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Un po' di tutto,
scritto bene.

Sciopero dei mezzi, sciopero con un fine

 

 

Oggi a Torino c’è lo sciopero dei mezzi pubblici. Una forma di protesta contro i progetti di privatizzazione dell’azienda di trasporti GTT, ma poco importa. Oggi c’è sciopero dei mezzi, ma dei fini dello sciopero non gliene frega molto a chi sui pullman, sui tram e sulla metropolitana ci va ogni giorno. Per la maggior parte di loro, anzi di noi visto che anch’io ho il mio bell’abbonamento in tasca, lo sciopero è solo una rottura di coglioni.

O una perdita di tempo, o una roba inutile, o un mix infernale di tutte queste cose.

 

“Voglia di lavorare mai, eh?”

“E anche questa settimana si fanno il loro sciopero, casualmente attaccato al week end...”

“Parassiti”

“Già normalmente ne passa uno ogni morte di papa, poi se si mettono pure a scioperare...”

“Ne hanno sempre una per protestare e non lavorare”

 

Questa è una breve antologia delle reazioni basic dei frequentatori di mezzi pubblici di fronte alla notizia di uno sciopero del personale di una qualunque azienda di trasporti municipale.

Fortunatamente, con un po’ di esperienza si può anche rispondere in maniera basic senza citare Karl Marx. Facendo notare due piccoli particolari: che chi sciopera rinuncia al giorno di paga (e quindi parassiti un paio di palle) e che se sciopera non lo fa per allungarsi un week end ma per difendere un proprio diritto e una propria opinione.

 

“E i miei, di diritti? E le mie, di opinioni? Non contano un cazzo, valgono solo i diritti dei tranvieri?”

 

Ecco, questa è la tipica risposta. Una risposta di un egoismo e di una mancanza di lungimiranza che poi è difficile stupirsi se c’è chi vota Berlusconi perché gli toglie l’Imu e poi si lamenta se nel frattempo vengono alzate altre tasse.

 

In breve: sì, valgono i diritti di tutti, anche di chi pensa che gli autisti siano dei parassiti. Però forse è il caso di ricordare che:

- Se i dipendenti di un’azienda non mettessero in piedi forme di protesta come gli scioperi difficilmente l’azienda si preoccuperebbe dell’opinione dei lavoratori (che infatti scioperano).

- Gli autisti dei mezzi pubblici non protestano perché vogliono modelle nude e disinibite che gli si strusciano contro manco fossero Robin Thicke (per le autiste pensare a una metafora opportuna), ma per migliorare le proprie condizioni di lavoro.

- Chi fa il tranviere o il controllore non ha uno stipendio da calciatore o da parlamentare tale per cui gli si possa dire “non rompere le palle e va’ a lavorare” con populistica ancorché in parte giustificata soddisfazione.

- Se il personale di un’azienda di trasporti sciopera, l’unica cosa che può fare è non far girare i mezzi a pieno regime. Sarà per mancanza di fantasia, ma che protestino interrompendo i rifornimenti di latte ai supermercati o mandando in piazza qualche ragazza russa in topless è difficile.

- Se scioperassero ma continuassero a garantire il normale servizio non gliene fotterebbe niente a nessuno. Non siamo in Giappone, che i lavoratori si mettono una fascetta nera al braccio e poi si fanno il mazzo come ogni giorno. In Italia spesso non serve neanche fermare i mezzi di trasporto per attirare l’attenzione, figuriamoci iniziative meno “impattanti”.

 

Ecco, insomma forse bisognerebbe smetterla di protestare perché dei poveri cristi rinunciano a giorni di paga per far valere i propri diritti: il rischio è di sembrare un insensibile egoista e anche vagamente fascista. In alternativa, ci si potrebbe limitare a lamentarsi quando si torna a casa bestemmiando e camminando, camminando e bestemmiando. 

 

Pizzi

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