Vai alla homepage
Un po' di tutto,
scritto bene.

Perché sono e resto contraria allo "Svuota carceri"

 

Con 317 voti favorevoli, 106 contrari e un astenuto è arrivato il via libera della Camera al decreto legge “Svuota carceri”. Il provvedimento torna ora al Senato, che lo dovrebbe votare in via definitiva entro pochi giorni. Contro il dl si sono schierati Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. E pure io.

 

di Daniela Giordanengo

Non voglio entrare nel merito della questione perché, onestamente, non possiedo le conoscenze adatte. O, forse, ho all’incirca quelle della maggior parte dei politici chiamati al voto, ma perlomeno ho l’umiltà di ammettere che mi sono sempre occupata di altro. Tuttavia, pur non volendo fare la tuttologa della situazione, mi piace riflettere su temi di attualità e desidero condividere pubblicamente il mio pensiero in merito.


Come può un autorevole Stato di diritto doversi affidare a una legge tampone, quale lo “Svuota carceri”?
Lo “Svuota carceri” non è una soluzione, ma un passaggio obbligato per non farci ammonire dall’Europa. Ma è possibile che il popò dell’Italia debba essere continuamente minacciato da una sculacciata europea?
È ragionevole che un detenuto rinchiuso in due metri quadrati costi 120 euro al giorno, ovvero più di quanto pago una camera d’albergo ogni volta che vado in vacanza?


Se le carceri fossero piene di persone giudicate colpevoli, in virtù di leggi ponderate e frutto di illuminati giuristi, sarebbe sensato ordinarne la scarcerazione? Se sì, allora saremmo legittimati a ritenere che quelle leggi tanto sensate non lo sono. Sentirci liberi di svuotare le galere, contravvenendo da un certo punto di vista alle sentenze, alle leggi e al lavoro svolto dalle forze dell'ordine, significa secondo me che siamo uno Stato del piffero basato su leggi del piffero.

 

Mi avvalgo di un esempio per potermi spiegare meglio. A scuola un’intera classe di 25 alunni viene bocciata da un collegio docente serio e professionale. Il preside si oppone, perché 25 ragazzi sono troppi. Per evitare che nel nuovo anno scolastico ci sia una classe eccessivamente numerosa, anziché prendere in considerazione l’idea di istituire una nuova sezione che andrebbe a occupare le aule vuote dell’istituto, decide di promuovere i “meno peggio”, gli alunni con la media del 5.5.

Così facendo, il preside mette in discussione il metro di giudizio degli insegnanti e non si dimostra così autorevole da poter fronteggiare i genitori delusi. Da quel momento si decide che tutti coloro che hanno una media del 5.5 vadano promossi, altrimenti, restando invariati i docenti, la situazione si potrebbe ripetere quanto prima.

 

Le carceri vuote continuiamo a lasciarle inutilizzate? 

E per la carenza di personale, di cui spesso si parla, non facciamo un concorso tale per cui il tasso di disoccupazione si ridurrebbe almeno dello 0,001 per cento?


Insomma, il mio no al decreto “Svuota carceri” non è dovuto a una sete di giustizia a tutti i costi, o perché penso che chi vende fumo o ruba per fame debba passare il resto dei suoi giorni in carcere (si potrebbe, per esempio, decidere che coloro che hanno commesso reati minori non finiscano in prigione). Piuttosto, il mio no deriva da una semplice riflessione: se l’Italia fosse un Paese serio, basato su un sistema legislativo serio, tutti coloro che infrangono le regole avrebbero una sistemazione dignitosa. Invece di varare norme lungimiranti e valide nel lungo periodo ci accontentiamo, ancora una volta come con gli esodati o i baby pensionati, del trucchetto all’italiana: salvarsi dalla sculacciata senza risolvere il problema.

 

LEGGI ANCHE: L'unica reazione possibile

Con tutta la gente che ruba e che ammazza

La presbiopia dei politici italiani

Le colpe degli italiani chiacchieroni

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna