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Un po' di tutto,
scritto bene.

I giovani e l'acqua sporca

 

C'è un libro di Luigi Bobbio,  La democrazia non abita a Gordio. Studio sui processi decisionali politico-amministrativi , che mi colpì molto quando lo lessi. Era da studiare per un esame di sociologia della comunicazione pubblica, ma a differenza di altri testi, dimenticati nel momento della firma del docente sul libretto universitario, mi rimase impresso anche negli anni successivi. E ancora oggi.

Ancora oggi letteralmente, perché ci ho pensato stamattina leggendo un articolo di Repubblica (in realtà di ieri) dal significativo titolo La battaglia dei neo-laureati tra lavoro nero e paghette . Per capirci, incollo dalla presentazione del testo di Bobbio sul sito della casa editrice Franco Angeli:


Che le decisioni pubbliche costituiscano un problema è ormai senso comune in Italia. Non passa giorno senza che politici, amministratori o commentatori non levino il dito contro l'inconcludenza dei processi decisionali nel nostro paese e non caldeggino l'adozione di vie più rapide di quelle attuali.
L'archetipo di Alessandro Magno a Gordio che taglia il nodo invece di scioglierlo è tornato a esercitare un forte richiamo nella nostra repubblica postconsociativa. In effetti la parola "decidere" è, dal punto di vista etimologico, parente stretta di "recidere". E non si tratta di un'etimologia del tutto fuorviante. Non si decide senza tagliare via o sacrificare qualche alternativa o qualche possibilità. Ma non è detto che lo strumento più efficace per compiere questa operazione sia la spada o i suoi moderni equivalenti, siano essi la volontà di una maggioranza o la razionalità di un governante-manager.
I nodi con cui abbiamo a che fare sono tenuti serrati da un insieme di interessi, spesso rappresentati da legittime istituzioni, che non permettono soluzioni traumatiche. Chi li trancia di netto non si apre alla conquista dell'Asia, come accadde al giovane principe macedone, ma rischia semplicemente di ritrovarsi al punto di partenza. Oppure di realizzare risultati peggiori e meno duraturi di quelli che avrebbe potuto raggiungere dipanando la matassa con gli altri attori coinvolti. 


" Inconcludenza dei processi decisionali ": ecco la chiave di volta (credo... di storia dell'arte non ci ho mai capito granché). " Non è detto che lo strumento più efficace per compiere questa operazione sia la spada o i suoi moderni equivalenti ": praticamente un atto d'accusa, nei confronti non tanto della trita e ritrita Casta, quanto degli italiani in generale. Perché, diciamocelo, a noi italiani lo stile di Alessandro Magno piace da morire : c'è il condottiero (in latino dux...) da seguire con un atto di fede, e c'è la convinzione che certe cose si possano fare bene e in fretta, con un coup de théâtre magari in favore di telecamera (sì, il teatro in tv praticamente).

" Tagliare la testa al toro ", o per rispetto dei tifosi granata " gettare il bambino con l'acqua sporca ": ecco cosa chiediamo troppo spesso a chi ci amministra. Lo fa chi si oppone alla Tav (comprensibilmente) " perché poi gli appalti vanno alla mafia " (incomprensibilmente); lo fa chi si augura (a volte anch'io) una crisi che si acuisca fino alla guerra civile; e lo fa chi vuole bloccare i finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali, con la motivazione che " sono soldi che vanno a ingrassare i soliti noti ".

Forse, anzi quasi di sicuro, le preoccupazioni di chi è contrario a gallerie-inciuci-finanziamenti sono più che motivate . Ma per sciogliere un nodo (o uno snodo, nel caso delle ferrovie... ok, scusate) il metodo migliore non è tagliarlo, ma appunto scioglierlo. Sei contro la Tav (nel caso qualcuno sia interessato alla mia opinione in merito, è più o meno questa )? Va bene, ma non dire che è per contrastare la mafia: la criminalità si combatte, non la si affronta tipo i russi contro Napoleone che indietreggiavano (= scappavano) bruciando tutto. Non vuoi che lo Stato dia soldi a politici ladri o, nel migliore dei casi, un po' spreconi? Ti capisco, ma la soluzione è bloccare i politici ladri/spreconi, non impedire che la politica possa essere fatta anche da chi non ha un enorme patrimonio da investire (e magari da recuperare).

" Voi siete voi, e io non sono un cazzo " mi viene da dire ribaltando il motto del marchese del Grillo (nel senso del film di Sordi), ma credo che tra i mali atavici degli italiani ci sia questa adorazione per l'Alessandro Magno di turno, ovvero per chi, dal bar sotto casa al Parlamento, dice che per risolvere i problemi "basta" tagliarli.

E qui arriviamo ai giovani italiani di oggi. Tra cui ci sono anch'io, visto che - come insegna Zerocalcare - a 30 anni siamo ancora giovani come i ventenni di una volta. Nel senso che non abbiamo (non ho) un lavoro stabile, che guadagniamo (guadagno) meno dei nostri genitori che lavoravano in fabbrica per mantenerci e per farci studiare, e che dipendiamo (dipendo) ancora dalle mance di mamma e papà, ormai in pensione, senza i quali non ci sarebbe più posto sotto i ponti.

