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Un po' di tutto,
scritto bene.

Tutto l'amore che c'è a Licata

 

 

Arricamparsi, cugliuniare, ciolla, ddocu, frisoni, siddiarsi... Le parole non mi mancano, è la capacità di dar loro un senso che non ho. Anzi, la forza più che la capacità.

 

Una dozzina di giorni a Licata, in Sicilia (la provincia non importa, come mi hanno insegnato), può essere riassunta in un'unica parola: amore. Un amore così intenso, profondo e sincero che è difficile analizzarne ogni singolo elemento: un po' come la bellezza di quelle terre, in fondo.

 

“Quando arricampi a Torino scrivi qualcosa su questa vacanza?” mi hanno chiesto in tanti.

“Che fai, cugliunii?!” rispondevo, dandolo per scontato.

 

Ma adesso che sono tornato mi vergogno. Ho paura di non essere all'altezza di tutto quello che ho vissuto, delle emozioni che ho provato, dei sorrisi con cui mi coricavo ogni notte (ogni alba, meglio). Come se mi avessero chiesto di fare la recensione di Via col vento, più o meno.

 

La tentazione, da vigliacco, sarebbe di lasciar perdere. Di dire “non sono in grado”, grazie e arrivederci. Ma non posso, chiaramente. E allora ci provo.

 

Forse non si è capito, ma più che Licata sono stati i licatesi a travolgermi e sconvolgermi. Conosco Nino da sei anni, e qualche foto del suo paese l'avevo vista: sapevo di andare in un posto incantevole, e dilungarmi ora sul fascino della città, della campagna, del mare del sole del cielo mi sembrerebbe una mancanza di rispetto nei confronti di Licata, della Sicilia (sempre saltando la provincia...) e di tutto il Sud Italia. Anche del Centro e del Nord, forse.

 

No, ciò che devo provare a descrivere è la bellezza delle persone che ho conosciuto. La loro smisurata capacità di amare, di accogliere e di condividere. A ciascuno di loro è bastato assicurarsi che il dialetto mi era abbastanza comprensibile per esprimere nel miglior modo possibile che cosa significa far parte di una comunità così calda, così unita e così unica.

 

Ecco, forse l'immagine che rende meglio che cosa ho provato è quella di un tramonto. Nino, suo fratello Calogero, suo cugino “Trignetta” e Peppe “Shazan” al balcone di casa, un cielo rosso che quasi mi veniva da chiamare il 113 per denunciare l'assassinio del sole. In mezzo, la tranquillità di chi sa che certi colori sono la scenografia abituale della propria vita, e al massimo ti chiede “ce li avete 'sti tramonti a Torino, cumpà?”.

 

Oppure la festa Tarlato, la sera del 13 agosto. Tutti i familiari di Nino e qualche decina di amici nella casa di Contrada Pisciotta, in campagna. “Una festa che unisce grandi e piccoli” come ha ripetuto una ragazza che aveva appena ricevuto formale proposta di matrimonio di fronte ai propri familiari. Una festa con qualche centinaio di litri di birra e dei marchingegni per berla nel modo più “efficace” possibile, per intenderci.

 

Ah già, anche il ferragosto. Che là (anzi, ddocu) iniziano a festeggiare il 14 sera, a differenza di quanto da me vissuto altrove. “Che senso avrebbe festeggiare il 15 sera, che poi diventa il 16?” mi ha giustamente fatto notare Federica, la fidanzata di Nino. Giusto, sacrosanto, e allora a mezzanotte di corsa a tuffarsi nell'acqua calda della Poliscia, mentre i fuochi d'artificio illuminavano il cielo (e io mi prendevo una storta alla caviglia nella rincorsa al mare).

 

Fuochi d'artificio anche il 18 agosto, nella “summer edition” della festa di Sant'Angelo, patrono licatese la cui ricorrenza cadrebbe a maggio, ma che viene festeggiato anche ad agosto per tutti i licatesi che sono emigrati e che tornano per le vacanze.

 

Una categoria, quella degli emigrati più o meno temporanei, ben rappresentata anche tra i licatesi che ho conosciuto. Tra studio e lavoro, c'è chi vive a Milano, Londra, Roma, Siena, Pavia, Lodi, Torino... Ma d'estate il ritorno a casa è quasi obbligatorio: lo impone qualcosa che non è “saudade” brasiliana ma un po' ci assomiglia.

