Chi non partecipa vale zero. Il perché del Movimento 5 Stelle

7 Maggio 2012 0 Di Pizzi

Dopo Fabrizio Landolfi, anche Alberto S. vuole raccontarci la sua storia con il Movimento 5 Stelle. Inutile dirvi altro, se non ribadire che questo NON è un blog di/per “grillini”, ma un blog dove CHIUNQUE può scrivere quel che vuole. Purché abbia qualcosa di interessante da dire e lo dica con educazione.
Io, per la cronaca, continuo a non pensarci nemmeno a votare per il M5S.
Pizzi
Chi non partecipa vale zero. Il perché del Movimento 5 Stelle
di Alberto S.
Faccio parte del MoVimento 5 Stelle di Chieri dal 2007, praticamente dagli albori, da quando in realtà ci chiamavamo “Meetup”. Cinque anni in cui ne è passata di acqua sotto i ponti e, devo dire, ne ho sentite di tutti i colori.
Qualcuno disse “prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. In effetti, agli inizi nessuno sembrava dar retta a noi, un manipolo di incazzati destinati a scavarsi la fossa da soli. Ora le cose sembrano cambiate e le critiche e gli attacchi fioccano come la neve a Natale.
Oggi si tende troppo spesso a parlare di Grillo e poco dei “grillini”. Si critica con troppa ferocia un comico, che non è mai stato candidato né eletto, e poco delle idee del MoVimento, che sembrano quasi fare paura. Ci dicono che facciamo demagogia, antipolitica… ma quando parli di idee, di cose concrete, cala il silenzio: nessuno capace di rendersi conto che l’antipolitica è fatta da chi, la politica, l’ha distrutta. Non da chi ne denuncia il pessimo stato.
È come se la polizia, che coglie in flagranza il ladro che sta rubando, venisse accusata di essere intollerante.
Dunque, perché il MoVimento 5 Stelle?  All’inizio, ero semplicemente un ragazzo che non si faceva molte domande. Facevo la mia vita da studente liceale ma nulla più, nessun impegno. Con l’attività nei Meetup ho però riscoperto qualcosa di nuovo, di diverso.
In Italia troppo spesso si tende a delegare, e la gente ritiene che andare a votare sia l’atto finale di un misero impegno civile: sbagliato, perché un cittadino, degno di essere definito tale, delega sì, col proprio voto, ma deve poi vigilare sull’operato dei soggetti cui ha dato mandato.
In effetti, come ci si può lamentare oggi, se non si è tenuta sotto controllo l’attività dei soggetti da noi eletti? Parlamentari, consiglieri regionali, comunali ecc. sono nostri mandatari o, come preferisco dire io, “dipendenti”: abbiamo dato loro mandato, ne rispettino dunque il contenuto e  su di essi dobbiamo vigilare. Questa è l’idea alla base della quale ho deciso di impegnarmi attivamente: come dicevano gli stessi greci, un cittadino deve interessarsi alla cosa pubblica, altrimenti non si lamenti dei “periodi bui”.
Proprio la mancanza di controllo, infatti, ha portato in Parlamento decine di soggetti, condannati per mafia e altri reati gravi. Ma di questo in Italia non si può parlare, è soltanto pericolosa demagogia. E il resto del mondo ci ride dietro.
Vado oltre e, più in generale, devo dire che la parte più interessante di questo impegno diventa poi una sola: per poter vigilare sugli eletti, bisogna conoscere. E per conoscere, bisogna processare minuziosamente gli atti pubblici. E così si viene a scoprire che gli inceneritori aumentano la mortalità per tumori e i costi delle bollette, che esistono trattamenti a freddo dei rifiuti molto più redditizi e non inquinanti ma ignoranti dai partiti di desta e sinistra, almeno in Italia.
Scopri così di come vengono sprecati i soldi pubblici, e cerchi una soluzione. Proponi di non candidare soggetti condannati, imputati o indagati, proponi di non percepire i rimborsi elettorali (aboliti con un referendum) al contrario degli altri partiti, proponi ancora di porre un limite ai mandati (due, anche non consecutivi), proponi di ridurre lo stipendio degli eletti… tutte proposte che il M5S ha attuato ovunque è riuscito a vedersi eleggere almeno un  proprio candidato ma, anziché veder applaudire questa scelta, si viene tacciati ancora una volta di fare odiosa demagogia.
È proprio questo che non sopporto: in Italia ha sempre regnato un sistema (corruzione, condannati eletti, ecc.), e oggi appena si propone un cambiamento, si viene subito insultati e attaccati:
A cosa serve il Movimento 5 Stelle? Anche loro finiranno per farsi corrompere ”. Fa male vedere che ciò che è senso civico all’estero, in Italia è demagogia. È un paradosso tutto nostro: siamo nella “ merda ”, ma non vogliamo uscirne “ perché è demagogia ” e poi “ perché tanto nella merda ci finiremmo di nuovo ”.
Mi sembra si possa parlare tranquillamente di una forma di sindrome di Stoccolma: gli italiani si sono così abituati alla corruzione e allo schifo, che quasi se ne sono innamorati. E appena gli proponi un cambiamento, nonostante biasimino la situazione creatasi, la difendono dietro lo spauracchio della “demagogia”. Se non fosse così, perché allora si parla di Grillo?
Parlate piuttosto di piste ciclabili, parlate di acqua pubblica, parlate di inceneritori. Parlate di Tav, leggete gli atti pubblici, non fidatevi di quanto sentite in TV e ragionate sempre con la testa vostra, non con quella delle televisioni o dei segretari di partito. Essere nel M5S significa, almeno per me, non avere capi o segretari, tornare quindi ad essere padrone di me stesso, critico e curioso verso tutto, ma sempre aperto al cambiamento. Non so cosa succederà domani, né tantomeno cosa succederà una volta entrati in Parlamento.
Ma è proprio questo l’errore: non affidate a nessun partito, nessun logo, la speranza di poter cambiare le cose, siate voi stessi, attraverso il vostro impegno, il cambiamento che volete vedere.