Perché voto BOH al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari

19 Settembre 2020 0 Di Pizzi

A poche ore dall’apertura dei seggi, rivolgo il mio accorato appello a tutti coloro che ancora non hanno deciso come votare al referendum sul taglio dei parlamentari: tranquilli, non dovete decidere, e non dovete neanche sentirvi in colpa.

Io, ad esempio, per la prima volta nella mia vita annullerò il mio voto. Penso che disegnerò con la matita una casella con scritto BOH e crocetterò quella (come da raffinata grafica in copertina). Perché? La versione breve è che secondo me questo referendum cambierà poco la situazione politica a prescindere dall’esito, per la versione lunga prendetevi cinque minuti.

scheda referendum 2020 si no boh

Diciamo pure che le circostanze hanno favorito la mia indecisione. Non so voi, ma io ho amici, familiari e punti di riferimento abbastanza equamente divisi tra le due opzioni di voto. In più, sono schieramenti trasversali, che superano e mischiano le simpatie politiche. Per cui ho amici di destra che votano sì e altri che votano no, amici di sinistra che votano sì e altri che votano no ecc… Insomma si può scegliere tranquillamente di votare a favore o contro la riforma senza sentirsi “traditori” dei propri valori.

Eppure, ci avrete fatto caso, sia quelli che votano sì sia quelli che votano no lo esprimono con certezze granitiche, spesso aggiungendo il carico di considerazioni sprezzanti – fatte ironicamente o no – nei confronti di chi vota diversamente. Il che forse è ciò che succede ogni volta che si vota, ma mai prima di stavolta che sono indeciso mi è stato così palese.

Provo quindi a elencare le motivazioni più valide per votare sì e quelle per votare no.

Perché votare sì

  • Per ridurre i costi della politica, seppure simbolicamente. Sono pochi milioni, ma sempre meglio usarli per qualcos’altro
  • Per avere meno parlamentari, visto che non mancano gli assenteisti, i personaggi discutibili ecc.
  • Perché nei Paesi con meno parlamentari che da noi (anche in proporzione alla popolazione) la democrazia non è per questo più a rischio di quanto lo sia in Italia
  • Perché così i governi saranno soggetti a meno ricatti da parte di parlamentari con le caratteristiche di cui sopra, e agiranno più liberamente per fare quello che sono chiamati a fare
  • Per dare un segnale alla classe politica, del tipo “ci avete stufato, non fate niente e lo fate in troppi”
  • Per sostenere questo governo che alla fine ha approvato la riforma in Parlamento e potrebbe uscire indebolito da una bocciatura del referendum
  • Perché la Costituzione è un testo straordinario, ma riformarla non è un dramma, e questo referendum potrebbe dare un segnale di svolta dopo tanto immobilismo

Perché votare no

  • Perché si riduce la rappresentanza, e di conseguenza si allontanano ancor di più i cittadini e le loro istanze dalle istituzioni
  • Perché la riforma in oggetto è lacunosa, manca una adeguata riforma elettorale e sarebbe un pasticcio
  • Perché ridurre i parlamentari non significa ridurre i parlamentari “cattivi”, ma magari quelli buoni, a maggior ragione con un sistema per cui i posti in lista sono decisi dai segretari dei partiti
  • Perché in alcune Regioni, soprattutto al Sud, ci sarebbe un drastico taglio dei rappresentanti, molto più che in altre Regioni
  • Perché non ci vogliono meno parlamentari, ma parlamentari migliori, ed è per questo che  i cittadini devono battersi
  • Per “dare una spallata” a questo governo, che si è dimostrato non all’altezza della situazione del Paese
  • Perché la Costituzione è un testo straordinario, da proteggere e tutelare, e non sarà certo questa maggioranza a cambiare quello che hanno deciso i nostri Padri Costituenti

Sono tutte motivazioni rispettabilissime, da una parte e dall’altra, e non ho intenzione di far cambiare idea a nessuna persona seriamente intenzionata a votare a favore o contro. Ma per quello che mi riguarda, io voterò comunque BOH.

