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Un po' di tutto,
scritto bene.

Guida per una sana autocritica della sinistra torinese

 

torino google earth 3d

(Con questo lunghissimo post mi candido a sindaco per le prossime elezioni, o do un consiglio a chi ci volesse provare sul serio)

 

 

Il primo status che incontro su Facebook alle 23.30 di domenica 19 giugno è di un 40enne con un buon lavoro, ben inserito nella società torinese e con molte conoscenze "giuste" (compreso me, ovvio). È di sinistra, ma (lui dice perciò) non ha in simpatia il Pd né tanto meno Renzi; non sa in che partito riconoscersi perché i partiti alla sinistra del Pd sono per lui ridicoli (su questo concordiamo) e il m5s neanche sotto tortura. Di fatto, a queste amministrative ha votato abbastanza convintamente Fassino. E dopo la sconfitta dice: "Secondo me è colpa di Renzi".

 

In mezzo, un post sponsorizzato mi invita a fare le vacanze in Austria. La classica ironia degli eventi.

 

Sotto, mentre ancora ho la tentazione di rispondere allo status di prima, eccone un altro. Lui ha la mia età, 35 anni forse da compiere. Fa più o meno lo stesso lavoro del 40enne di cui sopra, ma con molta più precarietà e con abbastanza meno soldi. Non è inserito negli ambienti giusti e non ha mai voluto esserci (lo conosco da una vita, non tiro a indovinare), soprattutto a livello politico: credo sia l'unico che conosca, almeno nel cosiddetto ceto medio torinese, la cui famiglia ha votato il centrodestra regolarmente. E dopo la vittoria scrive: "Il ventennio è finito".

 

"Colpa di Renzi" vs "Dopo tanti anni si cambia". È tutta qui la distanza tra il mondo per come viene percepito da chi è più o meno parte del mondo della sinistra e chi no, qui a Torino. In una città in cui il centrosinistra vinceva e governava dal 1993, anche quando nel resto della regione e del Paese vinceva la destra. E dopo vent'anni di vittorie, alla prima sconfitta sono abbastanza sicuro che torni in scena (e il primo post me lo conferma) la specialità più tipica della sinistra italiana, già vista in miniatura due settimane fa dalle parti di Sinistra italiana o come si chiama adesso Sel: la totale mancanza di autocritica, "risolta" dando regolarmente la colpa agli altri.

 

