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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - Ciao Ilaria, ciao Miran

 


Ciò che non vedi è come se non esistesse
Fabio Bucciarelli


Una data
20 marzo 1994

Una premessa
Ci sono poche cose di cui spero di non dover mai scrivere. E se mi darete dell’ignorante, in questo caso specifico, mi importa poco. Non voglio scrivere di politica , non ci voglio neppure provare. È uno spaccato di mondo dal quale mi tengo alla larga, anche se poi purtroppo deciderà le sorti di un Paese che desidererei fosse più vivibile, almeno per quella figlia che spero un giorno di crescere.

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Un nome, anzi due: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin . Ora capite perché la premessa di non voler fare politica?
Sono passati 19 anni da quando la Somalia ci consegnò due bare con dentro due eroi involontari che restano a oggi ancora senza giustizia e senza verità. Lei inviata del Tg3, lui l’operatore.

Penso ai reporter di guerra e ai loro racconti fatti in compagnia della morte.
Di recente ne ho conosciuto un altro. Lui la guerra la racconta con le immagini: Fabio Bucciarelli , premiato al World Press Photo per i reportage dalla Siria. È un mio coetaneo, eppure mi fa sentire così piccola al confronto, lui che fa vedere il mondo attraverso un obiettivo fisso da 35 millimetri.

Ma prima di lui ci fu un maestro nel senso letterale del termine: Mimmo Càndito .
Il miglior corso universitario che io ricordi fu “Giornalismo”, e Mimmo Càndito ne era il docente. Proprio lui che è una delle firme di prestigio che portano in alto il nome dell’Italia e del suo giornalismo, lo stesso che ti fa saltare una settimana di fila di lezioni perché lo hanno inviato in chissà quale trincea e tu sei là, in un’aula vuota, a chiederti come si fa a diventare come lui.

È un inviato di guerra, e all'epoca quasi mi convinse a seguire la sua strada. Ricordo, dopo ogni lezione all’università, la stessa telefonata che facevo sempre alla stessa persona: “ Mamma, voglio scrivere di guerra, voglio essere un giorno come lui, voglio viverla, la guerra, accanto a chi la subisce senza poter scegliere! ”. Una volta pianse, per la troppa convinzione con la quale parlai e perché era il 20 marzo.

Non era pronta e credo neppure io. Serve coraggio, serve darsi una missione, serve essere migliori, credo.
Durante quel corso lessi un libro, lo portai all’esame: I reporter di guerra. Storia di un giornalismo difficile da Hemingway a Internet , dello stesso Mimmo Càndito. Andai alla conferenza stampa, cercai e ottenni una dedica sulla prima pagina, lo portai nel cuore quel corso che valeva più di cinque anni messi assieme. La valutazione alla fine fu 30/30, e non sarebbe potuto essere diversamente: quando qualcosa ti entra dentro è così facile restituirlo al mondo sotto forma di sapere ...

Ilaria raccontava in un modo che è concesso a pochi uomini fare, e sondava e dava luce a dei reportage. Con lo stesso travaglio con cui si fa un bambino. E così il reportage diventava una specie di “figlio” ; e del resto si sa, ci sono madri che durante il momento più bello della loro esistenza, perdono la vita mentre la creano . Voglio immaginarla così Ilaria, come se stesse diventando madre, anche se alla fine i conti non sono più tornati e di quei cinque taccuini in Italia ne arrivarono solo tre.

È una storia italiana per tanti motivi che non sto a elencare. Ilaria Alpi è un nome, un volto, ma anche un luogo, anzi una serie di luoghi :

Una scuola a Roma
Una strada a Jesi, Ancona
Un parco a Udine
Una piazza a Compiano, Parma
Una biblioteca a Pian di Scò, Arezzo
Una scuola superiore di giornalismo a Bologna
Un’unità mobile di rianimazione a Firenze
Un centro di formazione professionale a Livorno
Una scuola primaria a Pescara
Una palestra a Limena, Padova
Un monumento ad Acquapendente, Viterbo
Una scuola a Scampia, Napoli
Un ospedale di Emergency a Batanga, Cambogia
Una scuola materna a Calderara di Reno, Bologna
Un asilo nido a Lecce
Una via a Osnago, Lecco
Un liceo scientifico statale a Rutigliano, Bari

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L’ultimo capitolo di quel libro di Mimmo Càndito recita: “ Il corrispondente di guerra non ama la guerra, non ama il rischio, non ama la sfida inutile della morte. Ha anche paura, come tutti; soltanto si abitua a controllarla. E con l’esperienza fatta sul campo cerca di mimetizzare le probabilità di venire ucciso. Spesso gli va bene
Grazie Mimmo, perché ci sei ancora. Grazie Ilaria. Saresti stata una madre meravigliosa.

Nadia Afragola

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Commenti   

 
0 #1 Anonimo 2013-03-20 07:42
brividi.cr
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