In pratica, per molti giovani in senso lato la situazione è disperata . Non c'è lavoro, non ci sono prospettive, non ci sono precise iniziative volte a migliorare le cose. Seguendo il processo decisionale tanto amato in Italia, la soluzione più facile sarebbe di far fuori tutte le ragazze e i ragazzi messi male . Ma per fortuna, in questo caso nessuno si è ancora fatto avanti per dirlo seriamente.

Nel frattempo, però, il dibattito politico mette sempre al centro i tagli alla politica. Per i giovani, al massimo spunta qualche proposta di riforma universitaria che tenga conto delle esigenze del mercato. Salvo poi scoprire, come si legge nel pezzo di Repubblica linkato prima, che i tanto desiderati dottori in informatica guadagnano sempre meno, e che i laureati in scienze umanistiche sono più frequenti (più frequenti, non solo più numerosi) in Germania che in Italia: del resto è giusto, si sa che la Germania è il paese con il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo, no?

Ecco, al punto in cui siamo, forse potremmo provare a cambiare modello decisionale . Lasciando la spada ad Alessandro Magno e tentando di sciogliere i nodi che ci tengono legati al fondo della piscina da troppo tempo. A nome della categoria, penso di poter dire che i giovani sarebbero d'accordo a offrirsi come cavie per sperimentare un'azione politica ragionata , approfondita, finalmente libera dall'idea che, come diceva il bambino africano nello spot benefico di Giobbe Covatta, " basta poco, che ce vò? ". Ci vuole impegno, tanto, tantissimo: la tentazione di gettare il bambino, anzi i giovani con l'acqua sporca è forte, ma magari possiamo cercare di dare un nuovo significato alla parola Resistenza.

Claudio Pizzigallo   (Pizzi)


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Commenti   

 
0 #1 Agostino Grassilli 2013-03-25 11:16
All'inizio del secolo il regime fascista fece partire l'INPS, con le
migliori intenzioni del mondo, e molte persone ne hanno beneficiato
nel la loro vecchiaia. Poi, dopo gli anni del boom economico, quando
sembrava che ci fossero soldi dappertutto, qualche politico cafone ha
deciso che l'INPS aveva troppi soldi e che avrebbe potuto spenderne
qualc uno anche per le pensioni di invalidità.Non ho niente contro queste
ultime, ma quei soldi erano stati messi da parte dai lavoratori per la
loro vecchiaia, non per altre opere benefiche... a cui hanno purtroppo
attin to a piene mani quantità incommensurabil i di persone cui nulla era
dovuto (brutti bastardi!).E oggi l'INPS non ha più soldi per pagare
tutto quello che dovrebbe, le sue entrate sono in calo perché ci sono
sempre più disoccupati e la macchina dei soldi sta per fermarsi e fare
un botto fantascientific o.Scusate se ci metto un SE, ma se qualcuno
avesse vigilato per davvero sull'operato del governo dell'epoca, col
cavolo che avrebbe permesso l'utilizzo di quei fondi per un uso diverso
da quello a cui erano destinati. Se i politici volevano farsi belli e
far vedere che lo stato sociale gli importava, avrebbero dovuto cercare
i fondi da un'altra parte.In questo momento non so se sia una cosa
fattibile, tutti parlano che per riprenderci dobbiamo CRESCERE... ma
continuo a pensare che non è bene crescere: ci costa di più e già non
abbiamo i soldi adesso.Bisogner ebbe trovare un dannatissimo tasto di
RESET e reimpostare tutto da zero, allocare le risorse, decidere il
valore del denaro, dare qualcosa da fare a tutti, magari meno ore ma per
tutti.Tutto questo è bellissimo ma suona dannatamente
ve cchio-comunista .D'altra parte, anche dopo il reset, prima o poi si
torna allo stato attuale, perché tutti vorranno sempre di più...... e
intanto in troppi piangono.Credo che l'unica vera cosa che ci rimane per
combattere lo stato attuale delle cose sia la solidarietà, per farci
sentire utili e apprezzati anche se non riusciamo a trovare una
sistemazion e decente; per aiutarci ad andare avanti e ad inventarci un
modo nuovo di vivere, fatto di meno sprechi e qualche orticello da
giardino; per venire incontro a chi non sarà più sostenuto da un stato
sociale, che non ha più risorse, curando bambini ed anziani in famiglia
o gruppi di famiglie che condividono quello che hanno. Non gettiamo il
bambino con l'acqua, perché l'acqua va riciclata! ;-)
Citazione
 
 
0 #2 Pizzi chi? 2013-03-26 09:17
Stavolta, Agostino, mi trovi d'accordo al 75%. Dai che ci stiamo
avvicina ndo... ;)
Citazione
 
 
0 #3 Agostino Grassilli 2013-03-27 01:30
Trovare due persone che siano d'accordo al 100% tra di loro,
probabilm ente significa che uno dei due non sta dicendo tutto quello che
pensa.
Citazione
 

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