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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - La memoria dei padri

 

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”: partirei da questo insegnamento per arrivare al nocciolo della questione, nonostante io non sia una credente praticante e con la fede abbia un rapporto quanto mai discutibile. Al perdono non c’è limite, soprattutto se si parla del perdono di un padre verso i propri figli.

Papà Feltrinelli, la buonanima di Giangiacomo, deve aver iniziato ad avere degli spasmi dopo il diffondersi a macchia d’olio della campagna pubblicitaria firmata dalla sua casa editrice, in occasione del lancio (21 ottobre scorso, ndr) degli ebook reader Kobo (la società nippo/canadese che ha inventato un lettore e-book che non è un libro ma si sfoglia come un libro e al suo interno ne può contenere migliaia).

 

Leggero passo indietro. Io non cammino tanto, anzi non cammino per nulla. Io mi sposto dal punto A al punto B sempre in macchina. Non ne vado fiera ma è così. Decido (e non so ancora perché) di provare ad andare al cinema, da una mia amica che nel frattempo sarebbe arrivata da fuori Torino, a piedi. 

Marciavo dritta verso il cinema Reposi, partendo da Piazza Vittorio. Passo per via Po, studenti e libri ovunque, portici e storia in rapida sequenza. Piazza Castello, la centralissima via Roma, arrivo fino in piazza San Carlo, il cuore di una città che amo profondamente da 13 anni. Arrivo in piazza Cln e lì incappo nelle vetrine de La Feltrinelli Libri e Musica: “Stasera mi porto a letto tutta la Feltrinelli”.

Ho letto, ho proseguito la mia camminata verso il cinema, ormai a pochi metri, mi sono fermata, ho piantato i piedi, mi son girata su me stessa,ho provato a vedere se non fosse stata la furia a giocare brutti scherzi nel leggere, e poi mi son fissata su quella cover che campeggiava come il più innocuo degli slogan. Ho estratto il mio iPad dalla borsa, ho fatto una foto, per me era un appunto e ho proseguito la mia corsa.

Ho iniziato a scrivere da subito nella testa, nella realtà l’ho fatto qualche ora dopo.

Mi son chiesta se quei gran geniacci che hanno ideato la campagna pubblicitaria sappiano di che pasta era fatto Giangiacomo Feltrinelli. Non ho avuto il piacere né l’onore di conoscerlo, ma certa storia non puoi far finta che non sia mai successa.

 

Loro, i geniacci di cui sopra, avranno anche proposto qualcosa di “discutibile” (per usare un eufemismo), ma per puntare il dito serve mirare nella giusta direzione, credo, e cioè verso quel vertice in casa Feltrinelli che si è concesso il lusso di far passare e partire una campagna pubblicitaria nazionale che giocasse su un’ambiguità di fondo, a sfondo sessuale, per promuovere degli ebook.

Non ho ancora letto un libro che non sia sfogliabile e non so se inizierò proprio ora, soprattutto dopo questo scivolone, dopo un così chiaro distillato di cattivo gusto da far storcere il muso anche ai più malleabili dei palati.

 

Giangiacomo, oltre che editore, era anche attivista. Meriterebbe applausi, una delle sue massime storiche riportate dai libri, quando lo si cita: “Nell’universo frastornato di libri, di comunicazioni, di valori che spesso sono pseudovalori, di informazioni (vere e false), di sciocchezze, di lampi di genio, di forsennatezze, di opache placidità, io mi rifiuto di far parte della schiera dei tappezzieri del mondo, degli imballatori, dei verniciatori, dei produttori di mero superfluo”. Fu il primo a parlare di “strategia della tensione” negli anni di piombo, il primo a puntare il dito verso lo stato dopo le bombe, le stesse che lo portarono a vivere una vita di clandestinità. Saltò in aria su una bomba, innescata da un orologio Lucerne, lo stesso usato per un altro attentato terroristico, pochi anni prima ad Atene, il tutto non prima di essersi preso il merito di pubblicare una serie di Libri Necessari per i quali gli saremo sempre grati: Il dottor Živago e Il Gattopardo su tutti.

E ora? Ora siamo talmente evoluti da concederci il lusso di tornare indietro, per provare a comunicare, a vendere, a svendere un’identità. Io con le parole ci vivo, da sempre; do un peso specifico ad ognuna di loro e se evocano un’immagine forte e chiara, in chi legge, ho vinto. Ma non così. Certo, pagherei per ricoprire quel ruolo, per lanciare campagne pubblicitarie all’interno di una delle maggiori case editrici d’Italia. Ma proverei a fare cultura, a veicolare messaggi capaci di avere uno spessore diverso da quello di una battuta fatta da Alvaro Vitali, capostipite della commedia sexy anni Settanta e Ottanta.

Ho chiesto a qualche amica, a dei colleghi, a un po’ di addetti ai lavori. Mi hanno risposto che il volgare vende sempre, di non stupirmi; mi hanno detto che quei pubblicitari avevano il compito di parlare al livello medio della nostra società, e quella parte d’Italia parla solo certi linguaggi. Mi hanno detto che è il modus operandi di molte aziende, che siamo in piena decadenza. Mi son sentita dire che la Feltrinelli non è donna, di star tranquilla, e poi mi hanno chiesto perché oggi ero così acida nelle valutazioni. Mi hanno detto: “a dire il vero io i libri me li porto a letto, gli impiegati no, però!”.Qualcuno mi ha risposto che una bassezza del genere se la sarebbe aspettata dalla Mondadori: chissà perché poi.

E io? Per me, cara Feltrinelli, hai perso la tua spinta intellettuale e in qualche modo educativa. Per me non hai rispettato il volere del Padre, il tuo, che si è battuto per degli ideali, gli stessi che ha provato a mettere in una casa editrice che rintraccia nell’autobiografia di Jawaharlal Nehru il primo libro editato. Chi era Nehru? L’erede spirituale di Gandhi, colui che fu in grado di dare forma politica al movimento nazionalista della nonviolenza del capo spirituale dell’India.

Credo dobbiate invocare il perdono di vostro padre. Chiedergli scusa. A lui. Mica a chi davanti ad una vetrina non vi asseconda con un sorriso. Tranquilli, il suo perdono lo avrete. I padri perdonano sempre i propri figli e voi non sarete di certo l’eccezione. Forse lo spererei, non da donna ma da uomo a uomo.

 

Nadia Afragola

Commenti   

 
0 #1 Elena 2013-11-07 14:36
Quando scrivi incolli alla lettura :-)
Grande Nadia, ogni tuo passaggio è sottolineato da motivazioni, radici, morale.
Approvo ogni tua parola.
Dal canto mio, è un periodo che mi muovo più con leggerezza e quello slogan - accompagnato da tre cuscini anonimi (indispensabili perchè l'immagine risultante non fosse anche shockante) - l'ho davvero attribuito al mondo ebook. Hai ragione però a ricordarmi che questa Italietta invece deve sempre scivolare su un doppio senso e che quel "stasera mi porto a letto" ti abbia bloccato la circolazione, in tutti i sensi!
Avanti così e avanti tutta!
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