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Un po' di tutto,
scritto bene.

Perché quella di whatsApp a pagamento è una bufala senza senso

 
" Whatsapp costerà € 0,01 a messaggio invia questo messaggio a 10 persone. Quando si esegue la luce diventerà blu. (Se non lo invii l'agenzia WhatsApp attiverà il costo) se non lo farai l'agenzia ti obbligherà a farlo. "

oppure:

" Whatsapp sta per diventare a pagamento a meno che tu non sia un utilizzatore frequente. Se hai almeno 10 contatti invia l'avviso ed il logo diventerà rosso ad indicare che sei un utilizzatore frequente. "
oppure ancora, con sprezzo dell'ortografia:

" whasapp costerà 0,01€ al messaggio. Mandalo a 10 persone. Quando lo farai la luce diventerà bl. ( se nn lo manderai l'agenzia di whasapp ti attiverà il costo ). Attenzione ricorda sul serio x questo ti obbligano ad avere l'ultima attualizzazione! "


Girano ormai da quasi un anno queste catene di Sant'Antonio su whatsApp , l'applicazione per smartphone che consente di mandare messaggi, foto e video usando Internet e non il traffico dati dei normali sms. Ed è proprio questo il punto che rende la storia di whatsApp una sciocchezza gigantesca: gli sms ("inventati" vent'anni fa) si pagano, whatsApp e simili ("inventati" con la diffusione capillare della copertura internet) sono cose ben diverse.

- Se avete finito i soldi della vostra ricarica , e provate a mandare un sms, il messaggio non verrà inviato; se invece siete collegati a qualche rete wifi, anche con zero centesimi di ricarica sul vostro telefono, potete tranquillamente mandare tutti i messaggi di whatsApp che volete senza alcun addebito.

- Se siete in un luogo dove il vostro smartphone ha poco campo e non prende bene , non siete sotto la copertura 3G (che è ciò che permette la navigazione internet da dispositivi mobili in assenza di wifi): in questo caso, potete mandare - a pagamento - un sms, ma non potete connettervi con i servizi di messaggistica web come whatsApp.

Chiarita la differenza tra i due tipi di messaggi, dovrebbe già risultare evidente che far pagare i messaggi di whatsApp è impossibile . Questo tipo di applicazioni (per citarne altre due simili, Viber e Skype ), infatti, nasce proprio con l'idea di non far pagare i costi relativamente assurdi degli sms, per cui vengono in genere sottratti agli utenti (nella versione solo testo, lasciando perdere gli mms) tra i 10 e i 15 centesimi a fronte di un costo per le compagnie prossimo allo zero assoluto .

Negli ultimi anni, quindi, a partire da Skype (o da Messenger ) si sono diffusi in tutto il mondo questi software, prima sui computer e poi su telefoni e tablet: grazie a Internet - che ormai quasi tutti, da casa o da dispositivi mobili, pagano in maniera " forfettaria " e non a consumo - si possono effettuare chiamate o mandare file attraverso la rete e risparmiando sugli addebiti imposti dalle compagnie telefoniche. Per dirla in parole povere, infatti, whatsApp e simili sono applicazioni che consentono queste operazioni senza interferire con il traffico telefonico di chiamate e dati.

Dire che " Whatsapp costerà € 0,01 a messaggio ", quindi, è come dire che Google costerà un centesimo a ricerca , o che si pagherà un tot per ogni mail inviata. Una cosa senza senso, una cavolata.

Anche perché, se pure fosse possibile addebitare un costo per ogni whatsappata , per quale motivo " l'agenzia " dovrebbe farlo? A parte le palesi str...ate della luce blu che diventa rossa o viceversa (come se un'emoticon :) che sorride si trasformasse in una faccina triste :( per qualche misterioso motivo), infatti, è abbastanza ovvio che non avrebbe senso - e sarebbe pure complicato da mettere in atto - per un'azienda come WhatsApp Inc. addebitare questo tipo di costi. Chi userebbe ancora un servizio a pagamento potendo disporre di servizi identici ma gratuiti? Nessuno al mondo: se un'app del genere fosse " pay per write ", sarebbe semplicemente abbandonata da tutti a favore delle altre free .

Possiamo stare tranquilli, quindi: whatsApp o simili non diventeranno mai a pagamento , e non potrebbe essere altrimenti. Al prossimo che vi invia un messaggio come quelli riportati, quindi, rispondete con il più classico dei " fatti furbo! ": magari non lo inoltrerà a dieci suoi contatti, ma almeno ci penserà due volte prima di coinvolgervi nella prossima catena di messaggi farlocchi.

AGGIORNAMENTO. Dopo aver pubblicato questo post sulla pagina facebook del blog, Alberto, un lettore, mi ha segnalato una cosa. Sul suo telefonino, nella pagina di whatsApp dei "settings" c'è una sezione "payment info" in cui è riportato che il "termine per la prova gratuita" è, nel suo caso, fissato al 29 gennaio 2013. Sia io che Alberto siamo d'accordo sul fatto che il pagamento si riferisce all'app stessa - che io ho pagato 79 centesimi, e forse per quello non ho questa schermata sulle impostazioni dell'app - e che sia impossibile che dopo la data X i messaggi diventino a pagamento (per i motivi che ho riportato prima). Tuttavia, mi è venuto il dubbio che siano proprio queste "payment info" ad aver fatto pensare a qualcuno che il pagamento fosse per i messaggi e non per l'app. Da lì a inventare un costo preciso di un centesimo e a parlare di emoticon che cambiano colore... be', mi sa che c'è voluta una bella dose di faccia da culo. O di malafede, fate voi. (Grazie, Alberto!)

AGGIORNAMENTO DEL 30 GENNAIO.  Alberto aveva ragione... Ecco cosa scrive il Corriere della Sera in un articolo dal titolo WhatsApp a pagamento, la rivolta degli utenti :
" Il programma di messaggistica  fra smartphone via Internet impone a chi possiede un dispositivo con il sistema operativo del robottino verde (Google Android) il pagamento di una tassa annuale dopo i primi 12 mesi di utilizzo. Nell'ultimo aggiornamento, si fa riferimento in maniera specifica alla possibilità di acquistare l'estensione temporale del servizio: "in-app purchase" è il termine tecnico che descrive la necessità di mettere mano al portafoglio in un secondo momento. Il canone, equiparato da un adirato commentatore a quello della tv di Stato, è di 0,79 centesimi. Oltre ai telefoni cellulari intelligenti Android, sono coinvolti nella novità anche i Blackberry e i dispositivi con os Windows. Tutti casi in cui il primo download non comporta alcun costo. Chi ha un iPhone ha invece dovuto sborsare subito 0,89 centesimi, pedaggio (fino a nuovo ordine) una tantum. "

Claudio Pizzigallo   (Pizzi)

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