 

E il bello, come sempre, è nelle parole, e di nuovo nel dialetto. Quei suoni che capisco ma che non riesco a riprodurre, come del resto mi capita con la chitarra. E anche se Saverio e la sua ragazza Federica mi spiegavano che per pronunciare bene la doppia d di “ddocu” dovevo riprodurre il suono dell'inglese drunk, niente da fare: mi ci vorrebbe un mese di lezioni, per imparare i segreti di una lingua parlata da architetti e dottori, futuri avvocati, prossimi economisti e scrittori in erba. Oltre che dai “v'ggiani” (o qualcosa del genere), i contadini che insieme ai marinai, gli artigiani e i pecorari hanno tenuto viva Licata da secoli e secoli, e che nessuno si sogna minimamente di disconoscere.

 

Già, le parole. Rileggo quanto ho scritto fin qui e mi rendo conto di non aver reso neanche il dieci per cento dell'amore che ho ricevuto. Ma so anche che se, preso dall'imbarazzo, cancellassi tutto, non troverei comunque mai e poi mai le parole giuste: non mi sento all'altezza di descrivere la Gioconda o il Colosseo, non mi sento all'altezza di raccontare quello che ho provato a Licata, tra i licatesi.

 

“Quando arricampi a Torino scrivi qualcosa su questa vacanza?”

Ci ho provato, carusi, ma siete troppo belli per me, per le mie parole. Fortunatamente, so che tra di voi c'è anche chi sa scrivere molto meglio di me, per quanto sia una testa di ciolla...

 

Pizzi

 

Questo post è dedicato a: Nino, Calogero, Graspadano, Gisella, Franco, Shazan, Fede, Saverio, Fede, Gino, Luca, Nicola, Giorgia, Simona, Sparda, Trignetta, Calogero e Balù, Alessandro, Hoffman, Anastasia, Gaia, Pino dell'American, Peppe dei Pachira, Alessio del Corridoio, Sabrina, Alessio e Paolino Graci, Alessio Millevoi, Fausto, Johhny Fishborn, Ivan, Fabio Cappadonna, Fabio l'avvocato, Vincenzino, Arianna, Piti e Andrea, le camioniste senesi, Andrea, Angelo il fotografo, Alice, Angelo che vive a Londra, Stepan e Sissi, zu Lillo, zu Angelo, Totò, il gelese, a tutti i ragazzi della Poliscia, quelli conosciuti la sera in giro per le strade e in generale a tutti coloro che hanno reso questa vacanza un'esperienza da ricordare con i lucciconi agli occhi.

Commenti   

 
+7 #1 fabio 2013-08-26 16:24
wow!! credo di poter parlare a nome di tutti, tutti noi licatesi, tutti noi "picciotti" che leggendo le tue parole avvertiamo una strana sensazione (m'arrizzà u pilu!) . A volte, troppe volte, non ci rendiamo conto di quanto sia bello questo posto, a volte ci sta stretto a volte è troppo vuoto....ma quando voi "turisti" scendete e vi innamorate di quelle piccole cose di cui noi godiamo inconsapevolmen te ogni giorno, ci rendiamo conto di essere un pò ingrati con Licata !! Grazie Claudione !!!!!!!!
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0 #2 Il Pizzi 2013-08-27 18:01
Grazie a voi tutti, Fabio. Si può tranquillamente che questo pezzo l'avete scritto voi, più che io... :-)

Spero di rivedervi presto, più e più volte!
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+2 #3 francesca russotto 2013-08-28 08:28
:lol: NOI LICATESI ABBIAMO LA CONSAPEVOLEZZA DELL'IMMENSA BELLEZZA CHE CI CIRCONDA, SOLO QUANDO SENTIAMO LE PAROLE DEI VACANZIERI .UNA DICHIARAZIONE D'AMORE VISCERALE PER LICATA E I LICATESI CHE DEVE FAR RIFLETTERE CHI CI VIVE TUTTA LA VITA E NN SI ACCORGE DEL TESORO CHE LI CIRCONDA. GRAZIE A TE PER LE PAROLE (anche se nn ti conosco, cmq sono la zia di SPARDA)
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+1 #4 Angelo il fotografo 2013-08-28 22:01
Adesso ho finalmente scoperto chi è pizzi!
Che "Recensione", complimenti!
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0 #5 milena bonvissuto 2013-08-30 00:03
.leggere una dichiarazione d'amore per il proprio paese ,con la cadenza musicale di "nicuzza"serena ta d'amore,mi riempie d'orgoglio ,poichè nel mio piccolo ho dato qualcosa .licata è nel cuore di tanti e molti scrivono i propri romanzi ambientate nella loro terra anche se vivono a milano o a parigi.amare la propria terra è amare se stessi,grazie per avere dato amore ad ogni parola e che siano di vanto x ogni licatese
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0 #6 Isabel 2013-10-04 20:55
Grazie!!!! Hai espresso quello che mi sono sentita dire molte volte, pensando di essere presa in giro. Non ti conosco però mi sento orgogliosa di essere Licatese anche io! :lol:
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