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Un po' di tutto,
scritto bene.

La storia del “difendiamo il bambino che è debole” è una cavolata

 

pizzi-vs-stefano-lepri-stepchildIeri sera, dopo Sarri che dava del finocchio a Mancini, ho seguito un po’ di Porta a Porta sul ddl Cirinnà, unioni civili e step child adoption (la frase su Sarri l’ho messa per il SEO, metti che qualcuno che cerca informazioni sugli insulti omofobi finisce qui: può fargli solo bene).

Mi sono sottoposto a questa pratica poco piacevole perché davvero voglio capire che cosa pensano i cattolici contrari a questo ddl, e ho provato a chiederle al senatore Stefano Lepri del Pd che ho tra gli amici di Facebook, ma non mi ha risposto.

 

“Infòrmati, non c’è bisogno che rispondano alle tue domande, si saranno già espressi no?”

Ecco, una parte di me la pensava così, e per questo ho seguito Lupi, la Gelmini e non ricordo chi altri ci fosse in studio da Vespa. Tuttavia, sia gli oppositori presenti in trasmissione che il senatore da me contattato non hanno mai risposto su un tema cruciale, forse perché nessuno glielo chiede.

Sia Lepri, sia Gelmini, sia Lupi e altri pongono come questione fondamentale della loro opposizione il presupposto che prima ancora che quelli dei genitori, i diritti da difendere sono quelli dei figli. I bambini sono soggetti deboli e indifesi e vanno tutelati, dicono quando non attribuiscono alla Costituzione cose che non dice e che se anche le dicesse potrebbero essere superate dopo svariati decenni e un profondo mutamento della società.

Giustissimo.

 

Ma la domanda che ho è: “E chi lo dice che concedendo alle coppie gay di adottare non si tutelano i diritti dei bambini?”

La risposta, per essere accettabile, deve portare studi, ricerche, prove, non supposizioni e opinioni personali. Come ha scritto Luca Sofri, il vantaggio di non essere i primi a sperimentare è poter chiedere a chi lo ha fatto prima di noi. Bene, gli studi e le ricerche nei Paesi dove i gay da molti anni possono sposarsi e avere una famiglia dimostrano che i bambini che hanno due mamme o due papà non hanno particolari problemi e che sono mediamente sereni e tranquilli come gli altri bambini. Se non ci credete: http://www.ilpost.it/2014/07/08/figli-coppie-omosessuali-studio-australia/

 

 A questo punto mi permetto una critica alla sinistra. È vero che il ddl Cirinnà non rende legale l’utero in affitto, ma il rischio che una coppia gay che vuole disperatamente avere un figlio e non ci riesce ricorra di nascosto a madri surrogate è reale e concreto. E sull’utero in affitto non mi pare ci siano ancora studi e ricerche approfondite, soprattutto perché è da molti meno anni che è diventata una pratica legale in diversi Stati. E quindi ci troveremmo in una “avanguardia” che raramente ci compete. Personalmente tendo a non parteggiare quando rischio di essere smentito dai fatti, ma se fossi obbligato a scegliere credo che legalizzerei anche l’utero in affitto. Però è indubbio che se non siamo all’avanguardia nei diritti civili non è solo colpa dei politici, quanto delle persone.

 

Sempre a Porta a Porta, ieri sera, venivano infatti mostrati dei sondaggi sul parere degli italiani relativamente ad adozioni, matrimoni gay e unioni civili. Dalle tabelle risultava che anche tra chi si dichiara elettore del Pd c’è una profonda spaccatura tra favorevoli e contrari alle adozioni (sulle unioni civili netta maggioranza a favore). Di nuovo, la tentazione sarebbe di prendersela con i “democristiani” (altro insulto tirato fuori ieri da Sarri, peraltro) che governano il Pd, da Renzi a scendere. Tuttavia, mi sono ricordato di aver avuto diverse discussioni in passato con persone più grandi e più piccole di me che si dicono convintamente di sinistra ma sono contrarie a concedere l’adozione alle coppie gay.

 

Per fortuna, però, quelle persone con cui ho discusso non sono senatori e io non sono Bruno Vespa o un giornalista che non fa domande. Per cui, anche a costo di fare arrabbiare i miei interlocutori, in quei casi ho insistito, ricordando la ricerca di cui sopra e chiedendo in base a cosa loro fossero contrari. Ebbene, credo che la risposta migliore, quella che darebbero anche Lepri e Gelmini se qualcuno li interrogasse con insistenza e scarsa educazione, sia “ok, magari non diventano gay pure loro, ma sai quanto li prenderebbero in giro a scuola, i figli?”.

E in effetti è vero. I bambini sanno essere spietati, soprattutto se i loro genitori non insegnano loro la sacralità di rispettare sempre gli altri. I bambini prendono in giro, spesso ripetendo frasi sentite a casa, e non si rendono neanche pienamente conto di quello che dicono.

Io sono stato preso in giro per tutte le elementari e anche un po’ di medie perché il mio cognome faceva ridere. A Torino, perché a Martina Franca un sacco di persone si chiamano come me. Tradotto: la scarsa familiarità con qualcosa ci porta a guardarla con occhi diversi.

A me non è capitato, ma persino a dei miei coetanei è successo di essere presi in giro perché meridionali emigrati al Nord. Tradotto: chi fa parte di una minoranza viene schernito da chi fa parte della maggioranza e non vuole conoscere l’altro.

E poi ci sono bambini e adulti che insultano e deridono i grassi, i disabili, gli stranieri, i fedeli di altre religioni, i bassi, i Mancini (ok, scusate), i balbuzienti, quelli coi capelli rossi, chi parla male in italiano, chi tifa un’altra squadra, chi va a vedere Zalone o i fratelli Coen.

 

Sono sicuro al duemila per cento che né Lepri, né Gelmini o Lupi o Bagnasco insulterebbero un bambino figlio di una coppia gay, e sono sicuro che non difenderebbero i loro figli (vabbè Bagnasco, hai capito) se l’insegnante li punisse per aver insultato bambini figli di coppie gay. Ma finché non mi portano una seria ricerca scientifica che dimostri come tra i figli di coppie gay ci sono effetti negativi intrinsechi (maltrattamenti, costrizioni, omosessualità forzata, mancanza di affettività) non posso accettare che la politica giustifichi passivamente i comportamenti culturalmente arretrati delle persone.

Il primo compito della politica è di elevare il livello culturale e sociale della popolazione, non di rassegnarsi ai limiti delle persone. Neanche quando fa comodo.

 

Pizzi

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