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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - Di riflesso

 
« Una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo »

Isabella Viola

Il nome non vi dirà nulla, ma la verità è di quelle assolute. Preparate i fazzoletti perché ve ne serviranno a iosa. Aveva 34 anni, appena tre più di me, e di figli ne aveva quattro . È morta di “fatica” sulla banchina della stazione Termini a Roma il 18 novembre. Non di alcuni secoli fa, ma poco meno di due settimane fa rispetto all'oggi.

Classe ’78, come gran parte delle mie migliori amiche, e se ci penso mi si stringe il cuore.
Io forse non sono la persona più indicata per scrivere di Isabella: io mamma-madre non lo sono ancora, ma so che un giorno lo sarò e sarà fantastico, perché è nella natura di ogni donna, perché ho paura di quelle donne che non vogliono diventare madri (e poco importa se sono mie amiche o ex amiche, pigliami così perché ti dico quello che mi viene senza troppi filtri).

Potrei chiedere ad Antonella , madre di Anita (4 anni) e Guglielmo (1 anno), di dirmi la sua; ma lei, dura fuori e morbida dentro, piemontese mista genovese, opporrebbe un muro per non dimostrarsi ferita.
O potrei chiedere a Graziella , mamma da un paio di mesi di Clara , cosa ne pensa. Lei che è “ terrona ” come me per vecchie generazioni che sono andate a mescolarsi fino a darle i natali. Lacrime, saprebbe darmi. Niente parole.

Ognuno regalerebbe un filtro attraverso il quale guardare Isabella e i suoi bambini, il suo essere madre ancora prima di diventare mamma, e le sue rinunce ancor prima delle sue scelte.
Di lei si è scritto e detto tanto, a stringere il cuore il pezzo sul Messaggero di un'altra donna , Laura Bogliolo : trentenne, laureata, con la passione per il giornalismo; pensa sempre che “ nulla è inutile e tutto è possibile ”. Viene descritta così sul suo sito , lei che nel 2004 vince il premio “ Donna è Web ”.
Le spalle curve per il peso dello zainetto, il cappuccio per proteggersi dal freddo, il volto basso a nascondere occhi grintosi e la penombra di un dolce sorriso... ”, inizia così.

Si parla di una donna che abitava davanti a un mare che amava, del quale portava nelle azioni il suo essere impetuoso, ma che non poteva vedere. Lei che alle 4 del mattino percorreva la Pontina per raggiungere quel bar che le permetteva di badare ai suoi bambini. Lei che non stava bene da tempo ma che continuava a lavorare di giorno e a rimboccare le coperte la sera utilizzando la forza che ancora non sapeva di avere.
Lavorava da sempre, aveva perso il papà a 18 anni. Il suo ultimo sogno era aprire un forno tutto suo per vendere quei dolci che preparava... ” continua a raccontare Laura, disegnando una donna che ha vestito le sue rinunce da piacere, con l’orgoglio nello sguardo di quella madre che il tempo per un applauso a una poesia lo trovava sempre, come anche quello per un abbraccio all’uscita da scuola.

La mia amica Antonella me lo dice sempre, e presto me lo dirà anche Graziella: essere madre è una passeggiata sporca di gelato , un giro su una giostra che raffredda le mani, una cena fuori senza essersi mai sedute.
Dentro Isabella c’è tutto: la pendolare delle 4 del mattino, l’orfana precoce, la mamma di quattro figli, la donna che sogna di aprire un forno, la malata che non si cura per dovere, la donna che pensa ai gioielli preziosi, gli stessi a cui ha regalato la vita.

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Non ce l’ho fatta, a metà di questo post mi sono interrotta e ho mandato un sms alla mia, di mamma, che di sacrifici ne ha fatti non pochi, lei che mi ha messo al mondo che di anni ne aveva appena 20. Le ho detto quello che spesso noi figli prima ancora che genitori dimentichiamo di dire. Mi ha risposto con la sua solita rapidità, forse un po’ spiazzata da tanta improvvisa e incondizionata dolcezza: “ La vita è bella e bisogna viverla come viene perché è una sola. Sii felice e io lo sarò di riflesso ”.

Di riflesso... come le migliori.

Nadia Afragola


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