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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - In rigoroso ordine sparso

 

Le parole curano, le parole distruggono

Eduard Leon Word

Ho troppe cose da dire ma devo mettere ordine e fare una scala di priorità da rispettare sapientemente. Come quando decidi di vedere un amico piuttosto che un altro, perché da stolta quale sei hai accavallato alla stessa ora cinema & sushi e come dice la mia sorella non di sangue, “ acqua e olio non mischiarli mai ”.
E io con il passare degli anni a quella sorella non di sangue ho imparato a dare ascolto.

Quando iniziai a scrivere , scrivere per essere letta intendo da chi pagava per farlo (per leggermi)... un decennio fa circa (non fatemici pensare, mi si drizzano tutti i peli delle braccia) ero in una redazione composta per il 99,99% da uomini. Si parlava di sport , di calcio per lo più e il migliore dei pensieri indirizzatomi dagli amati colleghi era un invito ad andare a fare la libraia, anziché la pseudo-giornalista.

Non gli ho mai dato ascolto, e qualcuno potrebbe obiettare in questa scelta l’inizio dei miei guai, ma io adoro le strade in salita.
Porto nel cuore ogni momento, ogni ora, festività o giorno passato con quel gruppo di pseudo-giornalisti che componeva la nostra redazione. Si era sognatori , e dopo dieci anni qualcuno quel sogno lo ha realizzato, qualcuno fa l’assicuratore, altri fanno i papà e seguono le orme dei loro padri.
Amati giochi di parole.

La libraia ... già, credo di essere sempre in tempo a intraprendere quella strada, proprio come Eduard Leon Word . Nacque libraio prima di diventare editore e con il tempo inventore (del fonoautografo ). Ma come i migliori geni incompresi non seppe trarre profitto dal suo intelletto e trascorse il resto della vita al civico 9 di rue Vivienne a Parigi a vendere libri.
Tu pensi per una vita intera che Thomas Edison fu il primo a registrare la voce umana nel 1877, salvo ricrederti e spostare la data più in là nel tempo, 17 anni prima per l’esattezza, per 10’’ di registrazione che entrano nella storia: una ninna nanna .

I giganti dell’editoria, griffati New York Times , furono i primi a rendere disponibile in versione digitale quei preziosi 10 secondi risalenti a quasi 150 anni fa.
Suoni perduti, si sta parlando di quello, e poi ritrovati e riconsegnati al padre naturale.
Come spesso accade con le parole, quando si indirizzano al vento o quando assumono dei contorni tetri che forse non vorrebbero neppure avere ma tra un dolcetto e uno scherzetto non ci fai più troppo caso. Perché pensi siano come Halloween, che in fondo neppure ci appartiene, e passa anche in fretta.
" Le parole curano, le parole distruggono ": mai verità più arguta fu detta e anche lei è figlia sempre del mio amico libraio, l’inventore che non sa di aver inventato.

Da bambini siamo stati nutriti, ma non solo da alimenti . Anche da parole. E il risultato di ciò che ora siamo è dipeso da ciò che abbiamo ascoltato, che ci hanno detto, da tutto quello che abbiamo “ assorbito ”.
Non mi vergognerò a dire che quelli che erano per me i migliori (Alberto il direttore e Andrea il miglior caporedattore di sempre, chiamiamo le cose con il loro nome) mi invitarono spesso a parole a desistere, a fare la libraia diciamo.

Sapete che c’è? Io non credo fosse veramente il loro intento e alle favole continuerò a credere sempre, nonostante i miei trent’anni suonati. Ho assorbito tutto da loro, non subìto: non era il loro intento, di questo ne ho la certezza... e sapete che c’è? Be', pagherei per avere anche solo una piccola parte di genio del libraio Eduard. Lo scoprirono dopo, troppo tardi forse, ma è tutta una questione di pazienza.
La stessa pazienza che si usa con le belve da addomesticare .

Nadia Afragola

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