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Un po' di tutto,
scritto bene.

'giorno mondo - Una questione di famiglia

 

 

Per Nadia Vasco è semplicemente una "questione di famiglia", ovviamente da sempre. Quindi be', trovarsi al Kom 013 in tribuna stampa, mentre a casa c'è mamma che aspetta, può dare discrete emozioni.

 

il passdi Nadia Afragola

Non so quanti saranno i concerti di Vasco Rossi a cui ho già assistito: almeno una dozzina. Ma questo sembra speciale per tante ragioni, troppe.

Perché è il primo dove per esserci non pago ma sono pagata.

Perché è il primo in cui mi ritrovo sola in tribuna stampa con il mio iPad a scrivere di lui. E fidatevi che è strano.

Perché probabilmente sarà anche l’ultima volta che mi ritrovo a un palmo dai suoi occhi azzurri, a meno che io non decida di farmi anche l’ultimo atto: Bologna, stadio Renato Dall’Ara.

 

L'ultimo concerto al quale ho assistito, in ordine di tempo, fu a Milano, sul palco di San Siro: lì si accesero per lui le ultime luci, poi lo stop dei medici e le date del tour cancellate. Niente Torino per l’appunto, né Bologna, Udine o Avellino... e niente Venezia, dove avrebbe presentato il documentario sulla sua vita Questa Storia qua.

 

Kom 2013 sarà probabilmente l’ultimo tour del Blasco ed era sold out da tempo. È ripartito da Torino, da dove si era interrotto. Vorrei sbagliare in queste valutazioni, vorrei mi dicesse che non smetterà mai di salire sul palco, ma trovo non sia un caso la scelta di Torino e Bologna come uniche tappe dei suoi live: diciamo che si è dato la possibilità di concludere il precedente tour interrotto per “cause di forza maggiore”.

 

È arrivato a Torino lo stesso giorno in cui è arrivata mia mamma. Lei con lui ha un rapporto di amore/odio. Lei ama il primo Vasco, io lo amo e basta. Con i suoi pregi e soprattutto con quei difetti, talmente evidenti da renderlo speciale, per lo meno ai miei occhi.

Mamma lo odia un po’, per una ragione ben precisa: erano i primi anni ’80, io ero in età da asilo, lui passava dal penultimo posto a Sanremo con Vita Spericolata all’arresto con la condanna a due anni e otto mesi con la condizionale per detenzione di sostanze stupefacenti, alla rinascita nel 1985 con la pubblicazione di Cosa succede in città.

Avevo 5 anni, e per l’ennesima volta mio papà mollava me e mia mamma per correre da lui, in giro per l’Italia. Sì, Vasco era il mito di mio papà: era l’unico motivo che lo portava a mollare le sue due donne a casa. Lui partiva: andava a Roma, andava ovunque fosse pur di sentirlo suonare dal vivo. E tornava poi a casa come il più felice dei bambini, e mia mamma gli teneva il muso per una settimana almeno, dalla data del concerto. Sì perché lei, mia mamma, è totalizzante, proprio come me. Sapeva che c’erano dei momenti in cui veniva semplicemente “dopo” per mio padre, ed era durante un concerto di Vasco Rossi.

 

Credo che non lo abbia mai saputo mio padre, ma quando lui era “impegnato” con Vasco, lei, la mia mamma, lo ascoltava a tutto volume, cantando con in mano la spazzola per i capelli usata a mo' di microfono e io? Giocavo a fare la donnabambina, indossando a 4 anni i tacchi di mamma e impasticciando la faccia con il migliore dei suoi rossetti (sono sempre stata precoce su taluni particolari).

Era così che la mia famiglia viveva i concerti di Vasco Rossi.

Capitolo amarcord chiuso.

 

Torniamo ai giorni nostri. Torniamo al mio concerto all’Olimpico, visto dalla sala stampa.

Dal settore vicino arriva a un certo punto una donna, avrà avuto l'età di mia mamma. Aveva puntato il carica batteria del mio blackberry (perennemente in carica). Mi guarda, mi sorride, quasi non osa: "Le posso chiedere se mi fa caricare un po' il cellulare, sa ho due bambini piccoli a casa, questo è il trentacinquesimo concerto di Vasco Rossi, non potevo mancare, ho staccato il turno dal bar dove lavoro e non ho avuto in tempo di passare da casa. I bambini sono con la nonna".

 

Mi si stringe il cuore. Si racconta, senza nessuna pretesa se non quella di essere ascoltata. Era felice e basta, come mio papà quando rientrava dai suoi concerti o mia mamma quando cantava davanti allo specchio del bagno. Poco a lato sento chiacchierare un altro personaggio con un collega: per lui è il quarantunesimo concerto, e potremmo continuare ancora a lungo.

