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Un po' di tutto,
scritto bene.

Siamo sicuri che nessuno vuole fare il panettiere?

 

 

Ormai da anni, periodicamente, sui giornali leggiamo di panificatori alla disperata ricerca di giovani disposti a lavorare. Ma sarà ero che i giovani non vogliono fare questo mestiere? E come mai non si trovano offerte di lavoro in tal senso, ma solo corsi di formazione a pagamento?

 

di Fabrizio Landolfi

Sempre più spesso sento dire che i giovani italiani non vogliono fare lavori di un certo tipo, o meglio quelli più faticosi e con orari scomodi. Non solo, per alcuni sarebbe questa la vera causa dell’alto tasso di disoccupazione del nostro Paese: in pratica, secondo chi fa questo discorso, il lavoro c’è ma manca la voglia di sacrificarsi. Sarà vero? Io dico di no, decisamente. Perciò propongo qualche riflessione.

Qualcuno di noi, probabilmente, avrà sentito le voci ricorrenti legate al lavoro del panettiere, per il quale mancherebbero braccia in tutta Italia. Secondo quotidiani (ne parlò Massimo Gramellini su La Stampa già due anni fa), telegiornali e qualche sito internet, pochissimi giovani italiani sono disposti a lavorare nei forni, soprattutto per via degli orari notturni. L’Unione panificatori di Roma ha lanciato l’allarme anche sul Corriere della Sera: c’è forte bisogno di manodopera, per un lavoro ben retribuito (si parla di cifre vicine ai 2000-3000 euro mensili) e che non conosce disoccupazione, ma quegli scansafatiche dei giovani italiani non vogliono lavorare di notte e nei giorni festivi, né vogliono sporcarsi le mani con un lavoro manuale piuttosto pesante, anche perché “non dà status symbol”, così i forni della Capitale rischiano di rimanere senza fornai.

L’ignaro lettore si domanda come mai tanti disoccupati, esodati e cassintegrati non provano a buttarsi su una professione in cui si viene pagati bene e si trova lavoro con estrema facilità, dato che chi possiede un forno è alla disperata ricerca di personale. Certo ci sono gli svantaggi legati all’orario, ma piuttosto che dedicarsi a lavori generici, spesso precari e sottopagati, varrebbe la pena farci un pensierino, no?

 

Tuttavia, di annunci di lavoro per la ricerca di un panettiere non se ne vedono sui giornali dedicati alle offerte di lavoro, né sui siti internet, né tantomeno davanti alle botteghe in cui si produce il pane. Ma come, non servivano almeno 300 panettieri solo nella città di Roma?

Eppure, in fatto di inserzioni di lavoro credo di essere abbastanza informato su che aria tira, dato che negli ultimi tempi ne ho lette tante e ho anche scritto qualche post in merito sul blog di Pizzi. Ma non pretendo che chi legge mi creda sulla parola, perciò invito chi ne avesse voglia a verificare di persona. Guardate se ci sono, e quanti sono, gli annunci in cui si offre lavoro come panettiere, magari nei siti e nei giornali della vostra città.

 

paneÈ poi importante, infatti, fare anche un’altra considerazione: esiste una vasta offerta di corsi professionali, a pagamento, per imparare il lavoro del panettiere, come si può notare anche facendo una ricerca su internet. Più lunghi, più brevi, ce n’è per tutti i gusti, ma tutti piuttosto costosi (si parla di qualche migliaio di euro). Ho l’impressione che la notizia della presunta mancanza di lavoratori nei forni venga diffusa proprio per pubblicizzare indirettamente questi corsi privati, e per renderli più “preziosi” agli occhi di chi si sta interessando.

