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Un po' di tutto,
scritto bene.

Monologo di un’amante

 

“Guardami. Non ripeterò una seconda volta queste parole e non voglio che tu perda questo momento.

Ci sono volte in cui tu sei incredibile. Bello. Di una bellezza che io non conoscevo. Guardo il tuo viso e nulla sembra averlo mai segnato. È un momento esatto in cui i tuoi occhi brillano e non c’è ruga sul tuo volto. E la tua bocca. Dio, la tua bocca. Assume una smorfia che non è un sorriso, ma nemmeno un ghigno. È come uno spicchio di luna che ha la capacità di trasmettere tutto il suo senso di sazietà. Adoro la tua bocca quando si accosta alla mia e il tuo piacere si infrange sulle mie labbra.

Adoro passare il mio tempo con te. Vorrei più tempo. Sempre più tempo. Ne bramo ogni volta di più. È il desiderio che ho di te. È il desiderio che hai di me. La consapevolezza che mai nessuno mi abbia voluto come tu mi vuoi. Adesso, ieri, domani.

Voglio sentire ancora una volta il tuo sapore. Perdermi in te mentre mi baci e mi guardi. Cerchi di rubare dai miei occhi quei pensieri che non confesso nemmeno a me stessa. I segreti che nascondo alla parte più profonda di me, i segreti di cui il mondo, il nostro mondo, non sentirà nemmeno l’idea. E non ci saranno poli nell'universo ad attrarsi come noi quando siamo in questa stanza.

Ti guardo e ti desidero. Ti sento. Non credevo di essere in grado di provare questo vortice di emozioni. Sento il desiderio che hai di me. Sento che mi vuoi. A volte, mi sembra di esserne responsabile, come se tu potessi sentirmi perché io ti voglio. Che sciocca a riversare su di te tutte queste parole.

I miei pensieri si infrangono nei tuoi occhi. Le tue mani non hanno smesso di accarezzare la mia schiena. Ti guardo e tu sorridi. Sai quanto mi sia costato aprirmi. Sai che è così difficile per me essere qui. Infrango ogni mia regola pur di averti, pur di realizzare questo scambio di liquidi.

Accessoria nella tua vita. Accessorio nella mia vita.

Ti guardo e prendi forma. Ti guardo e vedo riflessa nei tuoi occhi la mia anima, meno pura, più umana, a suo dire imperfetta, ma appagata. Ebbra di questa passione.

Due corpi così estranei. Avvinghiati l’uno all'altro. Io sono perché tu mi vuoi. Tu sei perché la mia bocca sfiora il tuo io. Non c’è verso di smettere. La tua fame è la mia fame. Irrequieto. Tormentato. Mai sazio, eppure sei ancora una volta qui. Mi domando quando finirà tutto questo, come saranno le mie notti, le tue notti. Al mattino, quando il tuo odore non sarà sulla mia pelle, tra le mie lenzuola, sarò in grado di ricordare? Vorrò ricordare? Lo domando a me, cinica, distaccata. Lo domando a me che ho promesso che mai mi sarei persa in te. Lo domando a me, perché chiederlo a te mi costerebbe troppo. Sentirti dire che non ci sarà fine, come se il tempo potesse aspettare noi, come se tutto quello che si frappone fra di noi potesse essere superato. Stupida. Infantile. Malinconica romantica che non sono altro. Mi sento il personaggio di uno di quei romanzi che nessuno legge più. Margherita, Miriam, Anna, Vera… tutte insieme e nessuna. Per te io sono lo strumento attraverso cui tu senti di essere vivo, ancora una volta capace di provare quella passione che credevi sopita chissà dove. E tu? Cosa, chi sei per me? Tu sei lo strumento attraverso cui io sono accettata  nel mondo. Io esisto perché tu mi vuoi. Vittima e carnefice. Strumento e musicista. Tu suoni e io danzo come la migliore delle étoile. Io scrivo e tu sei l’eroe che non sapremo mai se salverà la sua bella. Incompiuta la tua storia, incompiuto il nostro futuro.

Guardo i tuoi occhi verdi e ci leggo la mia paura, la mia solitudine. Io esisto attraverso quello che tu comprendi di me. Quanto poco hai appreso. Mi sfiori e credi che sia quello il desiderio. Sciocco. Dici di volermi dare tutto, come se tutto mi fosse concesso, ci fosse concesso. Non puoi darmi nemmeno quello che vuoi di più. Non puoi darmi che gemiti, silenzi e carezze. Abbracci a metà i nostri, non possiamo esporci perché uno dei due finirebbe per mostrarsi debole. Viviamo così un amore a metà. Un grande amore a detta del mondo, un grande fallimento ai nostri occhi”

 

Elvira Ferrara

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