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Un po' di tutto,
scritto bene.

Il gol della Juve l'ha segnato Moggi?

 

 

Il gol di Pogba era regolare, vi spiego perché...

 

Ok, ora che ho attirato l’attenzione di juventini increduli e soprattutto di anti-juventini furibondi, vorrei affrontare l’eterna questione “la Juve ruba”, ritornata in auge dopo gli errori arbitrali contro il Chievo e a maggior ragione nel derby contro il Toro. Ma prima di farlo, con un po’ di paraculismo, mi presento.

 

Ho 32 anni, ho contratto la juventinite in tenerissima età, quando mio padre mi portava al Comunale e io gli chiedevo di indicarmi quale fosse Gaetano Scirea. Oltre a questa malattia ereditaria, quando avevo 11 anni (era il '92) ne ho contratta un’altra, forse persino più grave per i suoi mille effetti collaterali: l'amore per il Toro. Quei due pali, quella traversa, quella sedia alzata contro il cielo nella doppia finale con l’Ajax ebbero un effetto dirompente sul mio cervello già educato a simpatizzare per i meno fortunati: partito con la voglia di tifare contro i “cugini”, finii per piangere di rabbia in 180’, mentre mio fratello più grande si chiedeva se fossi schizofrenico o solo scemo.

 

Nel XXI secolo, da quando cioè i biglietti per lo stadio ho iniziato a pagarmeli da solo e senza sconti per i minorenni, ho visto più partite in Maratona che in qualunque settore dei tre stadi torinesi-venariesi in cui ha giocato la Juve: non che sia un assiduo della curva, però diciamo che (complice anche le differenze di prezzo) dal 2000 a oggi avrò visto 7-8 partite tra i tifosi del Toro e 4-5 tra quelli della Juve.

(la mia terza squadra, per la cronaca, è la Roma, così chiudo il podio delle presentazioni calcistiche-sentimentali)

 

Spiegata quindi la mia singolare fisionomia di tifoso calcistico, enuncio la mia tesi. Titolo dell’enunciato:

“Adesso lo avete capito che Moggi non c’entra, ma che c’entra la tipica indole italiana del servilismo verso i potenti?”

 

Svolgimento. Per una dozzina d’anni ve la siete presa soprattutto con lui: Luciano Moggi. “Magari muori oggi” gli avete augurato, “non c’è problema, comandiamo io e te” avete cantato riferendovi a quando lui chiamava e Carraro rispondeva. Moggi corrompe gli arbitri, Moggi compra i guardalinee, Moggi e le schede svizzere, Moggi e gli spogliatoi chiusi, moggi-moggi-mo-mo-mo al grido di “ti piace vincere facile?”. Al massimo, in un impeto di fantasia, la Triade con Giraudo e Bettega, ma si sapeva: a comandare è solo Moggi, gli altri fanno figura e figuracce, manco più le figurine.

 

Poi ci fu Calciopoli. Speravate che 109 anni di storia potessero essere spazzati via in un’estate, ma vi siete accontentati di vedere la Juve per la prima volta in Serie B. E di non dover più combattere il satanasso Moggi, l’invincibile corruttore che rubava gli scudetti a nome della Göba.

 

Dopo l’anno in B, la Juve è tornata dov’era stata per più di un secolo. Ma non è tornata “più forte di prima”, come nelle fiabe. È tornata più debole, parecchio più debole. Del resto, se vendi campioni come Cannavaro, Emerson, Zambrotta, Thuram, Vieira, o buoni giocatori come Ibrahimovic, non puoi pensare di tornare subito ai livelli di prima.

Anche perché “non c’è più Moggi, avete finito di rubare”, come ci avete ricordato tutti: quando alla Juve non davano più rigori che “prima” avrebbero regalato, quando sugli episodi dubbi si tendeva a non favorirla, quando al massimo la Vecchia Signora arrivava tra le prime tre, e tecnici come Delneri facevano felice mezza Italia. L’altra, mica quella che rappresentava in panchina...

 

La Juve era diventata simpatica, ma solo perché perdeva “senza rubare” e mandava in campo gente come Thiago, Poulsen, Melo, Diego, Amauri, e chissà quali fenomeni sto dimenticando.

Poi, però, l’impensabile: la Juventus è tornata a vincere. Il primo scudetto, quello senza sconfitte, fu persino accolto con qualche simpatia, soprattutto perché il Milan non è che goda proprio di unanime consenso, più o meno dal 1994...

Il secondo scudetto fu già meno simpatico, ma non mi ricordo grosse polemiche per “furti” bianconeri. Ma quest’anno... sono bastate due partite con favori arbitrali a far tornare di moda il grande classico della Juve-che-ruba, e che anzi sa “solo rubaaaaaaare” come si canta negli stadi.

 

A fine derby, quando sui social network era già furibonda la polemica tra tifosi, e addirittura tra società (wow, questo sì che è dare il buon esempio!), una domanda mi ha attraversato i pochi neuroni rimastimi: ma non era tutta colpa di Moggi?

 

Spremendo le mie meningi gobbe, mi son dato anche una risposta: no, lui non c’entra, c’entrano gli italiani e la loro innata propensione a compiacere, aiutare, favorire, in pratica a stare con il più forte contro il più debole.  O a stare con il più forte e basta, o stare contro il più debole e basta.

È un triathlon tutto italiano, che ci porta in modo quasi naturale a rivolgere il nostro odio verso un barcone di immigrati piuttosto che verso uno yacht di evasori. A simpatizzare per un miliardario proprietario di mezza Italia piuttosto che per dei magistrati con i calzini azzurri o l’accento napoletano. Ad aver paura e rispetto del capoufficio e a far sgobbare lo stagista al posto nostro. A mangiare merda o a farla mangiare esclusivamente a seconda del grado di potere di chi ci sta di fronte.

 

Ma voi non siete così, vero? Voi, che odiate la Juve e chiunque vinca rubando (do you remember Larrondo a terra, sì?), siete diversi. Se per strada vedete una signora ben vestita che litiga con un extracomunitario senza gioielli state istintivamente dalla parte di quest’ultimo, vero? O ancora meglio, se al lavoro vedete il capo che sgrida ingiustamente un vostro collega voi ne prendete le difese, anche a rischio del vostro posto, vero?

 

Bene, sono contento che voi siate senza macchia e senza paura. Dovreste fare gli arbitri, perché loro invece mi sembrano sempre un po’ titubanti, un po’ presi dal tipico timore reverenziale. Se devono scegliere chi favorire, tra una squadra forte e una debole, tendono sempre a preferire chi sta davanti in classifica: in serie A la Juve, il Milan, l’Inter, le romane, il Napoli (con gerarchie mutevoli a seconda dei momenti) a scapito di Toro, Atalanta, Chievo e Samp; in terza categoria girone di Asti la squadra dell’imprenditore vitivinicolo a scapito del collettivo di dopolavoristi. È così, purtroppo, che Moggi lo voglia o no.

 

Ma non c'entrano i furti e la corruzione: magari fossero solo quelli i problemi degli italiani, fuori e dentro i campi da calcio.

 

Pizzi

LEGGI ANCHE: La vita è un album di figurine

Commenti   

 
0 #1 BestCandelaria 2018-10-28 09:57
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0 #2 BestJosef 2018-11-11 12:09
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0 #3 sconti 2018-12-14 13:28
Molto interessante la verità che metterò in pratica non appena
avrò un po 'di temρo
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