Con e senza di te

26 Giugno 2013 0 Di Pizzi

 

Un racconto su un muro, un bambino e l’Irlanda. Ispirato da una storia vera (ho detto ispirato DA, non A)

 

di Mai T.

Dalla finestra di camera mia si vede un muro. Il muro racchiude il centro storico della città. Non è eccessivamente alto, né imponente: è un semplice muro di mattoni, ma è sufficiente per dividere ciò che sta dentro da quello che c’è fuori. Ogni tanto immagino di saltellare da una parte all’altra del muro, come se avessi le zampe di una cavalletta, ed è buffo perché proprio mentre stavo facendo questi pensieri, stamattina, ho visto un bambino seduto sul muro. Indossava una camicia bianca e dei pantaloni neri e se ne stava lì, a fissarsi le gambe che ciondolavano. Poi è sparito.

 

È ricomparso oggi, nel pomeriggio, mentre stavo rincasando. Do un’occhiata verso il muro e lui era là sopra, che camminava in bilico con le braccia tese, sembrava una croce, una mano afferrava l’est mentre l’altra cercava l’ovest.

 

E poi stasera, ancora. Nel silenzio del dopocena sento qualcuno correre di fuori e so che è lui, i capelli al vento, gli occhi sgranati. Alcune persone diventano sospettose, ad alcune persone non piace che la gente si aggiri per le strade, a quest’ora, non si sa mai cosa potrebbe succedere. Il bambino continua a correre.

 

Riesci a vedere le fate?” è questo quello che mi ha chiesto mentre mi prendeva una mano e poi l’altra e facevamo un girotondo e tutto intorno girava e girava e girava. Non sento più la tua mano, sei più in alto di me, molto, ma molto, ma molto più in alto, la luce del sole abbaglia la tua camicia bianca, che vola in alto nel cielo, solo una camicia bianca, come ne ho viste tante altre. Cade per terra vicino a me. Solo una camicia bianca.

 

Stamattina ho visto che il bambino parlava con un altro bambino, si prendevano per mano, giocavano insieme. Ridevano. Sono uscito fuori di casa e li ho visti sdraiati per terra, in mezzo alla strada, due camicie bianche, due pantaloni neri, e quell’immagine si moltiplicava davanti ai miei occhi, centinaia di volte. Poi si sono rialzati, hanno ripreso a saltellare e io sono sparito in lontananza.

 

Qualcuno non è contento. Al padre non piace che suo figlio giochi con il bambino del muro, gli urlava di stare alla larga, di stare alla larga da suo figlio, che doveva stare alla larga dal bambino, che doveva stare alla larga da suo figlio, alla larga dal bambino, dal figlio, dal bambino, dal figlio, dal bambino. Un bambino. Solo un bambino, come ne ho visti tanti altri. Le urla del padre risuonavano per tutta la città, come da megafoni, e la sua ombra si faceva sempre più grande sui mattoni del muro. Con gli occhi iniettati di sangue, prese il bambino per il braccio e lo strattonò giù dal muro.

 

Sono uscito fuori di casa e l’ho visto sdraiato per terra. Metto una mano davanti agli occhi del figlio il cui padre guarda altrove, alla memoria di chi è stato, in passato, quando era un bambino e si vestiva con una camicia bianca e dei pantaloni neri e da camera sua vedeva un muro.

 

Londonderry/Derry (se la si chiama Londonderry si incazzano i cattolici, se la si chiama Derry si incazzano i protestanti, a volte anche l’ordine dei nomi può creare problemi) è la Capitale della Cultura del 2013. Il 30 gennaio 1972, a Londonderry/Derry il Primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone ventisei.

 

Barney stava correndo in aiuto a Patrick sventolando un fazzoletto bianco, quando venne ucciso da un proiettile che lo colpì sul retro della testa.

 

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