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Un po' di tutto,
scritto bene.

Non avete capito un tubo (compressore)

 

 

Dopo i fatti accaduti a Napoli sento il bisogno di dire la mia.

"No, che palle, ma non dici già la tua su ogni singola cosa accada nell’universo??" direte voi. Lo capisco, ma vi prego, statemi a sentire, solo per questa volta. Per questa volta metterò da parte i toni maleducati da troll che mi contraddistinguono e parlerò seriamente e in modo pacato, perché la situazione è seria. No, non è "solo" perché hanno violentato un ragazzino di quattordici anni con la pistola di un compressore infilata nell'ano, riducendogli l'intestino una poltiglia. Lo è sempre stata. Probabilmente sarò prolisso, ma vi prego di leggere tutto.

 

Vi parlo da uomo obeso, sempre stato sovrappeso fin dalle elementari, peggiorato andando avanti con gli anni. Ho sempre ricevuto epiteti poco simpatici per la mia mole, anche quando i kg di troppo erano pochi. Mi davano del ciccione quando pesavo 75 kg (per cm. 173 di altezza), mi danno del ciccione ora, ovviamente, che ne peso 140. Premetto che non sono arrivato a questo punto perché mi diverte un sacco stare male con me stesso, come molti di voi potrebbero pensare, bensì perché ad un certo punto si cade in un vortice senza via d'uscita quando vivi una vita intera col dito puntato addosso.

 

Ah, ma non pensate che il dito puntato sia solo quello dei ragazzini, no, è un dito infame che parte dalla tua stessa famiglia, per passare a sconosciuti per strada, professori, bidelli, compagni di scuola. Si comincia per scherzo, così ti rispondono, magari quando ti offendi, ma non è mai così. Non è mai così. Lo si fa per sentirsi meglio con se stessi, ci si bea di una situazione sfavorevole ad altri solo per potersi battere metaforicamente una mano sulla propria spalla e sentirsi migliori. Tutto questo per essere colpevoli di avere un corpo diverso da ciò che la società reputa accettabile.

 

Ogni singolo individuo ti dà consigli su come dimagrire, si trasformano tutti in dietologi espertissimi, senza sapere che ognuno di noi reagisce alle diete in maniera diversa e se per te funziona la dieta dell’acqua allungata con acqua non significa che funzioni anche per me. Ma loro continuano, uno ha un cugino che è dimagrito facendo questo, l’altra ha la sorella dimagrita facendo quest’altro e tu non senti parlare più di nulla se non di quanto fai schifo agli occhi degli altri. Per non parlare di quando si nascondono dietro al dito della salute, magari tra una boccata di sigaretta e un’altra.

 

La verità è che della salute importa proprio poco, a loro importa di non avere uno schifo di ciccione davanti alla faccia, perché rovina la vista. Così ti chiudi in casa, inventi scuse con gli amici per non uscire, perché se non sei totalmente stupido le occhiate degli altri le noti, le risatine, i commenti con la mano davanti alla bocca. Mi è capitato così tante volte di andare in qualche posto e, ormai abituato, notare gente che dava di gomito alla persona di fianco che puntualmente si voltava a guardare. Sì, sono io, guardatemi, l’attrazione principale della giornata, ciò che di più interessante vi capiterà oggi, probabilmente!

 

Sono l’elefante, la balena, l’ippopotamo, chiamatemi come più vi piace! Io assimilerò con un sorriso, poi andrò a casa a mangiarmi un kg e mezzo di merendine, perché l’alternativa è piantarvi una lama in gola. Ora, dovreste chiedervi quanto tempo passerà tra le merendine e la lama in gola. Perché non si tratta di prendersela col più debole, fate attenzione, non confondetevi. Voi ve la prendete col più debole quando siete in gruppo, perché sapete di essere spalleggiati di essere “forti”. Ma quando siete da soli vi trasformate in conigli, peggio, in roditori, vi guardate bene dal fare un qualunque commento. Pensate alla mia felicità, quando evito di entrare in un ascensore quando all’interno c’è più di una persona, perché so bene cosa balzerà nella mente da lì a poco. Allora ironizzo su me stesso “no, si figuri, sono grosso non ci entriamo!”.

 

Perché ti rimane solo quello da fare, battute su te stesso prima che le facciano gli altri, un attacco preventivo alla tua stessa persona. Ti demolisci per paura che a farlo siano gli altri, perché ormai ti hanno eroso, pezzo dopo pezzo, di te non rimane altro che un guscio vuoto e duro. Cominci ad essere sempre più timido, sempre più servizievole, hai bisogno che gli altri ti accettino, diventi uno zerbino. Poi la sera vai a letto, magari durante il giorno hai ricevuto un paio di insulti, anche scherzosi, ma tu ci resti male, fuori sorridi, ma dentro sei morto. Ti alzi e vai a sfogare il tutto nell’unico modo che ti riesce. Ingozzandoti, quasi a soffocare, la mente si annebbia e non vedi più niente, non sai cosa stai facendo, almeno finché non è troppo tardi e sei pieno fino a quasi a vomitare. I più “fortunati” lo fanno. Io no. Mai. Tengo tutto dentro, a memoria di ciò che la società pensa di me.

 

Avete presente quando leggete un articolo su Giuliano Ferrara, in cui spara una delle sue solite cazzate? Sarebbe logico pensare che i commenti venissero rivolti alle sue affermazioni, ma no! Perché mai? Concentriamoci su quant’è obeso e quanto fa schifo, tanto mica vi viene in mente che tra le vostre conoscenze c’è qualcuno nella sua stessa situazione. Ma voi vi difendete, ovviamente. “Lo prendo per il culo perché è obeso, ma tu mica sei come lui! Tu sei intelligente!” Ecco, io sì, tu probabilmente no, perché io sono esattamente come lui. Io sono obeso. Lui è obeso. Siamo uguali. L’intelligenza con l’obesità c’entra ben poco. Sono sovrappeso di una settantina di kg, ormai. La battutina a me non la fai. Non sono il tuo amico con la pancetta da birra che con due settimane a stecchetto torna normale. Io ho bisogno di anni, di anni in cui devo stare tranquillo per riuscire a raggiungere il mio scopo. “Ma guarda che ci sono persone che ce l’hanno fatta benissimo, il problema ce l’hai tu.” Vero. Ma non sono così tanti come potete pensare e comunque hanno sempre avuto aiuti che io posso solo lontanamente sognarmi. Perché quando è la tua famiglia per prima a prenderti per il culo, non hai speranze. Sei finito. Chi ha letto “Il Signore delle Mosche” capirà.

 

Si comincia con una battutina, un pizzicotto sulla pancia e si finisce con la pistola di un compressore nel culo.

 

Raffaele Argirò

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