Germano consiglia: This must be the place (Italia, 2011)

11 Ottobre 2012 0 Di Pizzi

“I am the passenger and I ride and I ride
I am the passenger
I stay under glass
I look through my window so bright” 

Iggy Pop – The Passenger 

Il testo della canzone di Iggy Pop, a mio parere, rappresenta un condensato dell’ultima opera di Sorrentino e del suo protagonista, più ricco ed intenso di quanto non lo sia, invece,  This must be the place  dei Talking Heads, che pur assume un ruolo importante all’interno di esso e che dà il titolo al film stesso.

Cheyenne/ Sean Penn, una rockstar celebre negli anni ’80 è infatti un viaggiatore, o meglio  The Passenger  (Il viaggiatore), di questa sceneggiatura scritta dallo stesso regista.
Sean Penn ci aveva lasciato, in  The tree of life , un suo sguardo nel vuoto, perso sui grandissimi palazzi che, mascherandosi con il cielo, ne facevano un tutt’uno.
Qui, invece, lo ritroviamo dentro ad un palazzo ed adesso è lui, invece, a mascherarsi.  È , infatti, lo smalto passato sulle dita del piede ad essere mostrato in scena prima dell’attore stesso.
Così ci viene presentato un personaggio, un viaggiatore, che porta, all’interno della sua valigia, una serie di situazioni complicate e noiose (“ È  la noia, non la depressione” gli dirà la moglie a letto) come, ad esempio, il fidanzamento dell’amica del cuore o le “umilianti” sconfitte alla pelota.

Un viaggiatore che vive del suo passato, che “look through my window so bright”, che guarda attraverso una stanza illuminata dalla sua fama. Una fama che aiuta, come fanno le rotelle con la valigia. Che aiuta a sopravvivere economicamente, ma dalla quale è difficile e fondamentale prendere le distanze.
La monotonia e la noia delle giornate di Cheyenne sono scandite, alla perfezione, dalle smorfie e dai tic dell’attore, che incessantemente continua a tirarsi su il ciuffo sbuffando, che ridacchia in maniera ridicola, che, quando impreca, lo fa sempre con il medesimo termine e che tiene spesso un tono di voce basso, come solo i buoni cantanti sanno fare per preservare al meglio la voce.

Una serie di gesti che si sposano alla perfezione con dei primi piani immobili ed inerti, alternati a degli splendidi movimenti di macchina (durante l’esibizione live, ad esempio) che continuano a cogliere uno Sean Penn avvilito, prostrato e che, comunque, non riesce a far altro che a giocare.
Per far ripartire il tempo, dunque, che evidentemente si è fermato (il trucco è rimasto quello dei vecchi tempi) bisogna affrontare la storia, capire chi era il padre ed affrontare la paura (“Prima o poi nella vita devi scegliere un momento in cui non avere paura” si dirà nel film). Sarà proprio questo viaggio alla ricerca di se stesso, delle proprie origini, che aiuterà Cheyenne a smascherarsi, a far ripartire il tempo che si era fermato. “I viaggiatori mi stanno tremendamente sul cazzo” dirà ad un certo punto Cheyenne, nella traduzione italiana del film; e allora ecco che, nell’ultima scena, “the passenger” scompare e “questo deve essere il posto”: uno Sean Penn trasparente, come siamo abituati a vederlo, ci appare senza alcuna valigia, senza nessun peso, anche qui a guardare un palazzo. Uno sguardo (quello di Sean) lontano anni luce da quello malickiano. Lo sguardo perso nel vuoto ( The tree of Life ) e la maschera (Cheyenne) sono andati via, ed è ora di lasciare spazio ad un sorriso puro e sincero di uno degli attori più grandi degli ultimi anni.


Germano Centorbi


Scheda Film

Titolo originale:  This Must Be the Place
Nazione:  Italia 
Anno:  2011 
Genere:  Drammatico 
Durata:  118′ 
Regia:  Paolo Sorrentino 
Cast:  Sean Penn, Frances McDormand, Tom Archdeacon, Shea Whigham, Seth Adkins
Produzione:  Indigo Film, Lucky Red, Medusa Film 
Distribuzione:  Medusa
Data di uscita:  14 Ottobre 2011 (cinema)

Trama:

Cheyenne, ebreo, cinquantenne, ex rock star di musica goth, rossetto rosso e cerone bianco, conduce una vita più che benestante a Dublino. Trafitto da una noia che tende, talora, ad interpretare come leggera depressione. La sua è una vita da pensionato prima di aver raggiunto l’età della pensione. La morte del padre, con il quale aveva da tempo interrotto i rapporti, lo riporta a New York. Qui, attraverso la lettura di alcuni diari, mette a fuoco la vita del padre negli ultimi trent’anni. Anni dedicati a cercare ossessivamente un criminale nazista rifugiatosi negli Stati Uniti. Accompagnato da un’inesorabile lentezza e da nessuna dote da investigatore, Cheyenne decide, contro ogni logica, di proseguire le ricerche del padre e, dunque, di mettersi alla ricerca, attraverso gli Stati Uniti, di un novantenne tedesco probabilmente morto di vecchiaia.