Andando su

29 Marzo 2012 0 Di Pizzi

Giusto un racconto, forse meno. L’ho scritto io, insieme ai prati sopra Torino.

Claudio Pizzigallo (Pizzi)

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Andando su
È un profumo strano quello che, in primavera, ti accompagna lungo i tornanti che portano in collina. Un’essenza che sa di pasquette e pintoni di vino aperti alle undici di mattina, di fame atavica e chimica e di patatine in busta mangiate a due mani mentre la brace riscalda le prime bruschette. Sì, forse il profumo dei tornanti è lo stesso delle patatine, per quanto assurdo possa sembrare.
La vecchia punto grigia vi si arrampica senza annusare l’aria, anzi ansimando un po’. Subito dopo una curva a sinistra, un piccolo parcheggio da cinque o sei posti accoglie le sue stanche membra; si ferma, e per farsi aria spalanca subito le portiere, che quasi rimbalzano avanti e indietro come due braccia lasciate andare. Passano cinque o sei secondi, prima che dall’auto escano Giulio ed Enrica.
Lui ha in mano un paio di teli da spiaggia e una bottiglia d’acqua, lei una borsa grigia di pelle e l’anima di Giulio.
Lasciata a riposare l’auto, Enrica e Giulio entrano nel parco in pendenza, alle pendici di un’altra collina più alta, il cui profilo mostra una simbiotica alternanza di passato e futuro, con querce e castagni mischiati alle antenne per le radio e i cellulari di tutta la città. Il telo giallo di Enrica si stende a fianco a quello blu di Giulio, e insieme sembrano quasi il disegno di una spiaggia fatto con le tempere da un bambino. Del resto, anche senza costume da bagno i due ragazzi si sentono davvero un po’ al mare.
Anche a pochi chilometri dal rumore di fabbrica, la coppia sembra non accorgersi della città che incombe dal basso. Gli alberi che in questo punto coprono buona parte del panorama metropolitano sono una barriera per gli occhi, un muro tra l’adesso e il resto del tempo. A questo pensa Giulio, stipendi precari e appuntiti come i ricci delle castagne a ottobre. Ma oggi fa caldo, l’autunno e l’inverno sono lontani e poi Enrica è uno schianto, con quel vestitino a fiori e la gonna che finisce dieci centimetri sopra il ginocchio.
Lei nota lo sguardo di lui anche dietro al fumo di una sigaretta divisa in due per celebrare il momento. Sorride, poi si morde il labbro inferiore, come fa quando ha un’idea o quando è particolarmente soddisfatta, e si alza in piedi di slancio. Scatta un paio di foto con il telefonino, poi accende la radio e dà le spalle alle antenne, come a voler negare l’evidenza di un legame necessario. Dal basso, Giulio la osserva coprendosi gli occhi con la mano.
Una canzone di qualche anno prima li sorprende. Improvvisano un coro, e tanto basta a essere felici per un altro po’.
Claudio Pizzigallo (Pizzi)


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