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Un po' di tutto,
scritto bene.

Tra la merda e l’Inter c’è ancora differenza, credo

 

 

Ho seguito Juve-Udinese per radio, perché ero in giro e perché sono sensibile alle emozioni di Tutto il calcio minuto per minuto. Alla prima rimessa da fondo, al primo “calcio del terzino” come si diceva una volta, ho subito notato che i 12.000 o quanti erano bambini stavano imitando gli ultras, riproducendo il famoso coro “oooooh merdaaaa” che i tifosi della mia squadra urlano immancabilmente in ogni analoga situazione. E ne sono rimasto deluso, infastidito, anche un po’ disgustato.

Ma soprattutto, mi sono incazzato perché già immaginavo quello che poi sarebbe successo: critiche, cazziatoni, prediche, sermoni. Un coro, stavolta scritto, di “non si fa”, di “i più piccoli imparano il peggio” e insomma di “meno male che i bambini dovevano coprire con il loro candore una curva vuota per squalifica”. E ci sta, alla fine se lo sono meritato. Schiaffetto alla manina e la prossima volta vedi.

 

Quello che non ci sta è il resto della morale. In particolare, il discorso già rilanciato a mezzo Gazzetta che accomuna la merda e gli interisti. Ovvero, il coro ripetuto contro il povero Brkic e quello contro la squadra di Thohir e Moratti, il classicissimo “chi non salta interista è”. Ché io capisco che sulla rosea siano particolarmente sensibili al nerazzurro (e al rossonero), ma mi sembra di poter dire che c’è una bella differenza tra le due cose.

 

Da una parte c’è l’accanimento di migliaia di fanciulli contro un ragazzo poco più grande di loro, colpevole di fare il portiere nell’altra squadra, e quindi di dover battere le rimesse dal fondo tra sgradevoli epiteti coprolalici (questa fatevela spiegare dalla maestra, bimbi). Dall’altra parte c’è la rivendicazione di un tifo attraverso una sorta di “invito all’azione”: se sei della Juve devi saltare, se no sei dell’Inter. Il che non vuol dire che gli interisti non sappiano saltare, o che siano una stirpe da abbattere. Semplicemente sono “altro da sé”, e per rimarcarlo (in una serata gelida, tra l’altro) i piccoli gobbi si sono messi a cantare zompettando  “chi non salta interista è”. Lo stesso coro che cantavo quando avevo la loro età, senza che i miei amici interisti se la prendessero: semplicemente non saltavano. Un po’ diverso da quando, per esempio, una mia amica del Toro si metteva comprensibilmente a piangere se qualche compagno un po’ stronzo faceva partire quello schifo di coro su Superga, a cui peraltro qualcun altro rispondeva citando l’Heysel.

 

Ecco, se vogliamo insegnare qualcosa ai bambini, insegniamo loro altre cose (per esempio che la prima persona plurale vuole sempre la “i” prima di “amo”). Spieghiamo le cose per bene, senza api che impollinano cavoli sotto cui la cicogna trova i neonati, o altre favolette che ci inventiamo per tentare di dare una morale a tutto, anche a costo di forzare la logica.

Spieghiamo ai più piccoli che ingiuriare un calciatore ogni volta che tocca la palla, solo perché tocca la palla, è una cosa da non fare, perché offende immotivatamente la vittima e offende anche il buon gusto: ti ha fatto qualcosa Brkic? Ti ha rubato la merenda, o anche solo ci ha messo un quarto d’ora ogni volta che doveva rinviare? No, e allora non è una merda, è un avversario, una persona, un professionista che gioca in una squadra diversa da quella che piace a te. E devi portare rispetto a lui come a qualunque persona che svolge il suo lavoro onestamente.

Ma spieghiamo loro anche che è bello sentirsi parte di un gruppo, senza che questo voglia dire che chi non ne fa parte merita dolore e sofferenza. “Chi non salta interista è” va bene, va benissimo, soprattutto se poi l’indomani non si isola o peggio si insulta il compagno di classe che ha già la sfiga di tifare Inter. Voi siete della Juve? Bravi. L’Inter non vi piace? È giusto. Purché l’amore per una squadra non diventi odio per tutto il resto, un po’ di rivalità ci sta tutta, fa parte del gioco: basta rispettare gli altri e non pensare, come tra l'altro spesso fanno gli antijuventini, che tifare per una squadra piuttosto che per un'altra renda una persona degna di stima oppure no. Sono ben altri i valori importanti nella vita, il calcio è solo un gioco fighissimo.

 

Forse li sopravvaluto, ma sono abbastanza sicuro che i bambini capirebbero un discorso del genere. Tutti, anche quelli dell’Inter. Quanto agli adulti, in particolar modo certi giornalisti un po’ permalosi, forse no ma pazienza, ce ne faremo una ragione. E continueremo a saltare.

 

Pizzi

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Commenti   

 
0 #1 BestChau 2018-10-31 21:33
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