Innanzitutto, un riassunto della situazione.
1993: l'Italia è travolta da Tangentopoli, che colpisce i partiti al potere nella Prima Repubblica. A Torino vince Valentino Castellani, che non proveniva dal Pci ma rappresentava la novità del centrosinistra con protagonista il Pds.
1997: da un anno ci sono per la prima volta gli ex comunisti al governo nazionale. Bertinotti non ha ancora ritirato la fiducia a Prodi, e il centrosinistra pare funzionare. A Torino rivince Castellani, che si aggiudica anche le Olimpiadi, con il prezioso aiuto di Gianni Agnelli.
2001: il centrosinistra nazionale ha deluso: Bertinotti si ritira dalla maggioranza per le 35 ore, al suo posto vengono imbarcati Cossiga e Mastella e i governi D'Alema e Amato non scaldano certo il cuore degli italiani, che infatti scelgono di riprendersi Berlusconi. Ma a Torino la maggioranza ha ottenuto le Olimpiadi e si appresta a realizzare una leggenda metropolitana, la metropolitana appunto. Carpanini, figura amata dai cittadini e dalla classe politica, muore all'inizio della campagna elettorale, viene sostituito con un allora poco noto Chiamparino: il centrosinistra vince ancora, in scioltezza.
2006: il secondo governo Berlusconi ha deluso di nuovo, ma non abbastanza da dare una chiara maggioranza al ritorno di Prodi a capo del centrosinistra, che vince di 24.000 voti le politiche. Intanto Torino ha avuto le Olimpiadi, siamo tutti fieri e orgogliosi della bella figura fatta dalla nostra bellissima città, che ha pagato abbastanza volentieri il suo tributo di traffico, disagi e di un bilancio che, a causa delle enormi spese sostenute, inizia a fare un po' paura. Ma Chiamparino, a cui il centrodestra non trova un avversario degno, vince ancora in scioltezza.
2011: Prodi è durato poco, di nuovo. Il precario governo del centrosinistra finisce con l'uscita di Mastella, e nel 2008 gli italiani hanno scelto di nuovo Berlusconi. Che però delude di nuovo, è in una crisi di immagine e giudiziaria, con gli alleati va sempre peggio e la sua fine è prossima quando si svolgono le amministrative. A Torino, tanto per cambiare, il centrodestra è debole e privo di idee, come in parte comprensibile per uno schieramento che vede insieme ex democristiani ostili alla sinistra e leghisti o ex Msi che non hanno mai governato la città: per tutti loro, la distanza dal potere e da ciò che ne deriva rappresenta un ostacolo difficile da superare nel tentativo di sovvertire quello che inizia a essere chiamato "Sistema Torino". Che lo si voti o no, infatti, è sempre più evidente che il centrosinistra è sempre più presente non solo negli assessorati, ma anche in tutti i centri decisionali che contano. Volendo fare una sintesi estrema, si può dire che l'accordo Castellani-Agnelli per le Olimpiadi, ovvero la sinistra degli operai che lavora a fianco del padrone, è diventato un modo di intendere la politica che non prevede più lo scontro di classe guidato dalla sinistra contro il capitalismo, ma una "pax taurinensis" in cui il centrosinistra si propone come "partito della nazione" capace di difendere le istanze dei comuni cittadini e anche dei grandi gruppi industriali o decisionali. A livello strettamente partitico, poi, la nascita del Pd ha costretto ex Pci ed ex Dc a convivere dall'oggi al domani non più in un'alleanza – in cui si possano riconoscere i diversi pesi delle due anime quando bisogna fare scelte di amministrazione o, soprattutto, di nomine e dei vari incarichi che attengono alle giunte comunali – ma nello stesso partito, che quindi deve prendere decisioni definitive per sé e non per una contrattazione con un socio.
In tutto ciò, il popolare Chiamparino ha finito i suoi mandati; da Roma si cerca di convincere il rettore del Politecnico, Profumo, che di lì a poco preferirà il ministero offertogli da Monti alle primarie torinesi volute da Gariglio. Il quale non piace a buona parte del partito torinese, un po' per la sua orgogliosa provenienza democristiana un po' per altri motivi; io nel mio piccolo la penso così e dopo qualche mese di prova mi licenzio dal lavoro di assistente di Gariglio stesso. Da Roma alla fine convincono Fassino, che dopo anni ormai da romano torna in città a un'età non più verdissima. Onestamente sa di non essere Obama, dice che si candida ma solo per un mandato e vince le primarie battendo Gariglio soprattutto, si disse, grazie agli elettori più anziani. In realtà a sostenere Fassino ci sono anche i 40enni e 50enni della sinistra del Pd, che pure non riesce a esprimere un leader capace di acquisire consenso nel partito e poi tra gli elettori almeno un po' più del buon Gianguido Passoni, un tecnico di sinistra più che un leader politico.
In questo contesto, e cinque anni dopo le Olimpiadi, Fassino vince le elezioni al primo turno ma con percentuali nettamente inferiori a quelle di Chiampa, anche perché oltre al centrodestra inizia a esserci anche il Movimento 5 stelle come avversario.
2016: Il governo Monti, sostenuto da centrosinistra e centrodestra, è finito. Essendo un governo tecnico non doveva essere popolare, ma la sua impopolarità si è ovviamente riverberata sugli schieramenti che l'hanno appoggiato. Col senno di poi, è quindi abbastanza logico che nel 2013 il m5s rischi di diventare maggioranza parlamentare. Ma il Porcellum difficilmente dà maggioranze al Senato, e infatti il Pd che alla Camera ha vinto di poco non è in grado con Bersani di fare un governo. Enrico Letta fa un governo di larghe intese, che scricchiola finché dopo qualche mese viene sostituito da Renzi, ora al governo da un paio d'anni. In Piemonte nel 2014 vince Chiampa, dopo lo scandaloso (in ogni senso) governo Cota. Due mesi prima delle amministrative il referendum sulle piattaforme di estrazione vede a Torino un'affluenza al 36%, 236.000 persone (tra cui 37.000 no). Alle elezioni amministrative, al primo turno votano in 390.000, al ballottaggio 376.000. 202.000 di loro (poco più dei sì al referendum) votano Appendino, che diventa sindaca di Torino. Fassino è sconfitto, dopo 23 anni la città passa in altre mani: una sconfitta difficilmente preventivabile fino a qualche mese fa. O no, a essere severi con se stessi?

