I 10 libri che non sono riuscita a finire

5 Agosto 2013 0 Di Pizzi

 

Dopo aver letto la motivazione di uno degli abbandoni letterari di cui parlo, Pizzi mi ha detto che forse faccio fatica a distinguere tra fantasia e realtà. Può essere. Sicuramente, non riesco a leggere libri che parlano di aspetti che non voglio vedere nella mia realtà attuale e neppure quelli che non parlano di ciò che invece vorrei nella mia vita.

Leggo solo ciò di cui sento il bisogno.

 

Mai T.

1. Delitto e castigo – Fedor Dostoevskij: perché ritenevo che Raskolnikov fosse uno incapace di apprezzare ciò che la vita gli offriva di buono. Anni dopo, ho capito che in realtà il motivo per cui il suo modo di agire mi dava così fastidio era che ci vedevo molto di me stessa.

2. L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera: scelta sbagliata, in un periodo sbagliatissimo.

3. Il grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald: finito tutto d’un fiato la prima volta, noia mortale dopo pagina 20 la seconda.

4. Il signore degli anelli – J.R.R. Tolkien: gli uomini incappucciati a cavallo mi mettono troppa ansia.

 

5. Inferno – Dan Brown: mass’, mi sono letta Angeli e demoni e Il codice da Vinci, erano letture leggere e di intrattenimento per la sera e poi questo parla pure della divina commedia! NO.

 

6. Quel che resta del giorno – Katzuo Ishiguro: scritto stupendamente, ma Stevens mi ricorda troppo qualcuno che fa parte della mia vita, non necessariamente in maniera positiva.

7. Ulisse – James Joyce: mi sono sopravvalutata.

8. La coscienza di Zeno – Italo Svevo: troppa psicologia.

9. Harry Potter – J.K. Rowling: troppo poca psicologia.

10. I Malavoglia – Giovanni Verga: troppa sfiga.

 

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