 

In secondo luogo, proviamo a fare una riflessione più concreta. Se io sono titolare di un’attività e non trovo il personale che mi serve, nonostante lo stipendio che offro sia almeno il doppio di quello che guadagna tanta gente, che cosa faccio? Se sono preoccupato perché nel mio lavoro non c’è ricambio (questo emerge dagli articoli che trattano il tema), come posso provare a rimediare? Per prima cosa, cercherei di offrire il lavoro anche a gente che non ha esperienza, e quindi che attualmente non sa lavorare nel mio settore. Naturalmente non posso offrirgli 2-3000 euro mensili da subito, dunque gli offrirò uno stipendio più basso per i primi mesi, gli darò il tempo di imparare il mestiere, fare pratica, migliorare ecc. Secondo la normativa italiana, per l’apprendistato c’è un limite di età, ma se ho davvero questo grande bisogno di manodopera mi conviene proporre un discorso simile anche a gente che ha passato i vent’anni da un pezzo, purché abbia la volontà di imparare un nuovo lavoro.

 

Invece, tornando alle inserzioni, le poche che si trovano relative alla ricerca di panettieri, si riferiscono a panettieri esperti e già capaci di lavorare autonomamente. Questa è una problematica vecchia e ormai nota: ci si lamenta che nessuno vuol fare certi lavori, ma non si pensa a dare la possibilità di imparare quei lavori, se non con dei corsi privati piuttosto costosi e che non danno, concretamente, la certezza di un posto di lavoro. Nel caso specifico, ciò accade perché evidentemente non c’è questa enorme domanda di cui si vocifera.

 

In generale, non se ne può più di sentir dire che la gente, soprattutto i giovani italiani, vuole solo il posto comodo, al calduccio dentro un ufficio e con orari da lavoro impiegatizio. Secondo chi si ostina a ripetere questo, nei mestieri diversi l’unica soluzione sono gli immigrati, gente più volenterosa e meno viziata. Sia chiaro, non ho nulla contro gli immigrati: se mi trovassi al loro posto, magari con alle spalle un’esperienza di fame, guerra e invivibilità nel mio Paese d’origine, mi comporterei esattamente come si comportano loro. Proverei a emigrare verso un Paese dove forse posso crearmi una vita diversa, e soprattutto trovare un lavoro, senza badare troppo alla fatica né alla paga, purché io riesca a mandare i soldi per vivere alla mia famiglia. Quindi non voglio affatto biasimare quegli stranieri che lavorano nel nostro Paese, talvolta accettando condizioni di vero sfruttamento che gli italiani rifiutano (sottolineo che rifiutano lo sfruttamento, non il lavoro in sé, ed è ben diverso).

 

Ma riprendendo il discorso di prima, chi è convinto che i giovani italiani non siano disposti a lavorare nei giorni festivi, nelle domeniche, nelle ore serali ecc., né a faticare, ci sarà mai stato in un McDonald’s all’ora di cena? Ci sarà mai stato in un centro commerciale alla domenica pomeriggio? Ci sarà mai stato in una di quelle pizzerie affollate e caotiche che si riempiono il sabato sera, e non solo? Vadano, vadano un po’ a vedere quanti giovani (ma non solo giovani) italiani lavorano, anche se è domenica, sabato, o tarda serata. Commesse, cassiere, baristi, camerieri, addetti dei fast food, ce ne sono molti più di quanto possa sembrare. Pagati con stipendi che non consentono chissà quale tenore di vita, in un paese dove un litro di benzina costa quasi due euro. Spesso assunti con contratti a termine che non danno garanzie per il futuro.

 

Credete che nessuno preferirebbe andare a lavorare come panettiere, con la possibilità di guadagnare 2000-3000 euro al mese? E non provano ad andarci neppure quei lavoratori stranieri che fanno lavori altrettanto duri, guadagnando molto meno?

Io invito a diffidare seriamente dei luoghi comuni quando si tratta di orientarsi nella ricerca di un lavoro, o di giudicare il problema della disoccupazione crescente.  

 

LEGGI ANCHE: Gli annunci di lavoro più strani di Porta Portese

Commenti   

 
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