La freccia

16 Settembre 2013 0 Di Pizzi

 

Ci sono attimi, immagini, di per sé così fugaci, che se non presti particolare attenzione rischiano di sfuggirti inosservati… momenti perduti, svaniti nel nulla. Ma dove vanno tutti questi istanti persi per sempre? A me piace pensare che rimangano in un posto: a metà strada tra il cuore e il cervello… Aggrappati alla gola, pronti per essere evocati nei momenti più inaspettati.

A partire da uno sguardo, un istante o da una semplice osservazione attenta della realtà, sono in grado di aprire mondi, spalancare varchi, dare il via a un rutilante marasma di pensieri.

 

Uno di questi mi è capitato qualche sera fa, di ritorno a casa in Vespa; osservando sul cruscotto la freccia intermittente e lampeggiante di un colore verde sfavillante mi sono chiesta se  servisse solo per segnalare la direzione verso la quale stiamo viaggiando a chi è dietro di noi, oppure, in fondo, per ricordarci dove stiamo andando noi. Forse ogni tanto serve  ricordare o sapere di avere una meta, un traguardo ben preciso verso cui andare.

 

Fatto sta ed è che, se non avessi girato a sinistra, sarei finita nella bialera che scorre dietro casa mia. Sì, forse una meta serve solo a noi, per ricordarci che non vaghiamo nel buio, anche se effettivamente spesso così pare. Che serva poi a chi abbiamo dietro o a chi abbiamo davanti, noi sappiamo esattamente dove dobbiamo andare anche se spesso allunghiamo il cammino per sentire il vento tra i capelli, o facciamo due giri in più intorno alla rotonda per assaporare la brezza fresca del mattino.

 

Ma come tutte le sere di fine estate, se ne va lasciando in bocca un gusto dolceamaro, un sapore di pioggia imminente, una sensazione di qualcosa che cambia forma.

Ho capito, anche per quest’anno la Vespa in garage fino a primavera, e la prossima volta si fa la strada che dico io: nel caso mi sbagliassi e non girassi a sinistra, almeno non rischierei di cadere nel fosso!

 

Marta Salvagnini

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