 

Io non lo so, ma provo a dare il mio parere di torinese. Personalmente, dopo quei pochi mesi in cui ho davvero lavorato "nella" politica ne sono uscito quasi completamente. Di quell'esperienza mi sono rimasti molti amici di Facebook tra assessori, consiglieri comunali, deputati, senatori, consiglieri regionali ed esponenti vari del Partito democratico.
Ma io sono abbastanza pigro: degli aperitivi apprezzo solo che ci si possa sfamare al prezzo di un cocktail pagato come se fossimo a Milano, ma già se devo sgomitare per mettere insieme due uova sode e quella cosa che non so mai se è cus cus o farro allora no grazie, piuttosto vado al Mac o dal porcaro. L'arte contemporanea non mi attira particolarmente, ma a dirla tutta non sono nemmeno uno che va alle mostre degli impressionisti (la mia fidanzata mi ci ha costretto recentemente, approfitto per denunciarla). Alle manifestazioni non vado quasi mai perché o sono di mattina e allora se non lavoro preferisco dormire, o sono di sera e non ho intenzione di passare le serate a manifestare, anche perché a fine giornata la schiena mi fa un male cane. Il teatro lo rispetto come rispetto chi studia medicina: complimenti e grazie, ma non fa per me.
Gli eventi, i maxi ritrovi, i flash mob, in generale tutte le occasioni in cui si possono incontrare personaggi della politica torinese non mi vedono mai presente, a meno che non ci debba andare per lavoro (raramente). Quindi questi politici li frequento solo su Facebook, e per quanto io sia un noto rompicoglioni credo che quasi nessuno di loro mi riconoscerebbe per strada; qualcuno ogni tanto mi riconosce e io riconosco loro, ma in genere fingiamo di ignorarci.

 

Da qualche mese vivo in una zona semi-centrale, ho la fermata della metro sotto casa e quasi sempre esco a piedi anche di sera. Però sono nato e vissuto in una zona di confine tra l'estrema periferia sud di Torino e l'estrema periferia nord di Moncalieri, tra Lingotto e Borgo San Pietro, in pratica in piazza Bengasi. Quindi anche se non ho mai votato per il sindaco di Torino (residenza tuttora dall'altra parte del confine), e anche se a dirla tutta non voto dal 2013, penso di potermi considerare un torinese.
Questo nonostante degli ultimi 5 anni ne abbia trascorsi due vivendo a Licata, in Sicilia. Anzi, anche per questo sento di potermi esprimere. Perché non sono un cittadino molto attivo, ma a Torino ci lavoro e ci passavo la maggior parte del tempo anche quando poi dormivo tecnicamente a Moncalieri. E tra i principali motivi che mi hanno portato a trasferirmi in Sicilia per due anni c'è stato proprio il fastidio di vivere a Torino da una zona periferica.
Perché estate o inverno, non c'era giorno in cui – ad esempio – non maledicevo l'universo quando aspettavo l'1 o il 35, che una volta passavano ogni 5 minuti e ora non più, che una volta ti portavano fino in centro e tu di periferia avevi almeno il posto a sedere mentre adesso finiscono la loro corsa in piazza Carducci. Quindi puoi scegliere se scendere e andare a prendere la metro, sentendoti un po' come se là ci fossero le docce che ti puliscono dalla tua "periferite", o aspettare il 18. Che quando arriva è pieno di altri periferici simili a te, ma pieno fino all'orlo; e tu lo sai che la metà delle volte c'è un altro 18 a 100 metri mezzo vuoto, ma non puoi rischiare che sia una dell'altra metà delle volte, quando cioè quello successivo passa venti minuti dopo. E allora trattieni il fiato, bestemmi e sali sul 18.
E la sera stessa cosa, ma forse anche peggio. Perché sei stanco, e vorresti essere subito a casa per dedicarti finalmente a te stesso ma devi aspettare, e dove la metro termina la sua corsa il tuo sguardo vaga tra i cantieri della stessa metro che un giorno forse ti porterà fino a casa, ma per ora sono solo deviazioni e strade chiuse e interruzioni e disagi uguali a se stessi da due, tre, quattro anni; oppure ti giri e vedi il grattacielo della Regione, e pensi che invece quello lo finiranno in fretta, ma i cantieri per "te" chissà. E magari pensi di vendere la tua casa in periferia, trasferirti da qualche parte dove la metro c'è già da anni; ma la tua zona si sta svalutando perché nessuno è contento di vivere in una periferia dove i mezzi funzionano peggio di una volta, e il tempo passa e tu vorresti che cambiasse qualcosa, per consolarti della pazienza che stai dimostrando, ma invece vedi peggiorare l'umore del tuo quartiere, e magari la rabbia porta a non sopportare più il vicino straniero che cucina piatti dagli odori strani e vive stretto con la sua famiglia come faceva tua madre con la sua cinquant'anni fa arrivando dal Sud.

