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Un po' di tutto,
scritto bene.

Io sono razzista, però...

 

 

Io sono razzista. Immagino ce ne siano di peggiori, ma io sono razzista. In compenso, come il sergente istruttore Hartman di Full Metal Jacket, non faccio distinzioni e accetto "gentaglia come negri, ebrei e italiani". Sono razzista perché non ho il coraggio di negarlo e di essere poi smentito dai fatti ogni volta che nego la moneta al lavavetri o al parcheggiatore abusivo, che mi tengo alla larga da un eroinomane in carenza o che faccio finta di niente mentre controllo di avere ancora il portafogli dopo uno scontro con uno zingaro.

Sono razzista, in pratica, per non dover mai trovarmi a pronunciare la classica e squallida frase “non sono razzista, però...”.

 

Nelle ultime 24 ore, tuttavia, il mio razzismo ha vacillato tre volte. Tre volte in cui mi son trovato dalla parte dei “buoni”, dove secondo me dovrebbero stare in pochissimi, e non certo io (e neanche voi, sappiatelo). Tre volte in cui, anche se fossero stati tutti occupati, mi sarei accontentato di stare in piedi dalla parte della ragione piuttosto che sedermi dalla parte del torto.

 

Andando dal generale al particolare:

 

1) Il minuto di silenzio che si sarebbe dovuto osservare (e ascoltare) nei campi di calcio per commemorare le vittime della tragedia di Lampedusa, e che è diventato l'ennesima occasione per i “non-sono-razzista-però” di stringere una simpatica alleanza con i “sono-razzista-e-me-ne-vanto”.

2) La foto facebook con due zingare su un (presunto) pullman di Firenze che avrebbero rapito un bambino troppo biondo per essere loro. Una foto condivisa 100 volte ogni 30 secondi, come mi ha fatto notare Andrea Cavaletto che me l'ha segnalata.

3) La laurea di Rachid, un ragazzo marocchino che a Torino tutti conoscono perché da quindici anni vende accendini e braccialetti in zona Università e che oggi si è laureato al Politecnico tra la commozione (reale e virtuale) di migliaia di clienti-amici e amici-clienti e amici-amici.

 

In comune, queste tre notizie, hanno pochissimo, così come diversissime sono state le reazioni mie e di chi mi circonda: rabbia, disgusto, gioia. Ma, a ben guardare, c'è qualcosa che accomuna l'imbecillità di chi non rispetta neanche i morti, l'ignoranza di chi combina la vecchia storia degli zingari rapitori di bambini con le potenzialità dei social network e infine la commozione di chi applaude un simbolo del riscatto: in comune hanno il bisogno di semplicità. La necessità, in altre parole, di dire a se stessi: “di qua giusto, di là sbagliato, in mezzo niente”.

 

Un bisogno, mi pare evidente dagli esempi citati, che rende uguali i miei amici e i miei “nemici”, i buoni e i cattivi. Quelli che sono contenti per Rachid e quelli che non sopportano gli immigrati e neanche i nomadi.

 

Il problema, però, è che entrambi gli schieramenti fanno benissimo il proprio gioco. Meglio, decisamente meglio, di come lo farei io. Per dire, non sarei mai stato in grado di scrivere un post “commovente senza essere stucchevole” (cit. di Daniele) come quello che ha scritto Enrica Tesio sul suo imperdibile blog “tiasmo”. Né mi sarebbe mai venuto in mente di creare un evento su facebook per una “lista regalo” aperta a tutti in modo da fare un bel regalo al dottor Rachid, come ha fatto Ilaria.

 

Allo stesso modo, anche portando il mio razzismo oltre i limiti del razionale, mai sarei riuscito a partorire l'idea di contestare un minuto di silenzio – dedicato a decine e centinaia di persone morte di speranza – con il pretesto che “se stavano a casa loro invece di venire a rubarci i soldi e a prendere soldi dallo Stato, a quest'ora stavano bene”. Tra fame e guerra e malattie e violenza, ma bene...

Gli zingari, poi... Lo dico tranquillamente: mi inquietano quando li vedo che si lavano alle fontane dei giardini vicino casa mia, mi infastidiscono quando non accettano un no come risposta alla loro spazzola sul parabrezza, mi fanno incazzare quando vedo che mandano a chiedere l'elemosina bambini e ragazzini che dovrebbero andare a scuola. Però, con tutti i pregiudizi del mondo, proprio non riesco a capire come si possa ancora credere, nel 2013, che gli zingari rapiscano frotte di bambini per mandarli sulla strada: non fanno abbastanza figli, per questo devono fare reclutamento tra i bimbi biondi in modo da avere più “manodopera”? E le forze dell'ordine non li beccano mai perché i rapitori zingari sono dei geni del male o perché sono protetti dalla massoneria?

 

Ecco, come dicevo il problema è che, strano ma vero, sia i “buoni” che i “cattivi” fanno bene il loro gioco. Aumentano il consenso, diciamo, meglio di quanto farei io ammettendo di aver dato al massimo 3 euro in sette anni a Rachid, per esempio.

 

Sono razzista, alla fine, ma ammiro quelli che davvero non lo sono, o che lo sono meno di quanto se ne vergognano. Un giorno mi piacerebbe giocare con loro, intanto faccio il tifo.

In pratica, tutto questo per dire: forza Rachid, forza Enrica, forza Andrea, forza Ilaria. Ma non forza Italia...

 

Pizzi

 

LEGGI ANCHE: Credere, sperare, illudersi

Anima fragile e amici miei

PS: E forza anche Marcello Poletti, autore della foto di laurea del dott. Rachid con i suoi fratelli.

Commenti   

 
0 #1 BestAmos 2018-11-13 09:52
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