Commissioni parlamentari: la ragione dei grillini (e di Civati)

10 Aprile 2013 0 Di Pizzi


Viviamo giorni di profonda incertezza politica e metafisica, e io trascorro le mie giornate in balìa della corrente, pronta ad aggrapparmi a qualunque scoglio mi appaia vagamente solido.
Eppure, nonostante sulla metro, dal droghiere, finanche nei migliori parrucchieri di Milano, dopo il periodo aureo dello “ spread un tanto al chilo ” e  del “ ce lo chiedono i mercati ” sia arrivato il tempo del facts checking , a me pare invece che i “fatti” siano scomparsi dal dibattito politico .

Si dichiara tutto e il contrario di tutto, e il tentativo di smentire le bestialità più banali viene sistematicamente derubricato a trollaggio (altro termine che non si può non conoscere se ci si vuole fregiare di padroneggiare uno urban dictionary di base).
Ma in queste “ ore dramatico ” c’è un uomo che mi pare aver conservato più lucidità di altri, e i cui chiari scritti illuminano le mie giornate come se avessi trovato l’ Uomo della Provvidenza : parlo e scrivo di Giuseppe Civati , deputato Pd, in arte Pippo, o ciwati con la doppiavvù (nel senso del suo blog, www.ciwati.it/ ).

Seguendo il mio nuovo beniamino – tra gli altri argomenti degni di tutta la mia attenzione e del versamento delle poche lacrime che mi rimangono – mi sono appassionata al dibattito sulla formazione delle commissioni parlamentari . Il “nostro” ne scriveva già il 2 aprile qui , e successivamente qui e qui .
Quindi non vi sorprenderà che oggi – quando Pizzi ha postato su facebook la foto seguente – io abbia deciso di approfondire l’argomento.

Sono pertanto andata a controllare sullo status del Messora se vi fossero state repliche di sorta (devo confessarlo: anche e soprattutto infastidita dalla ridda di punti interrogativi a chiusura dell’intervento del Dieni , che me lo rendevano subitaneamente antipatico, e non perché fossi animata da chissà qual Sacro Fuoco Grillino , domineddio me ne scampi!).
Ebbene, quel che non si può evincere dalla foto, è che in più di un commento successivo, l’articolo citato ( Legge 127, art. 30 comma 3 ) viene collegato al solo regolamento del COPASIR , e non alla formazione delle commissioni parlamentari tout court.

Ohibò ” mi son detta “ e chi mai avrà ragione?

Con una rapida ricerca ho trovato un parere molto autorevole sull’argomento, vale a dire quello di Giovanni Maria Flick , presidente emerito della corte Costituzionale, che in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, il 7 aprile scorso, dichiarava senza fraintendimenti di sorta: “ Sia nei regolamenti di Camera e Senato sia nella Costituzione non c’è nulla, dico nulla, che in merito alle Commissioni faccia riferimento a un problema di maggioranza e minoranza “. ( link a intervista integrale )

Sarà anche vero che ho fatto del non attenersi acriticamente all’ Ipse dixit un mio precetto di vita, però – ” digiamogelo ” – uno che è stato membro della Corte Costituzionale per otto anni, arrivando anche a ricoprire la presidenza dell’organo, merita almeno abbastanza stima da far sorgere dei dubbi anche nell’antigrillino più intransigente!

Son però di quelli che pensano che il reperimento di facili informazioni e nozioni “ sulla rete ” (o “ sul www ”, come direbbe Rocco Tanica) ci abbia sì facilitato l’esistenza, ma anche definitivamente rovinati, e quindi lascio a questo scritto l’intento di costituire solo un appello , nella speranza che fra i miei venticinque lettori ve ne sia anche solamente uno che dell’argomento sia perito davvero, e che abbia voglia di fare le ricerche del caso con gli strumenti appropriati.
Vien da sé che non sono annoverabile fra i sedicenti giureconsulti.

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