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Un po' di tutto,
scritto bene.

Ma dove ve ne andate?

 

 

Cari amici creativi, ma che cosa minchia andate a fare tutti quanti all'estero, me lo spiegate?

Mi sembra che ormai sia quasi una moda. Sicuramente più apprezzabile di un tormentone estivo, ma altrettanto privo di senso profondo.

Ok, abbiamo studiato per anni perché ci dicevano che con un titolo di studio in mano avremmo avuto il mondo ai nostri piedi, e rimanendo sull'anatomico ci siamo trovati con la classica scopa nel culo.

Ok, il sistema politico non funziona, è marcio, e siamo nel periodo storico in cui ci tocca pagare per quei coglioni di nostri connazionali che votavano allegramente chi dava le pensioni ai 36enni e ora magari dicono che è tutta colpa della Casta e non di chi l'ha votata.

Ok, il mondo del lavoro qualificato in Italia è più chiuso di un villaggio Amish, e se non sei "uno di loro", uno di quelli con il calcio in culo, è probabile che da qualche anno tu (come me) ti stia arrabattando tra bei lavoretti mal pagati e brutti lavoracci pagati poco meglio.

 

Va bene, ci siamo capiti: in Italia è tutto una merda. Ma cosa sperate di ottenere trasferendovi oltre confine? Un lavoro importante, ben pagato e sicuro? Mi sa che siete degli illusi.

 

Ho 32 anni, e di amici che vivono all'estero ne ho qualche decina. Germania, Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Australia, Olanda, Belgio, Danimarca, Svezia...

Volete sapere una cosa? Le storie dei miei amici emigranti non finiscono tutte con "e ora guadagna 2-3000 euro-dollari-sterline-corone al mese facendo il lavoro per il quale ha studiato tanto", anzi. Quelli che hanno avuto questa fortuna sono quasi tutti ingegneri, informatici, economisti (o come si chiamano quelli che ne sanno di economia), biotecnologi. Gente, per la maggior parte, che 2000 euro al mese li farebbe anche in Italia, oggi.

Ma i letterati, gli artisti, i copywriter, i musicisti, i giornalisti, gli scrittori, gli artigiani... in pratica i creativi che cosa cazzo vanno a fare all'estero, una volta superata la soglia dei, boh, 25 anni?

Se voi foste a capo di un'importante azienda, per cosa assumereste un italiano di 30 anni che parla poco l'inglese ma che ha del talento artistico in senso lato? Anzi, per cosa preferireste un italiano a un vostro connazionale che magari ha un po' meno talento ma conosce infinitamente meglio la società in cui vive?

 

Non voglio deludervi, ma di gente che sa "creare" è pieno il mondo, e a meno che non siate Leonardo da Vinci difficilmente troverete spazio in un Paese di cui sapete poco o nulla.

 

E allora ci sono solo due possibilità, se non siete più in età da Università (i fuoricorso non contano, soprattutto all'estero) e volete andare a vivere fuori da questo Paese di merda: o rinunciate ai vostri sogni e vi mettete dietro il bancone di un McDonald's finché vi si friggeranno pure le palle, o fate gli italiani e cercate qualcuno che vi dia una bella raccomandazione (funzionano anche all'estero, pare. Abbiamo fatto scuola).

 

In alternativa, potete rimanere qui e provare a fare ogni giorno un piccolo passo per migliorare 'sto Paese di merda, che anche se non lo sa ha un fottuto bisogno di gente come noi. Complicato? Certo che sì, ma comunque meno che mettere da parte ogni eventuale aspirazione in cambio di uno stipendio da cameriere in giro per il mondo.

A meno che quella non sia il vostro legittimo e apprezzabilissimo sogno, ci mancherebbe. 

 

Pizzi

 

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Commenti   

 
+2 #1 Simo 2013-07-02 11:59
L'errore è questo: Volete sapere una cosa? Le storie dei miei amici emigranti non finiscono tutte con "e ora guadagna 2-3000 euro-dollari-st erline-corone al mese facendo il lavoro per il quale ha studiato tanto", anzi. Quelli che hanno avuto questa fortuna sono quasi tutti ingegneri, informatici, economisti (o come si chiamano quelli che ne sanno di economia), biotecnologi. Gente, per la maggior parte, che 2000 euro al mese li farebbe anche in Italia, oggi.

A parità di alta qualificazione non c'è MAI in Italia parità di potere d'acquisto (dato che lo stipendio non è un parametro affidabile, in quanto il costo della vita varia). E' un dato di fatto. Il problema è che è così anche quando fai i confronti con i Paesi dell'est.
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