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Un po' di tutto,
scritto bene.

Il tuo odore si confonde con il mio

 

 

Io chiudo gli occhi e tutto il mondo muore;

Schiudo le palpebre e tutto rinasce.

(Sono convinta di averti inventato.)

 

Non riesco a togliermi dalla testa questi versi. Non li conoscevo fino a qualche settimana fa. In realtà, non conoscevo neppure te.

Credo di averti inventato un pomeriggio d’inverno. Era uno dei primi giorni di freddo, nonostante il cielo limpido e il sole, ho indossato i miei stivali e il giaccone e sono uscita.

Credo di averti inventato passeggiando per le strade di questa città. Intorno a me operose api intente a raggiungere la meta nel più breve tempo possibile, mentre io, che una meta non avevo, gironzolavo seguendo un moto casuale, un moto che mi avrebbe condotto a te.

Credo di averti inventato perché la mia solitudine mi stava un po’ stretta e i miei silenzi erano diventati insostenibili. Un rumore assordante da poter sopportare.

Credo di averti inventato perché volevo scoprire cose nuove, cose del mondo, cose di me, e anche di te.

Pensavo a quanto sarebbe stato bello iniziare tutti i nostri discorsi con “Sapevi che…” e proporre ogni giorno un nuovo argomento, scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo di cui parlarti, qualcosa da condividere. Scoprire, magari, che ne eri già a conoscenza e venirne edotta da te.

 

Qualche giorno fa, ho scoperto le note. Sapevi che il tuo odore, come il mio, si compone di tre note? La nota alta, quella del tuo IO, quella che tutti possono percepire e che io ho seguito. Sa di caffè. Intensa, decisa, buona. Nella scia del tuo odore posso sentirmi al sicuro. È così che ti ho inventato, seguendo l’odore del tuo io. La nota intermedia, che difende il tuo IO dal tuo essere più profondo, non l’avevo riconosciuta subito. Ho dovuto concentrarmi, chiudere gli occhi e immaginare. Il calore di un camino, ecco la tua nota intermedia. Ho faticato, ma alla fine l’ho riconosciuta. Solo dopo averti inventato, a un palmo da te ho sentito tutto questo. Esiste poi una nota bassa, impercettibile ai più. Avrei potuto sentirla solo poggiando la mia testa sul tuo petto. Lì avrei potuto sentire ciò che è ardire di pochi. La tua nota più intima.

Credo di averti inventato in un giorno d’inverno, tra le strade di una città grigia catturata dalla tua nota alta. Credo di aver inventato la tua nota intermedia avvicinandomi, chiudendo gli occhi, pensando a quello che ti avrei detto. La tua nota bassa non la conosco, non ho potuto inventarla perché quando ho riaperto gli occhi non eri più lì.

Forse ad inventare tutto questo non sono stata io. Forse ad inventarmi sei stato tu.

I tuoi silenzi sempre più frequenti. Il tuo cammino sempre più solo.

Credo tu mi abbia inventata il giorno in cui mi hai guardato negli occhi e hai sorriso.

 

Elvira Ferrara

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