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Un po' di tutto,
scritto bene.

In difesa de La Stampa sulla questione foto-copie

 
Mi rendo conto di essere impopolare, e del resto non è la prima volta . Ma mi sento in dovere di dire la mia, sulla questione della lettera che La Stampa ha mandato a Eleonora Bechis , colpevole di aver fotografato e pubblicato decine e decine di articoli del giornale torinese sul proprio profilo facebook, accessibile da chiunque.

Mi sento in dovere di difendere La Stampa , sebbene mi renda benissimo conto che sia come schierarsi dalla parte del gigante Golia contro il piccolo Davide. A parer mio, infatti, il quotidiano ha fatto benissimo a mandare una lettera dei propri avvocati a Eleonora Bechis , chiedendo la rimozione delle foto. Per il semplice fatto che un giornale è un'azienda privata a scopo di lucro, e non una associazione non profit ; e quindi con il pieno diritto di difendere i propri interessi economici.

" Forse non tutti sanno che " (copyright della Settimana Enigmistica) ci sono già diversi siti web grazie ai quali si possono leggere articoli di giornali non pubblicati nelle versioni online ( rassegne stampa di Comuni, Province, Regioni, Camera, Senato, Confcommercio, Confindustria ecc.), mentre penso sia noto a tutti che appunto i siti dei principali giornali sono accessibili gratuitamente dal proprio computer (alcuni - non La Stampa - chiedono di essere pagati per essere letti da smartphone, ma non conosco molti che accettano questa cosa per me insensata).

Il sito della Stampa, in particolare, pubblica anche gli articoli più popolari sul proprio sito, come ad esempio il "Buongiorno" quotidiano di Gramellini , su cui in passato ho anche ironizzato . A differenza, per esempio, di Repubblica , che sulla propria pagina online non consente la lettura delle "Amache" di Michele Serra , mio personale idolo . Per poter leggere i corsivi di Serra, quindi, io mi sono rivolto a una pagina facebook (inattiva da qualche giorno) che ne pubblica le foto; da qualche tempo, ad ogni modo, la Repubblica si deve essere accorta della gravità di questa mancanza, e sempre sul social network biancoblù ha iniziato ad accompagnare alcuni link con la medesima foto dei corsivi.

Fatte queste premesse, mi sento quindi di poter dire che Eleonora Bechis poteva tranquillamente risparmiarsi la fatica di fotografare sistematicamente degli articoli di cui non riportava né la fonte né l'eventuale link. Certo, anche spulciando le rassegne e i siti online ci sono articoli che non si possono recuperare online - l'amico Paolo Ponti mi ha fatto l'esempio di alcuni pezzi di calcio femminile da lui scritti. E in quel caso fare una foto al giornale cartaceo per farlo leggere ai propri amici di facebook è una scelta perfettamente comprensibile. Ma se La Stampa è arrivata a mandare una lettera dei propri avvocati a una lettrice affezionata, forse un motivo c'è, e sta proprio nella pretesa dei giornali di non vivere solo dei tanto esecrati contributi pubblici. Per guadagnare soldi (con cui magari pagare anche i giornalisti), infatti, un giornale ha oggi sostanzialmente due modi: da una parte, farsi comprare nelle edicole; dall'altra, farsi leggere sulla propria pagina web infarcita di inserzioni pubblicitarie (e con la remota speranza che qualcuno ogni tanto ci clicchi anche solo per sbaglio, facendo lievitare i ricavi della pubblicità).

Ora, è chiaro che da decine e decine di foto pubblicate (e ora rimosse, a quanto pare ) da Eleonora sul suo facebook la Stampa non ci guadagna un bel niente : nessuna copia venduta in più, nessuna visualizzazione (né click) delle proprie inserzioni pubblicitarie. E come si suol dire, va bene una volta, va bene due, va bene tre, ma a un certo punto ci sta che quelli si siano stufati, soprattutto se quelle foto erano visibili da chiunque e non solo dagli amici di Eleonora.

Come dicevo all'inizio, mi rendo conto di essere impopolare, ma credo che La Stampa abbia fatto non bene, benissimo a tutelarsi: cosa succederebbe se - come suggerisce qualcuno tra i commenti alla foto della lettera di Eleonora - tutti ci mettessimo a fotografare e pubblicare articoli di giornale? Che i giornali chiuderebbero in tempi brevi, privati di introiti fondamentali per la propria sopravvivenza. E uno può anche essere contento di veder chiudere i giornali, ma poi magari ci toccherebbe fotografare i volantini dei supermercati per far incazzare qualcuno.

Claudio Pizzigallo   (Pizzi)


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