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Un po' di tutto,
scritto bene.

Se la sinistra diventa grillina è la fine

 

sinistra destra

Ho aspettato per anni che ci fosse un "caso Quarto". Ero sicuro che sarebbe arrivato, perché era inevitabile: ad amici e conoscenti grillini, che rivendicavano come nessuno del m5s fosse coinvolto in storie di corruzione, tangenti e malaffare politico, facevo notare che difficilmente si è corrotti stando all'opposizione, perché non si ha molto da dare in cambio ai corruttori. Ma sapevo che era una questione di tempo, perché il potere logora chi non ce l'ha ma corrompe chi ce l'ha. E infatti.

 

Volendo, avrei potuto accontentarmi. In provincia di Torino un consigliere del Movimento 5 Stelle è stato beccato qualche mese fa a rubare qualche decina di euro di merce da uno di quei supermercati del bricolage, se non sbaglio. Questo senza contare tutte le difficoltà che hanno avuto e hanno nei medio-piccoli Comuni che amministrano, da Gela a Livorno. Ma la camorra, vuoi mettere la soddisfazione? Poter prendere in giro l'amico secondo cui nel "suo" partito sono tutti onesti e puri, sbattendogli in faccia delle belle intercettazioni e le indagini su un consigliere.

 

Certo, c'è da dire che non c'è neanche troppo gusto a prenderli in giro, questi grillini. Perché basta un mezzo sospetto e loro cacciano, espellono, coprono di insulti. E il sindaco Rosa Capuozzo è stata espulsa, come prima di lei il sindaco Messinese di Gela, colpevole di non andare d'accordo con i rappresentanti locali del movimento.

Per chi, come me, pensa da sempre che la creatura di Grillo sia principalmente un modo per conquistare il voto e la fiducia di persone poco propense al dialogo e quindi alla politica (in pratica, di gente che potrebbe tranquillamente votare per altri populismi, di destra e sinistra, che in Italia non mancano), queste vicende politico giudiziarie potrebbero essere motivo di esultanza e soddisfazione. Perché "lo dicevo io, che sarebbe finita così".

 

Ma per mia fortuna non è così. Anzi, a deprimermi e perplimermi sono proprio coloro che stanno attaccando il m5s, perdendo l'occasione di dare una lezione da adulti a questi giovani e abbassandosi al livello di chi mezzo gode dei mali comuni. Mal comune che in questo caso, sia chiaro, non è la criminalità organizzata che si infila nella politica, ma la semplificazione che porta questa nobile scienza a livelli da quinta elementare, massimo prima media. Linguacce, gesti dell'ombrello, corna e sgambetti, per capirci. Così, forse inconsapevolmente, si sta legittimando il peggior difetto proprio dei seguaci di Grillo e Casaleggio, ovvero quell'atteggiamento infantile e insensato di spacciare per semplici cose che in realtà non lo sono, di cedere costantemente al manicheismo tra buoni-buoni e cattivi-cattivi. Un atteggiamento che prima ancora che su parole come "sputtanare" e "demolire" poggia su frasi e proposte che iniziano con "basterebbe che" o "semplicemente bisogna" per risolvere questioni di tremenda complessità come sono quasi tutte quelle che sottendono all'attività (e non alla teoria) politica e amministrativa.

 

È da questa presunzione di semplicità che deriva il maggior pericolo che la creatura grillesca rischia di portare non agli altri partiti, ma alla nostra società. Convincere cioè gli italiani che davvero destra e sinistra sono concetti privi di senso, anzi inventati per imbrogliarci, e che in politica servono solo onestà ed estraneità alla politica stessa per prendere decisioni utili ed efficaci. Perché una volta accettata questa forzatura semplicistica, il resto diventa logica conseguenza di un'illogica premessa. Come dimostra proprio la defenestrazione del sindaco Capuozzo, atto politico del quale – secondo me – i maggiori responsabili sono nell'opinione pubblica per lo più schierata a sinistra che da giorni si sta esprimendo con argomentazioni tipiche di quel giustizialismo teoricamente conservatore, frutto dell'anomalia berlusconiana su cui la sinistra stessa si è "accomodata" per anni, favorendo indirettamente proprio la nascita del movimento grillino.

 

Penso in primis a Saviano, che dopo aver sbagliato a chiedere le dimissioni della Boschi, risvegliando per un attimo il garantismo genetico di una parte fortunatamente crescente della sinistra, ha chiesto (e ottenuto, quindi) un passo indietro da parte del sindaco alla quale solo pochi mesi fa aveva dato la sua benedizione di paladino contro la criminalità organizzata. Ma non solo Saviano: anche Orfini e soprattutto migliaia di militanti del Pd hanno metaforicamente brindato a questa vicenda, considerata la prova che la presunt(uos)a diversità grillina è solo una bufala. Cosa che sarebbe giusta, se non fosse che reagire come un Di Battista non ti rende diverso da lui, anzi legittima il suo comportamento per la prossima occasione, soprattutto agli occhi di certi elettori poco maturi e consapevoli (tipo Dibba prima di essere eletto).

 

Ora, io non ho letto granché delle intercettazioni e delle ricostruzioni sulla vicenda Quarto. Ma mi pare di aver capito che per ora il sindaco non è nemmeno indagato. "È vero, ma ci sono questioni di opportunità e buon senso" è la supercazzola proposta da Saviano e gli altri (stranamente, almeno fino a ieri, non Travaglio...). Ma che significa? Chi decide quali sono i casi di opportunità e buon senso in una vicenda giudiziaria?

Un politico viene eletto per amministrare e prendere decisioni. Se commette reati, è compito della magistratura scoprirli e punire il colpevole. Se non commette reati ma amministra e prende decisioni in un modo che non piace all'opinione pubblica, alle elezioni successive il politico e il partito che rappresenta riceveranno meno voti. Che senso ha dimettersi, a meno che non si abbia il potere di fare leggi che annullino i reati commessi? Che senso ha dire che si rispetta il lavoro della magistratura se poi si invocano dimissioni di chi è innocente fino a prova contraria, o almeno fino a essere indagato? Che senso ha un atteggiamento incoerente per cui si è prudenti con gli amici e violenti con gli avversari?

 

Quello che in tali circostanze manca all'opinione pubblica di sinistra, secondo me, è la forza di resistere alle tentazioni puerili e inutili che provengono dai diversi populismi che attecchiscono in Italia. La forza necessaria per non cedere alla tentazione di abbassarsi al livello dei propri detrattori. Temo anzi che il percorso sia già in fase avanzata, tale da non permetterci di guardare lucidamente intorno a noi. Dopo vent'anni di Berlusconi, abbiamo il cervello così abituato allo schema "ladro dimettiti" da non accorgerci di quanto lontano sia dai nostri valori.

 

A dirla tutta, il mio timore più grande è che rincorrendo i populisti su questa pericolosa china si favoriscano proprio i fenomeni populistici. Perché da una parte – la nostra – c'è un atteggiamento ondivago di garantismo e giustizialismo a seconda dei casi che inevitabilmente accresce la sensazione per cui "a sinistra fanno i superiori quando tocca agli altri e trovano scuse quando tocca ai loro". Dall'altra si indebolisce il movimento dei duri e puri, che perderanno parte dei voti di chi davvero pensa che per amministrare "bastano" onestà e freschezza. Ma c'è poco da esultare, perché quei voti che Grillo perderà andranno se va bene ad ampliare il bacino degli astenuti, se va male saranno la dote che Grillo lascerà al prossimo, l'ennesimo, partito populista.

 

Pizzi

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