Dietro l’obiettivo – Mi prenderanno per il culo?

12 Luglio 2013 0 Di Pizzi

Le storie abbastanza assurde che capita di vivere quando di mestiere si fa il fotoreporter

 

di Daniele Solavaggione

Iniziando a diventare ormai un reporter anziano (in termini lavorativi e non anagrafici), mi rendo conto di aver accumulato una quantità impressionante di aneddoti, curiosità e amenità varie che la gente si sente in dovere di dirmi quando mi vede con la macchina fotografica.

 

Il primo impatto può essere di due tipi. Il primo è il classico “cosa è successo?”, mentre il secondo approccio solitamente suona come: “oh Capo, ma di che tele sei?”.

 

Alla prima domanda posso rispondere in due modi: se la persona mi sta simpatica a pelle, le spiego cosa è successo per quel che ne so (del resto, guarda caso, raccontare le cose alle persone sarebbe il mio lavoro); se invece la persona mi sta antipatica e/o se quel giorno mi sento burlone (o coglione, anzi, meglio dire coglione), mi lancio in risposte fantasiose.

Una delle ultime è stata a una corsa per bambini, la “baby run” in piazza Vittorio. Decine di bimbi con un pettorale, tutti pronti a correre, arriva il solito genio e mi chiede: “Ma è una corsa di bambini?”. Domanda a cui mi sono sentito di rispondere: “No, è una corsa di nani, il primo vince le mutande di Biancaneve”.

 

La più memorabile però rimane quella in cui stavo fotografando un allarme antrace davanti a Equitalia. C’erano i vigili del fuoco in tuta bianca e mascherine e i tecnici dell’Arpa che facevano il proprio lavoro, quando una signora anziana, peraltro gentile e cortese, mi si è avvicinata chiedendomi cosa fosse successo. “Al Qaeda ha sferrato un attacco chimico in zona, le conviene correre subito a farsi mettere in quarantena o rischia di morire nel giro di cinque minuti” le ho risposto.

Sì, be’, devo ammettere che quella volta ho un po’ esagerato… Meno male che il poliziotto di turno mi conosceva e non mi ha arrestato per procurato allarme, visto che ci hanno messo ben più di cinque minuti a calmare la signora urlante, alla quale ho poi dovuto chiedere scusa quasi in ginocchio.

 

Per quanto riguarda la seconda categoria di curiosoni, quelli che mi chiedono di che tele sono, non c’è battaglia. Ho provato una volta a fare sommessamente notare che una macchina fotografica differisce leggermente da una videocamera (quando questa differenza era ancora palpabile, naturalmente), ma invano; e quando dico che no, sono di un giornale e non di un canale televisivo, questi mi guardano come se fossi l’ultimo sfigato della terra, quasi non compassione mi dicono “vabbuò”, si girano e se ne vanno. Maledetto Berlusca!!

 

Solitamente, però, le reazioni sono davvero troppo eterogenee per essere qui riassunte: si va dai No Tav, per cui tu sei comunque un servo dei padroni anche se appartieni a un’agenzia sfigata e sei un precario che vende le foto per una miseria, ai giovani ai concerti per cui sei il loro eroe che li farà andare “minghia-sull-internette”.

Molto spesso, poi, mi capita di dover citofonare a casa di persone per fare fotografie aeree dai loro balconi, e devo dire che la gente è meno malfidata e molto più cortese di quello che si possa pensare.

L’episodio top di questo filone, però, riguarda un mio collega, che anni fa doveva fotografare un’area industriale, credo dalle parti di Moncalieri. Arriva, citofona a un signore, e gli dice: “Buongiorno, senta sono un fotografo della Stampa, gentilmente mi fa fare una fotografia?”. Questo gli apre e lo fa salire, e una volta entrato gli dice: “Mi aspetta due minuti?”, e si dirige verso il bagno. Il mio collega aspetta, e dopo un po’ questo torna tutto pettinato dicendogli: “Ok, mi fotografi pure”. Il mio collega, a quel punto, gli ha fatto due foto e se ne è andato, per poi salire sul balcone del vicino. Dopo, alla mia obiezione sul perché non avesse spiegato la situazione al signore pettinato, mi ha risposto: “Poverino, era così contento, non me la sono sentita di dirgli che non ero lì per fotografare lui…”.

 

Ma la cosa che più di tutte mi fa davvero, ma davvero uscire dalla grazia di dio riguarda il fatto che la gente non si rende minimamente conto che la mia è una professione e che anche se ormai sta cadendo in disgrazia io ci pago ancora il mutuo. A parte le persone che alle varie manifestazioni mi rivolgono frasi tipo “ma sì, va’, fammi una foto…”, come se io fossi a loro disposizione, chi veramente odio all’inverosimile sono i vari uffici stampa o le testate che chiedono le fotografie gratis, spiegando “ma le pubblichiamo e le firmiamo eh…”.

 

Una volta, a un fenomeno che mi aveva fatto tale richiesta, ho risposto così: “Allora domani vai dal macellaio, ordina due belle bistecche, poi al momento di pagarle di’ alla cassiera: ‘guardi me le dia gratis, ma giuro che le mangio eh, anzi dirò anche a chi le mangia con me dove le ho comprate’… spero che il macellaio ti pianti il coltello tra le scapole”.

 

Ok, lo ammetto, la diplomazia non è mai stata il mio forte, forse come ambasciatore non avrei fatto una gran carriera…

 

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