Perché nessuna motivazione mi convince appieno. Voglio dire: togliamo subito dal tavolo le opzioni pro o contro il governo, e guardiamo nel merito della riforma. Se passa il sì, avremo 230 deputati e 115 senatori in meno: alla Camera avremo 400 rappresentanti, al Senato 200. Può questo taglio stravolgere la tenuta della democrazia italiana? Non credo. Ci vorranno aggiustamenti, nuove leggi elettorali, magari con le preferenze (o no perché andrebbero ai soliti capi bastone?), ma se ci sono costituzionalisti a favore del sì vorrà ben dire che non è automatico che il taglio dei parlamentari porti per forza alla dittatura, penso.

E allora, questo taglio risolverà qualche problema tra i tanti che affliggono la nostra politica? Non credo nemmeno questo. Perché di base penso che per cambiare la politica le persone dovrebbero mettersi a fare politica, anche nel piccolo, invece di fare i tifosi-spettatori  a cui non va bene niente. Ma rimanendo alle considerazioni sulla riforma sottoposta a referendum, penso che il problema della oggettiva difficoltà che tutti i governi italiani hanno avuto nel fronteggiare le richieste di maggioranze più o meno variegate non si risolva solo tagliando il numero di parlamentari, ma superando il bicameralismo perfetto.

Sono un uomo di mondo, ormai, e non mi illudo più di tanto sulla possibilità che dalle urne escano maggioranze solide, compatte, unite, composte da esponenti che si mettono d’accordo senza i classici “teatrini” più o meno sospetti, ma al contempo rispettando le opinioni di ciascuno, anche quando sono in contrasto con quelle prevalenti.

Insomma, so già che continueranno a esserci partitini che col 5% condizionano intere maggioranze, che deputati e senatori continueranno a farsi ammaliare dalle sirene degli avversari politici e cambieranno schieramento, che a sinistra ognuno avrà la sua linea personale e la porterà avanti anche da solo, che a destra andrà avanti chi non discute gli ordini del capo, che nel m5s ci sarà un po’ dell’una e un po’ dell’altra cosa. Lo so, non mi aspetto grosse rivoluzioni e tanto meno penso che possano arrivare con questa riforma.

Ma parliamoci chiaro: da che seguo la politica (cioè diciamo dal 1994), ogni volta le elezioni hanno dato maggioranze fragili in almeno uno dei due rami, di solito il Senato. Quindi è da almeno 26 anni che i partiti devono trovare il modo non solo di formare i governi, ma anche di far sì che i numeri reggano alla prova delle camere. Per cui di volta in volta ci si aggrappa ai senatori a vita, a quelli che salgono sul carro del vincitore, o a chi usa il proprio seggio a Palazzo Madama per ottenere quello che vuole dai partiti maggiori della propria coalizione o dal partito che li ha eletti.

E il punto è che nessuna riforma elettorale potrà facilmente risolvere questo problema. Perché Senato e Camera hanno due elettorati diversi (per il Senato bisogna avere 25 anni), ma anche perché “il Senato della Repubblica è eletto a base regionale” (art. 57 Cost.). Tradotto in parole povere: non si può fare una legge che dice “si vota, chi prende più voti a livello nazionale ha la maggioranza del Parlamento”, perché magari in Friuli-Venezia Giulia o in Basilicata votano al 100% un partito che porta avanti istanze locali e anche se a livello nazionale vale l’1% deve comunque trovare rappresentanza in Parlamento, secondo la nostra Costituzione.

Ecco perché secondo me bisognerebbe superare il bicameralismo perfetto, per cambiare i ritmi e l’incidenza della politica in Italia. Perché così almeno basterebbe trovare gli accordi necessari tra partiti e partitini, tra persone più o meno onorevoli, solo in un ramo del parlamento, risparmiandoci (non solo economicamente) lo spettacolo dei palleggi tra Camera e Senato a colpi di emendamenti, o i ricatti dei partitini, o chissà cos’altro. E magari non avremo parlamentari migliori, ma almeno toglieremo per sempre dal campo la scusa classica di ogni governo: “avremmo fatto di più se i parlamentari ce l’avessero concesso”.