Storie di uomini, di donne, di madri, padri e di figli.

 

Prima del concerto sul palco c’è il Rossi sbagliato, Davide il primogenito e spero Vasco non me ne voglia per questo appunto. Si improvvisa dj, regalandoci una selezione di house commerciale, e non vogliamo altro che smetta, perché siamo li per il padre. Come a un appuntamento: se voglio uscire con la figlia e mi ritrovo a brindare con la mamma, storcere il muso è d’obbligo. Ma qui è il contrario: sono tutti ad aspettare papà Rossi e lo capisco se prova a “piazzare” il figlio e capisco anche il figlio cresciuto sotto l’immensa figura di suo padre. Che fatica avrà fatto.

 

Dicevamo… storie di padri, di figli. Pare proprio che in casa Rossi le cose girino come nella più comune delle famiglie italiane, dove a modo suo il padre di famiglia prova a creare il migliore dei futuri per suo figlio.

Lo amano da sempre per questo Vasco, perché lui dà voce alla gente comune.


il palco

ON AIR

Poi spunta dal nulla e senti una stretta al cuore.

Tra le prime canzoni a intonare c’è Quanti anni hai e quando parte sembra volerti aprire il petto per vedere se dentro c'è qualcosa. Sempre, da sempre. Per sempre.

Siamo solo noi che non abbiamo più santi ne eroi”: qui viene giù lo stadio, qui nessuno ha da dire nulla contro i fumogeni che bruciano sotto il cielo di Torino, qui c'è solo la consapevolezza che certe emozioni le vivi se ci sei e rimangono lì dentro. In quel terreno di gioco. Sì, perché si è giocata una partita. E come sempre il Komandante ha vinto, con quegli occhi così pieni di vita.

Son loro che ti fottono alla fine: sono giunta a questa conclusione.

 

Poi nell’ordine: Siamo soli 2001, Ogni volta 1990, C’è chi dice no 2002, Gli spari sopra 1993. Lui saltella tra i decenni e ti porta con sé.

 

In scia ti ritrovi quel capolavoro datato 1993: “E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia”. È una canzone politica e in quanto tale è anche una canzone d’amore, esistenziale, filosofica. Qui Vasco punta il dito, lo puntava quando rievocava il Sessantotto, lo ripunta oggi quando si prende gioco del povero Emilio Fede (poco dopo intonando Delusa). Lui è uno da pugni in faccia all’ipocrisia e quello fu l’ennesimo nel suo repertorio.

Ci vuole quello che io non ho, ci vuole pelo sullo stomaco!”: indimenticabile quando sul palco dell’Ariston nell’82 abbandona il palco con il microfono nella tasca della giacca. Peccato fosse collegato col filo all’amplificatore. Erano i tempi di “Vado al massimo” e lui si che lo faceva.

 

Poi arriva l’attualissima, "Al diavolo non si vende... Io sono ancora qua" e lì ti commuovi sul serio. Nessuno canta, solo un lungo e infinito applauso grande un Olimpico intero. E tutti lì ad augurarsi che questo gattaccio con gli occhi azzurri abbia ancora almeno una vita da spendere.

Poi arriva Sally e lo troviamo in ginocchio sul palco, subito dopo Un sensoe sai che non devi piangere perché non è professionale farlo, ma hai le lenti a contatto da oltre 10 ore, e il trucco, e in quel momento sono i tuoi migliori alibi.

 

Vita spericolata

Alba chiara

 

Cala il sipario dopo essere arrivati alle origini. Un viaggio lungo più di due ore, lungo una carriera intera con l'amara consapevolezza che questa sarà l'ultima volta che lo vedo dal vivo.

Ha un retrogusto così cattivo che preferisco non pensarci e son contenta di aver fatto come si fa con le cose migliori della vita: mi sono limitata a viverle.

 

Dimenticavo una cosa...


Scusa, Vasco... se dopo son corsa via, avevo mamma che mi aspettava a casa (magari cantando ancora davanti allo specchio del bagno con il suo microfono in mano). Questa volta aspettava me.

 

Papà?

È tra le stelle a guardarti le spalle. 

Commenti   

 
0 #1 cristina 2013-06-18 14:03
ed io in quel famoso 1985 dopo l'uscita dal carcere di Pesaro ero vicina a lui ....Anche quelli sono stati momenti difficili x Vasco ma si è ripreso alla grande e voglio sperare che continui a fare concerti fino alla fine xchè sono ciò che lo fanno sentire vivo..........
Citazione
 
 
0 #2 BestDarlene 2019-09-15 07:33
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