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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - Io ho paura

 

 

Spesso sei partita da immagini, fotografiche o letterarie o altro, che ti hanno colpito, stavolta vorrei che tu partissi da una tua immagine. In pratica vorrei sfidarti”.

 

Le sfide. Già. Mi passano per le mani ogni giorno e non riesco a lasciarle andar via, non ho interesse a farlo, perché credo sia lì che risiede il senso che uno decide di dare alla propria vita.

 

Allora parto da questa foto, fatta nel cortile interno di un condominio a Torino. Ero felice come una bambina per quella maglia, che avevo indossato appena mi era stata consegnata dalla mia portinaia. Eppure era così semplice e immediata nel messaggio, da passare quasi inosservata.

L’ho vista per la prima volta a Firenze, Fortezza da Basso, Pitti n. 84. Il sipario sulla kermesse fiorentina è calato da poco e il vociare si è placato. I brand presenti superavano in numero quelli che un essere umano avrebbe avuto la forza di memorizzare, in un lasso di tempo così breve. Guardavo, fotografavo all’interno del Cortile dell’Arsenale: andai a salutare un amico che esponeva lì, mentre il flusso di gente si avviava verso l’uscita. Saranno state le 18. Stand “232 Made in Art” designed by Pep Marchegiani: c’era lui, il mio amico e c’era anche Pep Marchegiani, con il quale mi sono ripromessa di lavorare, in futuro. Chi lo sa. E poi c’era lei, “IO NON HO PAURA”: in queste fiere si è sempre avanti di diverse stagioni, e dal 18 al 21 giugno mi sono ritrovata a vivere quello che occhi e corpi della gente comune avrebbero visto e indossato, in futuro, nel 2014.

 

Quella maglia no, lei era speciale, perché era datata sotto la firma dell’artista che si intravede, 2013. Era speciale perché era "dedicated to women killed by male violence". Già la Serena nazionale (Dandini, ndr), al Salone Internazionale del libro di Torino, mi aveva segnata con quel “Ferite a morte”, ora ci si mette anche lui, Pep, a rimarcare il tutto. Lui, con quel suo linguaggio diretto, irriverente, controverso. Lui, con quella rosa nera cucita sul petto, altezza cuore… lui con la sua creatività capace di vedere e di rispondere. Lui, che non vuole far finta di non vedere.

 

Feci una trentina di foto in quello stand. Andai via. Tornai a Torino e scrissi una mail al mio amico, chiedendo la possibilità di avere quella maglia. Dopo una settimana mi fu recapitata in portineria, e quando la presi in mano provai una sensazione che non saprei descrivere precisamente, come sentirsi parte di qualcosa. Anche se quel qualcosa non ha un nome ben preciso.

IO NON HO PAURA”: non fosse eccessivo, persino per me, lo tatuerei.

Però ci tenevo a dire una cosa: IO HO PAURA. Come la maggior parte delle donne. Soprattutto se abituate ad andare in giro h24 con una tutina da supereroina.

 

Ho paura quando arrivo sotto casa e trovo che mi hanno preso a sassate la macchina, senza un perché. Come se potesse essercene uno valido, di perché.

Ho paura quando litigo con mia mamma e ultimamente succede spesso, perché temo di non avere poi il tempo di fare pace e dirle che non c’è al mondo persona più importante di lei nella mia vita.

Ho paura quando un amico speciale scompare per alcune settimane. Lo cerco, mi scrive: “dieci giorni fa mi sono tagliato le vene ma ora sto bene”. Ora. E tu sei lì a chiederti come hai fatto a non capirlo. Solo per non correre il rischio di perdersi.

Ho paura quando quel dannato stalker mette bigliettini nella buca delle lettere, o sotto il tergicristallo della macchina. Quando io vorrei solo che smettesse di comparire come il più incolore degli arcobaleni.

Ho paura quando parto per Collisioni, euforica, lavoro, intervisto, conosco, immagazzino e poi torno a casa. E nel frattempo è mancato un amico, che poi amico non era. Chiamiamo le cose con il loro nome. Però erano due occhi che c’erano nella mia vita da un po', quei volti che in una città come Torino vedi e rivedi. Eravamo diventati vicini di casa da poco più di un anno. E avevamo pranzato insieme 3 giorni prima che partissi per Collisioni. Al ritorno cercavo solo il mio letto, niente pc, né iPad e neppure cellulare. Poi ti svegli e sei lì a casa, con quel messaggio sul cellulare e vorresti solo che qualcuno ti desse un pizzicotto per svegliarti.

Ho paura quando sbaglio e temo di non avere tempo per rimediare. Ho paura quando so di fidarmi delle persone sbagliate ma tento il bluff. Sia mai che una volta tanto mi ritrovo un asso nella manica.

Ho paura quando leggo degli scontri in Brasile e io in quel dannato posto c’ho un pezzo talmente grande di cuore che non vedo l’ora torni a tirare calci a un pallone. Dannate ferie, le sue.

Ho avuto talmente tante volte paura nell’ultimo periodo della mia vita che a mettere quella maglia mi sembra quasi di sfidarla, la paura. Dannata lei.

 

Volevo solo non pensaste a un fake. Volevo l’onestà, in tempi in cui è rara come l’amicizia vera, l’amore eterno, il lavoro sicuro, i sorrisi incondizionati, gli abbracci che non ti mollano sul più bello.

Ammessa l’eccezione che conferma la regola, a patto che sia una, come la rondine, quella che non fa primavera. Come quando al telefono mi chiedi: “Ma stai piangendo?”. E io ti rispondo: “No, è solo colpa delle lenti a contatto”.

Volevo solo dare un peso alle parole. Per me ne hanno da vendere. Altrimenti non gli avrei dedicato la vita.

Stop.

 

Nadia Afragola

Commenti   

 
+2 #1 Emanuela Pirré 2013-07-14 17:11
Anch'io ho paura. Di un sacco di cose.
Come dici tu: "soprattutto se abituate ad andare in giro h24 con una tutina da supereroina".
Ho la pelle d'oca, perché in questo pezzo mi ci sono ritrovata. Eccome. Tanto.
Grazie,
Manu
Citazione
 
 
+2 #2 Rita 2013-11-20 15:33
Anche io mi ci sono ritrovata ... Io ho paura di un sacco di cose ..... Che anche io indossando una maglia cosìi sentirei come a sfidarla.... La mia .... Paura
Grande Nadia!
Citazione
 

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