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Un po' di tutto,
scritto bene.

Le opinioni dei giornalisti hanno rotto le palle. Vabbè, quasi tutte

 

È vero, la mia è solo l’opinione di uno che di mestiere fa il giornalista, e quindi il pezzo dovrebbe chiudersi qua per non creare paradossi spaziotemporali, specialmente a ridosso del 21 ottobre 2015 di Ritorno al Futuro 2. Però penso seriamente che le opinioni dei giornalisti siano una delle cause maggiori per cui il giornalismo italiano è non solo ancora attaccato ai vecchi vizi originari (editori impuri che usano i giornali per veicolare punti di vista sui propri affari e giornalisti che si prestano più o meno consciamente), ma anche afflitto da un male ben più grave: ovvero l’incapacità di dare informazioni corrette sui fatti del mondo. Che poi è la definizione stessa del giornalismo.

 

Io capisco benissimo quello spirito ribelle che porta ancora, nonostante si sia capito che di soldi non ce n’è, moltissimi giovani a voler fare il giornalista “per dire la mia”, per far valere appunto la propria opinione, quasi sempre con l’intenzione di difendere i “deboli” lettori dai giochi sporchi dei potenti. O anche solo per ergersi a esempio, a punto di riferimento, a modello, a nome noto.

 

Figuriamoci se non lo capisco: il mio sogno di diventare giornalista è nato leggendo i corsivi di Michele Serra su l’Unità e si è consolidato studiando i suoi “padri” Fortebraccio e Montanelli. Addirittura esprimere opinioni mi pareva così doveroso da aver adorato per anni uno come Marco Travaglio. E d’altronde se state leggendo questo articolo è perché qualche anno fa ho creato un blog per dire quello che voglio e per far dire quello che vogliono i miei amici e conoscenti (con certi limiti). Anzi, dirò di più: il mio sogno è essere pagato per raccontare quel che mi passa per la testa e davanti agli occhi, non certo per far telefonate e chilometri per conoscere episodi di cronaca nera o di retroscena politici.

La comprendo benissimo, la voglia di esprimere opinioni. Ma non tutti e non su tutto, cazzo. Perché quando la voglia diventa esigenza, impellenza, necessità, finiamo col “dovere” dire la nostra, e senza rendercene conto ci formiamo un’opinione di parte su qualunque cosa, dall’immigrazione al funerale di un mafioso romano, dall’arresto di Corona al terrorismo internazionale, dalla sicurezza stradale a quella delle discoteche, dalle droghe ai tumori.

Già una volta ho scritto che se avessi super poteri obbligherei chiunque voglia diventare il giornalista a fare esperienza in un’agenzia di stampa. Così da imparare a tenersi le proprie belle opinioni in tasca impegnandosi a spiegare i fatti così come sono.

 

Nel mio piccolo, cerco di impararlo occupandomi di marketing territoriale e turismo. In pratica, ho imparato a riportare senza pregiudizi e con lo spazio che meritano anche le iniziative di Comuni, Province e Regioni amministrate da partiti che non mi piacciono. È un bell’esercizio professionale, mi aiuta a guardare le notizie con distacco e lucidità, a stimare seriamente assessori che magari su altri temi la pensano diversamente da me, senza che ciò influenzi i miei giudizi e quindi il mio modo di spiegare i loro progetti.

Perché, vabbè lo ripeto, io capisco benissimo quel desiderio di smascherare le bugie dei potenti (e dei) cattivi, ma se è quello l’unico motivo che ti fa sognare di diventare il giornalista forse è meglio che lasci perdere. Nel senso: da dove ti viene questa convinzione che al mondo i potenti (e i) cattivi facciano così tante cose sporche da rendere necessario che anche tu diventi giornalista per farle sapere al mondo? Se ci pensi bene, molto probabilmente ti deriva dalla lettura di articoli scritti da giornalisti che ti hanno convinto di ciò. Ma quindi pensi che abbiano bisogno del tuo aiuto, perché sono troppo pochi? O, siccome sei più furbo, sai che i tuoi articoli comi di rabbia e livore verrebbero condivisi da un botto di rabbiosi e livorosi come te?

 

Forse ho una visione troppo nobile del giornalismo, ma a me pare che – almeno in Italia – più che continuare a rimpinguare le fila di quelli che vedono complotti e trame e doppi giochi ovunque, sia necessario far capire ai giovani aspiranti giornalisti che viviamo in un Paese dove l’analfabetismo funzionale è superiore al 40% e quindi il primo compito dei giornalisti (come dei politici, in un certo senso) è di migliorare quel dato riportando notizie comprensibili e utili ad accrescere la capacità degli italiani di leggere e capire, non di affidarsi a questo o quell'opinionista. Così facendo, tra le altre cose, si accrescerebbe anche la consapevolezza elettorale degli italiani, molto più che parlando male degli “avversari” anche quando fanno qualcosa di buono e al massimo tacendo gli errori dei propri beniamini, come avviene regolarmente.

E poi, chissà, magari un giorno molto lontano, se i giornalisti smetteranno di ammorbare qualunque notizia con la propria opinione pur di diventare una “firma di prestigio”, forse anche gli altri capiranno che prima di esprimere un parere bisogna conoscere bene i fatti.

 

Pizzi

 

LEGGI ANCHE: I giornalisti che sbagliano (e che in qualche modo devono sparire)

 

Fonte foto: https://cc34.wikispaces.com/Fact+and+Opinion

Commenti   

 
0 #1 avvocatolo 2015-12-14 11:12
Applausi ad un pezzo sul giornalismo scritto da uno che vive di giornalismo e che inneggia alla scomparsa di un (certo) giornalismo... Certo che Serra e Montanelli! Punti in alto, e fai bene! Robin Hood, o Peter Pan, ora non mi ricordo, diceva che se vuoi colpire il corpo di un bersaglio a forma di pesce, devi puntare ad una singola squama. Non so cosa significhi sta frase, ma mi pareva andasse bene qui :D
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