fine, anche se per ammazzare quel cucciolone è stato usato lo stesso veleno e la stessa incondizionata cattiveria riservata al povero Sebastian.


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Sebastian ha poi evocato qualcosa di veramente sepolto sotto 30 anni di vita: Angela sarebbe stata una mia cugina, di secondo grado. Ma a pochi mesi dalla mia nascita decise di togliersi la vita. Aveva 18 anni e un cumulo sul cuore che le impediva di vivere. Mi dissero a distanza di molti anni. Scelse dei pesticidi per spirare, gli stessi usati per Sebastian e per quel cucciolo di cane.
Un bambino, una quasi donna, un cucciolo .

Non conosco le strane associazioni mentali della mia testa, a volte mi spaventano, altre mi fanno sentire una persona migliore, altre ancora mi ricordano che a modo mio sono razzista in alcuni pensieri, e l ’onestà di ammetterlo credo paghi alla lunga.
Le “ caramelle degli sconosciuti ” possono essere veleno ma anche esplosioni da accogliere a braccia aperte. Sono la metafora della vita, di un futuro da affrontare a viso aperto, di una scommessa che ti porta a rischiare il contatto con l’ignoto o lo straniero , dipende dai punti di vista. Io da bambina le caramelle dagli sconosciuti le ho sempre accettate, di nascosto da mia mamma, dalla nonna e da mio padre. Era la mia piccola e personale sfida verso il mondo. Ho sempre provato a fidarmi in modo incondizionato di chi arrivava a un palmo dal mio muso.
Ditemi che non ho sbagliato.

Nadia Afragola

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