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Un po' di tutto,
scritto bene.

In Giappone ho visto un sogno avverarsi

 

verso TokyoElvira, che per lavoro è spesso in giro per il mondo, prova a raccontare le emozioni e i ricordi di un suo recente viaggio in terra nipponica. Tra caos e silenzio

 

di Elvira Ferrara

Avevo bisogno di tempo per poter scrivere di questo viaggio.

Avevo bisogno di molto tempo per poter realizzare di aver calpestato la terra dall'altra parte del mondo a me noto, e di aver passeggiato per le strade di questa antica città, senza che tutto perdesse valore, senza sentir scivolare via dalle dita le emozioni provate.

Ho avuto bisogno di molto tempo per macinare le emozioni, i ricordi, la gente, gli odori (dio, gli odori!), le strade, i colori, l'atmosfera surreale in cui sono stata catapultata.

Non avrei mai creduto di poter realizzare questo sogno, non avrei mai creduto di poter alzare gli occhi al cielo e realizzare che quello fosse il cielo su Tokyo.

 

Nara DaibutsuI primi giorni in Giappone sono trascorsi seguendo un moto lento. Sembrava di essere vittime di un incantesimo. Vittime di una distorsione temporale. Percezione irreale dei giorni, delle ore, dei momenti. Credo che fosse a causa dei posti che abbiamo visitato. La cultura secolare di Kyoto, il complesso di Nara. Il Nara Daibutsu (奈良大仏), questa immensa statua di Budda che fissa nel vuoto un punto. Questa statua che ha rapito le nostre parole, un rigoroso silenzio in cui i nostri pensieri sembravano rimbombare nell’eco dei luoghi sacri. Questa statua, come molte altre, si è presa un pezzo di noi e noi le abbiamo sottratto un po’ della sua magia.

 

Cosa ho visto, cosa ho vissuto, "Japanese Experience" come continuava a ripetere l'amico giapponese che ci ha ospitate. Ed è solo grazie a lui se prendere la metro, gli autobus, ordinare da mangiare, compare qualcosa è stato semplice. La completa, totale ignoranza della lingua non ci avrebbe permesso nemmeno di ordinare un bicchiere d'acqua.

Alla fine del viaggio eravamo in grado di presentarci, salutare, ringraziare, dire acqua (che tra le tante è stata la prima parola che ho imparato in aereo - Mizu ) e scusarci Sumimasen すみません. Imparare a chiedere scusa in lingua locale è stato fondamentale, i nipponici si scusano con una frequenza altissima e si scusano per le cose più strane, dopo aver imparato la parola giusta abbiamo anche imparato che non ci si inchina per chiedere scusa. Una delle lezioni fondamentali. Sumimasen l’avevamo ripetuto così tante volte, che una volta rientrate in Italia ci veniva così naturale chiedere scusa in giapponese che non abbiamo smesso per giorni.

 

Avete visto Lost in Translation? Io l’ho visto quando è uscito, l’ho rivisto qualche volta in questi anni, e poi mi sono ritrovata la sera prima della partenza a rivederlo. Ve lo consiglio, le lunghe pause, le immagini, i silenzi, l’incomunicabilità dei mondi sono così ben riprodotti, che nell’immensità della città mi è sembrato per qualche istante di essere io stessa parte del film, irreale nell’irrealtà del viaggio.

Sometimes you have to go halfway around the world to come full circle.

 

Cosa ti resta da un viaggio come questo è difficile a dirsi. A me sono rimaste circa 500 fotografie, scontrini, un biglietto della metro, dei souvenir da recapitare, una bottiglia di sakè, dei piattini e delle ciotoline per le salse, un fermaglio per i capelli.

Il Giappone. Ripetevamo ad alta voce l’una all’altra: “Ti ricordo che siamo in Giappone” oppure "Chiudi gli occhi. Adesso riaprili, non è un sogno”. Cercavamo di tenere gli occhi il più possibile aperti, cercavamo di fissare nella mente ogni secondo, ogni odore, faccia, immagine di quella terra.

Ho cercato con tutta me stessa di non svegliarmi da questo sogno.

A rapire completamente il mio animo è stata Tokyo. Ero certa che sarebbe finita così, ed ero certa che una volta ritornata a casa non avrei potuto fare a meno di pensare “io voglio ritornarci, viverci qualche anno, vivere un grande amore e perdermi trai suoi grattacieli, nelle stradine intatte di millenaria cultura”. Ho ripromesso a me stessa che ci sarei ritornata.

AsakusaLa grandezza di Tokyo è la sua capacità di nascondere, celare al suo interno, persa nei grattacieli e nella velocità di una vita moderna, avanguardista, veloce, di conservare... la tradizione.

Ad Asakusa(浅草) c’è un tempio buddista, Sensō-ji. Noi ci siamo messe in fila per purificare i nostri spiriti sciacquando le mani e poi sui gradini del tempio, in attesa di poter esprimere la nostra preghiera e fare la nostra offerta.

Ad ogni fila fatta, qualunque fosse il tempio, io ho cercato di entrare in contatto con la parte più nascosta di me, con un mondo nuovo così diverso da quello a cui sono abituata.

 

 

E poi Shibuya (渋谷区, Shibuya-ku),e Roppongi (六本木).

RoppongiEd è stato proprio a Roppongi che mi sono sentita come Alice. Ho provato quel brivido che si ha quando precipiti nel mondo circondata da mille luci, voci e non sai bene dove finirai, ma sai con assoluta certezza che vorresti che questa discesa non finisse, che al fondo ci fosse la possibilità di ricominciare senza limite alcuno.

Roppongi non è un vero è proprio quartiere, è un distretto di Minato, ed è stato amore a prima vista. Sono stata mangiata dalla sua vitalità, dalle luci della notte, dai locali e dalle persone per strada, ed è stato bellissimo. Non credo di aver provato mai nulla del genere e mi domando se ci saranno altri posti, così caotici e al contempo silenziosi, da lasciarmi senza fiato.

Col naso all’insù e col rischio di finire addosso ai passanti, ho attraversato questo distretto e mi sono lasciata incantare come se dinanzi a me ci fosse un pifferaio magico che mi guidava in un valzer, sospesa a mezz’aria. Persa e ritrovata.

 

Qualche giorno fa, in rete, ho trovato questo video, realizzato per celebrare il decimo compleanno di Roppongi Hills. Uno studio di grafici ha ricostruito Tokyo in 3D. Credo che abbiano celebrato questo evento regalando a una nostalgica come me e agli ignari della città uno spettacolo eccezionale. Spero vi piaccia.

 

 

Avrei potuto scrivere molto altro, aggiungere dettagli sulle persone, sugli odori, sul silenzio che ha caratterizzato questo viaggio, ma ho bisogno ancora di un po’ di tempo prima di poter dire che questo cerchio si è concluso e io ho ritrovato me stessa.  

Commenti   

 
0 #1 FirstNatalie 2017-10-14 01:45
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