I messaggi nascosti nell’inno della Juve

1 Marzo 2014 0 Di Pizzi

(spero non sia necessario specificare che non si tratta di una teoria minimamente scientifica ma di una provocazione)

Che la curva della Juve sia, o meglio sia stata negli ultimi decenni, un luogo dove abbondano i simpatizzanti per l’ideologia simil-fascista è evidente (credo) a molti. Pur senza raggiungere i livelli di Lazio (da Di Canio a scendere), Hellas Verona (e i fantocci di colore impiccati) o Inter (azzurra e nera è la bandiera…), anche la parte più becera della tifoseria della Vecchia Signora è abbastanza sensibile al fascino di croci celtiche, saluti romani, uh uh ai giocatori di colore e merdate varie.

Dunque come fare per rendere più civili gli ultras bianconeri? Dove non arrivano i Daspo, le squalifiche e le multe, forse può arrivare la musica? Devono averla pensata così, dalle parti di corso Galfer, e magari si sono messi d’accordo con Alessandra Torre, Claudio Guidetti e Paolo Belli, autori ed esecutori dell’inno ufficiale della Juventus per far passare un paio di messaggi subliminali in grado di educare inconsciamente i bianconeri più irriducibili e più refrattari al concetto di integrazione (forse perché inizia per “inte”?).

 

Il più evidente è di sicuro quel “Bianco che abbraccia il nero”, subito dopo il verso “Juve, storia di un grande amore” che dà il titolo all’inno. Bianco che “abbraccia” il nero. Non che “incontra”, “affianca”, o chissà che altro. No, abbraccia. C’è bisogno di spiegare la portata civilizzatrice e redentrice che c’è nel far cantare a quelle migliaia di persone con simpatie indirizzate politicamente all’estrema destra (oltre che a tutti gli altri, chiaramente) un concetto di solidarietà, amore e unione tra le etnie? Direi di no.

Ma soprattutto, e a maggior ragione, come inizia l’inno della Juventus? “Simili a degli eroi, abbiamo il cuore a strisce. Ecco, qui il messaggio è, appunto, più subliminale e oscuro, e solo ieri ho avuto diciamo l’illuminazione.

 

Quali eroi hanno il cuore a strisce? Me lo chiedo da anni, senza riuscire a darmi una risposta. E allora proviamo a cambiare la domanda. A quali eroi possono essere simili gli juventini, con le dovute proporzioni?

EroI, non eroE. Uhm, quindi non Superman o Batman, ma un gruppo di eroi. Non i Fantastici 4 o qualcosa di simile: tra i vari superpoteri possibili e immaginabili, il cuore a strisce non mi risulta proprio.
E allora proviamo a lasciar perdere i supereroi, e pensiamo agli eroi collettivi del mondo reale. Tante persone che, a rischio della propria vita, hanno mostrato al mondo cosa vuol dire affrontare con dignità e coraggio le forze del male. O, più in generale, un popolo abituato a essere deriso e sospettato, offeso e temuto, invidiato e accusato oltre ogni ragionevole limite.
Uhm, vediamo…

 

I vietnamiti contro gli americani? No, troppo americano appunto.
I sudafricani contro l’apartheid? No, troppo africano, e poi il concetto di bianco che abbraccia il nero l’abbiamo già spiegato.
E allora quale altro popolo è storicamente vittima della follia razzista e irrazionale di tanta gente?

Eh sì, proprio loro, l’avete capito: gli ebrei.
“Simili a degli ebrei, abbiamo il cuore a strisce…” suona anche molto simile all’originale. Ok, va bene, ma perché le strisce? Né i figli di David né i sostenitori della Vecchia Signora hanno “il cuore” a strisce. Gli juventini, al massimo, hanno la divisa a strisce

 

OH CAZZO…

 

Già, forse avete capito anche voi. Se no, vi lascio direttamente una foto. Spero di non offendere nessuno, tra i fedeli della Torah. So che la mia teoria è un tantinello azzardata e priva di qualunque fondamento, però oh, mi è sembrato giusto riportarla visto che mai nessuno l’aveva fatto prima. Una sciocchezza a fin di bene, diciamo: metti mai che un pensiero si insinui, coraggiosamente solitario, nella testa vuota di qualcuno di quei cretini a braccio teso…

Pizzi

 

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