Ma dicono che faranno un sottopasso alla rotonda Maroncelli, e il Palazzo del Lavoro tornerà a funzionare e ci saranno posti di lavoro, e la metro si farà e i prezzi delle case torneranno a salire. Intanto, però, che cos'è cambiato per un normale cittadino che vive in una normale periferia torinese, negli ultimi 5 anni?
Poco. Altre richieste di sacrifici per un futuro luminoso (a led). A leggere i giornali, si scopre che è stato fatto un grande lavoro per mettere un po' a posto il bilancio. Sono stati fatti grandi investimenti per il futuro. Sono stati avviati grandi progetti per il domani. Ma nei fatti, il cittadino che non ha i miei amici su Facebook sa poco o nulla di tutto ciò, pur vivendo a Torino, perché intorno a sé ben poco è cambiato in questi ultimi cinque anni. Anzi.
Anzi, la storia del "Sistema Torino" è diventata un'espressione comune, ben più di "petaloso". I discorsi sugli amici degli amici di qualcuno in Comune necessari per fare questo e quell'altro sono diventati quotidiani, probabilmente anche ben oltre il concreto. Ma forse, se tutti i torinesi avessero i miei amici su Facebook sarebbe finita molto peggio. Perché secondo me è avvenuto qualcosa di paradossale: cioè si è passati dall'accordo strategico col "padrone" per il grande obiettivo delle Olimpiadi all'accordo programmatico con i grandi centri di potere economico per la crescita collettiva, per finire con il voltare le spalle a livello concettuale e comunicativo alla classe lavoratrice che aveva dato e confermato il potere alla sinistra.
Intendiamoci: non a livello puramente amministrativo. I conti come detto sono sotto controllo, l'immagine internazionale di Torino è più splendente che mai, a livello di innovazione e design non abbiamo molti rivali in Europa, abbiamo eccellenze culturali, di ricerca, professionali e anche di diritti sociali.


Per quanto possa avercela con Renzi, un torinese ideologicamente di sinistra ben inserito nella società, con una casa in un quartiere semi-centrale, che conosce e frequenta gli eventi e le persone più importanti della città, con un lavoro stabile e sicuro con cui tirare avanti, difficilmente ieri ha votato per mandare a casa chi ha amministrato la città negli ultimi vent'anni. E per questo è assolutamente comprensibile che attribuisca la sconfitta di Fassino a Renzi.
Ma chi è stanco di sacrificare la propria vita di periferia per il benessere del centro città, chi non ha alcun interesse a eventi e persone giuste perché preferisce i propri eventi e le proprie persone care, chi aspetta da anni di vedere un miglioramento nel proprio quartiere o nel futuro della propria famiglia, chi vede o crede di vedere da fuori le amicizie che a sinistra si stringono con quelli che un tempo erano additati come nemici della sinistra, non ha il minimo interesse nell'abbattere Renzi per il semplice fatto che sa che non è Renzi ad aver gestito il potere a Torino per vent'anni, ma la sinistra torinese a cui neanche Fassino, tornato da Roma per mettere a posto le cose, ha saputo dare una svolta vera a livello di persone e comunicazione.

 

Adesso Appendino è la nuova sindaca di Torino: farà bene o farà male, i torinesi l'hanno votata per cambiare un sistema che sembrava si mantenesse per concorso, più che per elezione. E in questo senso vorrei dare il mio consiglio a tutti gli esponenti del centrosinistra torinese: abbiate più rispetto dei cittadini. Non comportatevi come l'impiegato delle Poste stanco di ripetere sempre le stesse cose, che finisce per essere scortese e offensivo nei confronti dell'utente: perché l'impiegato non lo si può licenziare facilmente, ma un politico sì. Non disprezzate chi ignora i vostri riferimenti filosofici e culturali: se per voi sono così importanti provate a spiegarli a chi non li capisce invece di parlare solo con chi li condivide in partenza. Non insultate chi vi critica: possono anche essere ignoranti e non conoscere il vostro buon lavoro, ma parte del vostro lavoro è farvi capire da persone che non hanno la colpa ma al massimo la sfortuna di ignorare qualcosa. Soprattutto non comportatevi sempre e comunque come se voi aveste ragione e chi non è d'accordo fosse un cretino o una persona malvagia: potreste essere voi nel torto, potreste essere voi quelli che non capiscono, e alla fine ritrovarvi davanti a un'altra sconfitta. Nel caso, però, non date la colpa agli altri.

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