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Un po' di tutto,
scritto bene.

Un mondo senza letteratura

 

La cultura e la fruizione della cultura non sono esclusive: non appartengono a nessuno, e la convivenza tra diverse forme espressive non solo non è vietata, ma è anzi auspicabile.

È anche concepibile che nicchie diverse abbiano uditorî diversi, ed è lecito pensare che il paragone, specie se forzato, sia una strategia retorico-argomentativa fallace.

Premesso ciò, trotterellando pigramente su Facebook – che, ci piaccia o no, a modo suo rispecchia piuttosto fedelmente la nostra società – mi sono imbattuto sulla pagina di Pierlugi Cappello, e sulla pagina di Nesli.

 

Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 1967) è un poeta prolifico e pluripremiato, oggi uno degli esponenti di spicco della poesia italiana.

Nesli, nome d’arte di Francesco Tarducci (Senigallia, 1980) è un cantautore, rapper e beatmaker dalla corposa discografia.

 

Alle ore 14 del 7 febbraio 2014, la pagina di Cappello contava 2.321 “like”, quella di Nesli 731.355. Trecentoquindici volte tanto.

 

Questa è una poesia di Pierluigi Cappello:

Piove.

Piove, e se piovesse per sempre

sarebbe questa tua carezza lunga che si ferma sul petto, e le tempie;

eccoci, luccicante sorella,

nel cerchio del tempo buono, nell’ora

indovinata

stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,

uno stare senza dimora

che ci fa intangibili, sottili come un sentiero

di matita

da me a te né dopo né dove, amore,

nello scorrere

quando mi dici guardami bene, guarda:

l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

 

Quelli che seguono sono invece alcuni versi, alcune rime di Nesli, che i suoi fan ostentano fieramente sulla propria pelle, esibendo fotografie dei tatuaggi che le riportano:

Eccomi qua

con i miei se

con i miei ma

con i miei pensieri che non mi va.

E poi:

Io vivrò come se non ci fosse un domani.

Tutto ciò che ho scritto/ a me è capitato.

Quello che lasci/ non va più via.

Prendi il peggio della vita/ e trasformalo in meglio.

Il bene genera bene.

Quello che non mi uccide/ mi può soltanto migliorare.

Ciò che segna/ insegna.

Sembra strano/ sembra essere umano/ a volte le persone/ non sanno dirsi ti amo.

Addio brutti pensieri/ siete un ricordo di ieri.

Se la vita fugge/ io non fuggirò.

 

Senza prendere in esame i dati di vendita, ma limitandosi all’immediatezza della compartecipazione sul social network, si può affermare che il successo di Nesli sia trecentoquindici volte superiore rispetto a quello di Pierluigi Cappello, se non altro come penetrazione popolare? Ribadendo che la fruizione del rap non esclude quella della poesia, o della letteratura, è inevitabile che il rap raggiunga furoreggiando centinaia di migliaia di persone e la poesia rimanga in una nicchia? I versi di Nesli sono apprezzati per la loro immediatezza quasi banale? C’è necessità di condivisione, di sentirsi parte di un gruppo senza doversi sbilanciare? E c’è, all’opposto, nella poesia, una presunta e fiera superiorità, una spocchia finalizzata a difendere un bagaglio culturale e un gusto d’élite? Al poeta il riscontro popolare e commerciale non interessa?

 

Temo, con rassegnazione, presunzione e consapevolezza, che la massa dei consumatori non disponga di adeguati strumenti culturali per comprendere e apprezzare null’altro che accostamenti elementari. Gli stessi slogan facili e vuoti delle tribune politiche, quelli che strappano l’applauso e il consenso popolare; le frasi fatte degli assessment con cui le grandi aziende tracciano superficiali profili dei propri dipendenti; i motti motivazionali che affascinano gli indifesi e generano business.

C’entrano la curiosità, la sensibilità, la scolarizzazione. E, da parte nostra, c’entra il desiderio di non rassegnarsi alla mediocrità, la volontà di non seguire il mercato, ma piuttosto di provare a orientarlo.

Un mondo senza poesia, un mondo senza letteratura di qualità, è un mondo che non solo si impoverisce, ma anzi è un mondo classista che accresce le differenze tra il ricco e il povero.

 

Andrea Gualano - Edizioni Compagine 

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