Germano consiglia: “Funny Games” (Austria, 1997)

15 Ottobre 2012 0 Di Pizzi


(Trama film da wikipedia)


Un gioco divertente.  Michael Haneke  ci porta dentro al suo ” Funny Games ” (la versione originale, quella del 1997) in maniera esemplare e repentina. Dalla serenità della musica lirica proveniente dal lettore CD della station wagon di una giovane famiglia, al frastuono anti-melodico della chitarra e della voce di John Zorn.

Nei titoli di testa vi è già il contrasto e la tensione che esploderà di lì a poco. Il film del “ nuovo cinema austriaco ” è un film duro e violento, che rischia di portare lo spettatore al limite di sopportazione per l’insolenza dei due ragazzi; per questo il regista introduce gli ammiccamenti del giovane attore (che ricorda con il suo vestito i drughi di Kubrick), indispensabili per metterci con le spalle al muro. Il trucco dello sguardo in camera ci rende complici e colpevoli, quindi dobbiamo decidere se continuare a guardare o meno.

La tensione e la tortura emotiva sono notevolmente ampliati dai continui fuori campo che si concentrano sull’indifferenza dei seviziatori, dalla telecamera lenta, macchinosa, poco ferma e tentennante in favore a lunghi e a volte irritanti piano sequenza.
Paul, uno dei due psicopatici, sbeffeggia il tipico ritratto sociologico degli squinternati killer che siamo abituati a osservare e di cui sentiamo tanto parlare. Descrive infatti il proprio compare come “trash”, omosessuale, tossicodipendente, alcolizzato, incestuoso o con gravi situazioni familiari. La comoda misura di cattiva educazione.

Seppure spiazzante, la presenza del mostro colto, sportivo, dalle formali e odiose buone maniere, dà all’opera l’effetto della violenza per il gusto della violenza, che è senza ombra di dubbio il leitmotiv del suo cinema. Maestro nel rappresentarla nelle sue mille sfaccettature, Haneke riesce a farlo con pochissimo sangue, tenendo spesso e volentieri la violenza fisica fuori dall’inquadratura. Un film che nella sua assurdità riesce a far riflettere sulla futilità di certe azioni davanti al proprio destino e che compie un’analisi accurata della follia.
Non paragonabile, come alcuni trailer di presentazione hanno fatto, ad  Arancia meccanica , è un film che merita comunque di essere visto e che forse è un caso unico nel cinema mondiale.

Germano Centorbi


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